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Ora la Polonia di Tusk ha paura della Russia: un piano per riaprire i vecchi bunker

(reuters)
Il governo rassicura i cittadini dopo il caso del missile, ma rafforza la sicurezza con nuovi rifugi e conferma il progetto per formare 30mila Guardie territoriali
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VARSAVIA - A dicembre, alla sua prima conferenza stampa da ministro della Difesa, Wladyslaw Kosiniak-Kamysz aveva congedato in fretta e furia i suoi generali e aveva lasciato intendere che avrebbe abbandonato la postura marziale dei precedenti governi del Pis. Niente più ufficiali in uniforme come colorito contorno ai suoi incontri con i giornalisti: pagliacciate indegne di un Paese Nato. Anche ieri il vicepremier si è presentato davanti alla stampa senza ufficiali e ha rassicurato i suoi concittadini con voce calma che il missile russo che ha violato nella notte di sabato lo spazio aereo polacco «è stato costantemente monitorato dai nostri sistemi radar: se si fosse diretto verso un obiettivo in Polonia, sarebbe stato abbattuto».

Ma al di là della ritrovata sobrietà e del cambio di scenografia, la sostanza, a Varsavia, non cambia. I recenti pronostici allarmanti dei servizi segreti su un possibile attacco russo in Europa nei prossimi tre anni sono stati presi sul serio anche dal…

VARSAVIA - A dicembre, alla sua prima conferenza stampa da ministro della Difesa, Wladyslaw Kosiniak-Kamysz aveva congedato in fretta e furia i suoi generali e aveva lasciato intendere che avrebbe abbandonato la postura marziale dei precedenti governi del Pis. Niente più ufficiali in uniforme come colorito contorno ai suoi incontri con i giornalisti: pagliacciate indegne di un Paese Nato. Anche ieri il vicepremier si è presentato davanti alla stampa senza ufficiali e ha rassicurato i suoi concittadini con voce calma che il missile russo che ha violato nella notte di sabato lo spazio aereo polacco «è stato costantemente monitorato dai nostri sistemi radar: se si fosse diretto verso un obiettivo in Polonia, sarebbe stato abbattuto».

Ma al di là della ritrovata sobrietà e del cambio di scenografia, la sostanza, a Varsavia, non cambia. I recenti pronostici allarmanti dei servizi segreti su un possibile attacco russo in Europa nei prossimi tre anni sono stati presi sul serio anche dal nuovo governo filoeuropeista di Donald Tusk. Che affronta in questi mesi uno stallo istituzionale senza precedenti: gli esponenti ancora in carica del Pis, a partire dal presidente della Repubblica Andrzej Duda e dai giudici kaczynskiani nella Corte costituzionale, fanno muro su tutto. Ma sulla difesa e sulla sicurezza, tra il vecchio e il nuovo governo c’è una continuità quasi assoluta. Una continuità dimostrata anche di recente a Washington, quando Duda e Tusk hanno deciso di incontrare insieme il presidente americano Joe Biden. Duda ha anche già convocato per tre volte il Consiglio per la sicurezza governativo. E Tusk ha intenzione di mantenere in futuro l’impegno del precedente esecutivo di investire una quota importante nella spesa militare: ben oltre il 2% promesso dai paesi Nato. Al momento sfiora il 4%.

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La differenza, piuttosto, è nell’attenzione maggiore per la sicurezza dei civili. Incontriamo Tomasz Orlowski, ex ambasciatore in Italia e in Francia in un caffè dietro alla “Piccola Versailles”, al magnifico castello barocco di Wilanow. «Con i governi precedenti l’accento era su aspetti visivi come le parate militari», ci spiega, «ora l’aspetto militare continua a essere importante ma c’è anche un’attenzione nuova, rilevantissima per la protezione della società civile». Una settimana fa il ministero dell’Interno ha annunciato un progetto per risistemare i vecchi bunker e costruirne di nuovi. L’obiettivo è quello di garantire rifugi per «il 50% della popolazione», recita il documento, anche in luoghi pubblici o di lavoro come aeroporti, stazioni, fabbriche e uffici. E una quota dei nuovi edifici che saranno costruiti d’ora in poi dovrà prevedere automaticamente luoghi per garantire riparo da guerre o catastrofi.

Un anno fa il padre padrone della vecchia Polonia, Jaroslaw Kaczynski, aveva presentato in pompa magna un voluminoso documento sul futuro della difesa nazionale «e si era scordato completamente di questo aspetto importante della protezione dei cittadini», ricorda Orlowski. Mentre l’ambasciatore è certo che Tusk manterrà anche un altro apparato creato dal Pis per rafforzare la difesa: quello delle Guardie territoriali. «Sono civili che si addestrano volontariamente e che il premier ha già detto di voler mantenere. L’obiettivo è quello di creare una brigata per ognuno dei sedici voidovati». In tutto si tratterebbe di circa 30mila uomini.

Ma dal 2008, quando la Russia aveva invaso la l’Ossezia, Kaczynski aveva anche cominciato a ripetere ossessivamente una frase che si era ficcata nella testa di ogni polacco. Dopo essersi agguantata un quinto della Georgia, Vladimir Putin non si fermerà: si prenderà l’Ucraina e poi la Polonia. Kaczynski lo aveva ripetuto a ogni piè sospinto.


In parte, con l’arrivo dei carri armati a Kiev alla fine di febbraio del 2022, la profezia si è avverata. E pochi hanno dubbi sul rischio che anche la seconda metà della profezia di Kaczysnki si possa realizzare. Per ragioni storiche, anche. Troppo profondo il trauma eterno di Mosca, sin dalla spartizione della Polonia tra Caterina II e la Prussia, quando i polacchi assaggiarono per la prima volta la brutalità russa. A Varsavia, in particolare, nessuno ha mai dimenticato la rivolta del 1944 contro i nazisti, quando i sovietici erano già alle porte e Stalin decise di non soccorrere gli insurrezionalisti. Le Waffen-SS repressero brutalmente la coraggiosa rivolta contro i nazisti mentre le truppe sovietiche stettero con le mani in mano, sperando di fiaccare partigiani e nazionalisti. Una cinica ferocia che, insieme all’oppressivo tacco di Mosca dei decenni successivi, nessuno in Polonia ha mai dimenticato.

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