L’Onu chiede l’immediato cessate il fuoco a Gaza: è la prima volta
dalla nostra inviata Anna LombardiNEW YORK – “Cessate il fuoco immediato”. Dopo oltre cinque mesi di guerra, il Consiglio di sicurezza dell’Onu trova la quadra. E grazie all’astensione degli Stati Uniti e il voto favorevole di tutti gli altri 14 paesi, adotta la risoluzione per fermare il conflitto a Gaza negoziata nel corso di un lungo fine settimana da Algeria ed altri membri non permanenti dopo che una diversa proposta in tal senso avanzata dagli americani era stata bloccata venerdì da Cina e Russia. A presentarla, appunto, i membri non permanenti del Consiglio di sicurezza: Algeria, Ecuador, Guyana, Giappone, Malta, Mozambico, Sierra Leone, Slovenia, Corea del Sud e Svizzera.
È la prima volta, dall’inizio della guerra, che gli Stati Uniti non schermano Israele col loro veto: segnale più che eloquente che Biden, pressato dal crescente dissenso interno che potrebbe avere un importante peso sulle elezioni di novembre, ha esaurito la sua pazienza con l’alleato cui da tempo chiede di rallentare lo sforzo bellico e…
NEW YORK – “Cessate il fuoco immediato”. Dopo oltre cinque mesi di guerra, il Consiglio di sicurezza dell’Onu trova la quadra. E grazie all’astensione degli Stati Uniti e il voto favorevole di tutti gli altri 14 paesi, adotta la risoluzione per fermare il conflitto a Gaza negoziata nel corso di un lungo fine settimana da Algeria ed altri membri non permanenti dopo che una diversa proposta in tal senso avanzata dagli americani era stata bloccata venerdì da Cina e Russia. A presentarla, appunto, i membri non permanenti del Consiglio di sicurezza: Algeria, Ecuador, Guyana, Giappone, Malta, Mozambico, Sierra Leone, Slovenia, Corea del Sud e Svizzera.
È la prima volta, dall’inizio della guerra, che gli Stati Uniti non schermano Israele col loro veto: segnale più che eloquente che Biden, pressato dal crescente dissenso interno che potrebbe avere un importante peso sulle elezioni di novembre, ha esaurito la sua pazienza con l’alleato cui da tempo chiede di rallentare lo sforzo bellico e non attaccare Rafah dove sono rifugiati oltre un milione di palestinesi. Col suo importante scudo diplomatico, l’amministrazione americana ha infatti finora protetto Israele da ogni tipo di condanna o risoluzione. Un minor impegno in tal senso espone il già sempre più isolato stato ebraico a denunce formali più potenti e impegnative.
La risoluzione finalmente approvata chiede “un cessate il fuoco immediato per il mese di Ramadan" - iniziato già due settimane fa – che conduca “a un cessate il fuoco duraturo”. E non dimentica di “esige la liberazione immediata e incondizionata di tutti gli ostaggi” passaggio chiave per gli americani. A differenza del testo americano respinto venerdì dai veti russi e cinesi, non collega direttamente queste richieste agli sforzi diplomatici di Qatar, Stati Uniti ed Egitto, anche se “riconosce” l’esistenza di questi colloqui volti ad una tregua accompagnata da uno scambio di ostaggi e prigionieri palestinesi. Durante la discussione della nuova bozza, la Russia ha proposto di introdurre il termine “permanente” accanto alla richiesta di “cessate il fuoco immediato”, ma la mozione è stata respinta. Secondo l’ambasciatore Vasily Nebenzya senza tale termine Israele ricomincerà a compiere attacchi contro la Striscia una volta che il Ramadan sarà terminato, già dal prossimo 10 aprile.
Intanto però i negoziatori sono soddisfatti: “Per cinque mesi, il popolo palestinese ha sofferto terribilmente. Questo bagno di sangue è andato avanti troppo a lungo. È nostro obbligo porvi fine. Finalmente, il Consiglio di Sicurezza si sta assumendo le proprie responsabilità", ha detto l’ambasciatore algerino alle Nazioni Unite Amar Bendjama, fra i principali mediatori del documento.
Fino ad ora gli Stati Uniti si erano opposti sistematicamente al uso del termine “cessate il fuoco" nelle risoluzioni dell'Onu su Gaza, bloccando ben tre testi che la contenevano. Ma nel frattempo la guerra a Gaza è entrata sempre più pesantemente nella campagna elettorale, pesando sul gradimento di Joe Biden all’interno del suo partito mentre i numeri dei morti palestinesi a Gaza sono saliti vertiginosamente. Da qui il cambio di direzione della settimana scorsa. Una risoluzione che non richiedeva esplicitamente un cessate il fuoco immediato, utilizzando termini che paesi arabi, Cina e Russia hanno bollato come “ambigui” e che Mosca ha denunciato lo “spettacolo ipocrita” degli Stati Uniti, tanto da porre il veto al testo americano. Gli osservatori avevano comunque riconosciuto la sostanziale evoluzione della posizione di Washington.
La nuova risoluzione contiene un altro particolare importante: la “rimozione di tutti gli ostacoli” agli aiuti umanitari. Il Consiglio, notoriamente diviso sulla questione israelo-palestinese, fino ad ora era riuscito ad adottare sul tema due risoluzioni (su otto poste al voto) proprio di carattere umanitario. Senza grandi risultati: dopo cinque mesi e mezzo di guerra, l’arrivo degli aiuti nella Gaza assediata resta largamente insufficiente e la popolazione è allo stremo. Si condannano inoltre anche “tutti gli atti terroristici”, senza però menzionare esplicitamente il 7 ottobre. Finora nessuna risoluzione adottata dal Consiglio o dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite dall’inizio del conflitto ha condannato espressamente Hamas, assenza sistematicamente sottolineata da Israele. Ieri, dopo la visita del segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres a Rafah, il ministro degli Esteri Katz lo ha esplicitamente attaccato: “Sotto la sua leadership l’Onu è diventata un’istituzione antisemita e anti-israeliana che offre protezione e incoraggiamento ai terroristi”.
L’astensione odierna degli Stati Uniti ha fatto infuriare il premier israeliano Benjamin Netanyahu che ha subito cancellato il viaggio della delegazione israeliana a Washington, dove domani erano attesi il ministro degli Affari strategici Ron Dermer e il consigliere per la sicurezza nazionale Tzachi Hanegbi. Resta confermata invece la visita a Washington del ministro della Difesa Yoav Gallant. “La nostra decisione di astenerci non dev’essere percepita come un'escalation da parte di Israele. Né un cambio di politiche”, ha affermato il portavoce del Consiglio della sicurezza nazionale americana, John Kirby confermando l'annullamento della visita dei massimi consiglieri di Netanyahu. "Siamo molto delusi dal fatto che non verranno a Washington. Era importante avere una conversazione approfondita con loro sulle alternative praticabili a Rafah", ha dunque detto.