Dal fronte baltico alla minaccia nucleare: perché si teme il ritorno della guerra in Europa
di Enrico FranceschiniLONDRA – “Quando appare un fucile nel primo atto”, sosteneva Anton Cechov, “prima che cali il sipario avrà sparato”. Se applicata ai tempi nostri, la metafora del grande scrittore e drammaturgo russo non lascia dubbi su una grande sparatoria finale: di fucili, sul palcoscenico del continente, se ne vedono anche troppi. Il tremendo attacco terroristico a Mosca, rivendicato dall’Isis tagiko-afghano, di cui Vladimir Putin scarica falsamente almeno parte della responsabilità sull’Ucraina, completa la tempesta perfetta: qualcuno lo paragona già all’attentato di Sarajevo, che scatenò la Prima guerra mondiale.
Di sicuro, lo spettro di un nuovo conflitto globale si aggira per l’Europa e la spaventa come mai era accaduto dalla fine della Guerra fredda ad oggi, aggravato dalla minaccia del Cremlino di ricorrere alle armi nucleari, mentre un missile russo diretto verso Kiev sorvola, sia pure per sbaglio, il cielo della Polonia. Ecco una scheda sul perché gli europei hanno paura della guerra…
LONDRA – “Quando appare un fucile nel primo atto”, sosteneva Anton Cechov, “prima che cali il sipario avrà sparato”. Se applicata ai tempi nostri, la metafora del grande scrittore e drammaturgo russo non lascia dubbi su una grande sparatoria finale: di fucili, sul palcoscenico del continente, se ne vedono anche troppi. Il tremendo attacco terroristico a Mosca, rivendicato dall’Isis tagiko-afghano, di cui Vladimir Putin scarica falsamente almeno parte della responsabilità sull’Ucraina, completa la tempesta perfetta: qualcuno lo paragona già all’attentato di Sarajevo, che scatenò la Prima guerra mondiale.
Di sicuro, lo spettro di un nuovo conflitto globale si aggira per l’Europa e la spaventa come mai era accaduto dalla fine della Guerra fredda ad oggi, aggravato dalla minaccia del Cremlino di ricorrere alle armi nucleari, mentre un missile russo diretto verso Kiev sorvola, sia pure per sbaglio, il cielo della Polonia. Ecco una scheda sul perché gli europei hanno paura della guerra.
La guerra in Ucraina
Dal 1945 in poi sul continente uscito da due guerre mondiali ce n’era stata soltanto un’altra, quella nella ex-Jugoslavia negli anni Novanta: ma lì, nonostante massacri, pulizia etnica e bombardamenti Nato per proteggere i più deboli, non era scesa direttamente in campo la Russia. Nell’ultimo quarto di secolo vari focolai di guerra si sono accesi nell’ex-Unione Sovietica, in particolare nella regione del Caucaso. Poi, dieci anni fa, Putin ha deciso di invadere l’Ucraina: nel 2014 occupando soltanto Crimea e parte nel Donbass, due anni or sono provando a prendersela tutta. Da allora il conflitto è cresciuto per intensità e potenza di armamenti: sebbene i due eserciti siano attestati su posizioni che non si muovono più in misura radicale, con i russi che controllano un quinto del territorio ucraino, ci si aspetta una nuova offensiva di Mosca tra la primavera e l’estate. Anche prima, perlomeno dal cielo con razzi e droni, se Putin, ringalluzzito dal trionfo nelle elezioni-truffa e pronto ad accusare Kiev di responsabilità nell’attentato dei giorni scorsi alla sala concerto, penserà che sia il momento giusto per una escalation.
Le minacce nucleari
Il presidente russo ha ripetutamente evocato la possibilità di ricorrere a un’arma nucleare “tattica”, se la Nato venisse direttamente coinvolta nella guerra in Ucraina o se quest’ultima minacciasse la sicurezza della Russia, inclusi i territori ucraini conquistati nel corso della guerra. “Tattica” significa una testata nucleare meno potente di quelle sui missili intercontinentali da usare in un’eventuale guerra nucleare con gli Stati Uniti, ma egualmente dieci volte più potente delle bombe atomiche sganciate dagli Usa su Hiroshima e Nagasaki nel 1945 per sconfiggere il Giappone nella Seconda guerra mondiale.
Per tutta la guerra fredda, gli arsenali nucleari erano serviti più che altro come deterrenza, ovvero come garanzia per dissuadere l’avversario dal lanciare un attacco: perché se tu distruggi me, io distruggerò te, e nello spazio di mezz’ora non ci saranno più vincitori, soltanto vinti. Ora, invece, si è ripreso a parlare di utilizzo di armi nucleari per scenari concreti. Alcuni esperti e strateghi pensano che quello di Putin sia soltanto un bluff. Ma Washington ha avvertito Mosca che ci saranno “serie conseguenze”, sia pure possibilmente solo con armi convenzionali, se Putin usa un’arma nucleare in Ucraina. E rimane il monito di Cechov: se un attore sbandiera un fucile nel primo atto, prima della fine del dramma sparerà.
L’allarme della Nato
La guerra lanciata da Putin per impedire all’Ucraina di aderire alla Nato ha portato all’allargamento della Nato, con l’ingresso di Finlandia e Svezia nell’Alleanza Atlantica. Il Cremlino ha reagito decidendo di schierare le sue truppe lungo il confine finlandese, già teatro di un’invasione nel 1939, quando Stalin provò a prendersi tutta la Finlandia ma venne sostanzialmente fermato e dovette accontentarsi del 15 per cento, un po’ come sta succedendo oggi fra Putin e l’Ucraina. Le tre piccole ex-repubbliche sovietiche del Baltico, Lituania, Lettonia, Estonia, entrate nella Nato nel 2004, chiedono il ripristino del servizio di leva in tutti i Paesi europei per fare fronte al pericolo di un’aggressione russa, minacciata anche nei loro confronti, con la scusa della presenza di minoranze russofone sul proprio territorio che Mosca dovrebbe difendere. E il fatto che per la seconda volta un missile russo sorvoli il cielo polacco, anche se per una rotta sbagliata, solleva il rischio di un incidente: se la Polonia fosse colpita, potrebbe invocare l’articolo 5 del trattato Nato e chiedere l’intervento militare di tutta l’Alleanza a suo sostegno. Una grande guerra potrebbe scoppiare anche così.
Il ritorno della jihad
Da ultimo c’è il ritorno della guerra santa islamica, sottolineato dall’attacco terroristico contro Mosca, invisa all’Isis per le guerre in Afghanistan, Cecenia e Siria combattute dalle sue truppe. Mentre i cristiani si fanno la guerra fra loro in Europa, la jihad rialza la testa: dall’Asia centrale alla Russia, pronta a colpire le capitali europee (oggi in allarme per nuovi attentati) e in azione anche contro l’altro odiato nemico, gli ebrei, a Gaza, dove Hamas ha l’appoggio di Hezbollah libanesi, Houti yemeniti e ayatollah iraniani. Intervistato da Repubblica, Grigori Javlinskij, ultimo storico leader dell’opposizione russa ancora in libertà a Mosca, paragona il mostruoso attacco alla sala concerto di Mosca all’attentato di Sarajevo contro l’arciduca Ferdinando che nel 1914 diventò la miccia della Prima guerra mondiale. L’Europa deve dunque studiare le lezioni della storia e fa bene ad avere paura della Terza guerra mondiale? I motivi non mancano. Ma come scrive sul Financial Times l’ex-vicesegretario generale della Nato Rose Gottemoeller, non è inevitabile che finisca come in un dramma di Cechov: diplomazia, commerci e dissuasione militare possono ancora esercitare una deterrenza in grado di scongiurare il peggio.