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“Hamas voleva arrivare a Tel Aviv”. In un libro le nuove rivelazioni sul 7 Ottobre

Il giornalista israeliano Ilan Kfir ha ricostruito i piani per la “fase due” dell’attacco a Israele. E rilancia le critiche per i buchi nei sistemi di difesa
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GERUSALEMME – Il 7 ottobre Hamas era pronta ad attaccare Tel Aviv e varie altre città della zona centrale di Israele. A rivelarlo, in un nuovo libro in ebraico uscito negli scorsi giorni, il giornalista israeliano Ilan Kfir, veterano dell’esercito (classe 1943, Kfir ha servito sia durante la Guerra dei Sei Giorni che in quella del Kippur) e della penna, dopo decenni nei principali quotidiani del paese, tra cui Maariv e Yediot Achronot.

Kfir ha basato il suo “La conquista della divisione di Gaza” (che fa riferimento alla divisione dell’Idf sopraffatta da Hamas) su decine di interviste con militari, testimoni e parenti di vittime e ostaggi, oltre che su un esteso lavoro di ricerca. Secondo l’autore, in quello che in Israele è ormai noto come “il sabato nero”, Hamas si era preparata per una seconda fase. I miliziani delle Brigate Nukhba, le forze di élite dell’organizzazione terroristica, erano pronti a raggiungere Tel Aviv e i suoi dintorni, come i sobborghi di Rishon Lezion e Rehovot …

GERUSALEMME – Il 7 ottobre Hamas era pronta ad attaccare Tel Aviv e varie altre città della zona centrale di Israele. A rivelarlo, in un nuovo libro in ebraico uscito negli scorsi giorni, il giornalista israeliano Ilan Kfir, veterano dell’esercito (classe 1943, Kfir ha servito sia durante la Guerra dei Sei Giorni che in quella del Kippur) e della penna, dopo decenni nei principali quotidiani del paese, tra cui Maariv e Yediot Achronot.

Kfir ha basato il suo “La conquista della divisione di Gaza” (che fa riferimento alla divisione dell’Idf sopraffatta da Hamas) su decine di interviste con militari, testimoni e parenti di vittime e ostaggi, oltre che su un esteso lavoro di ricerca. Secondo l’autore, in quello che in Israele è ormai noto come “il sabato nero”, Hamas si era preparata per una seconda fase. I miliziani delle Brigate Nukhba, le forze di élite dell’organizzazione terroristica, erano pronti a raggiungere Tel Aviv e i suoi dintorni, come i sobborghi di Rishon Lezion e Rehovot (quest’ultima nota per essere la sede del prestigioso istituto di ricerca Weizmann), oltre che Dimona, cittadina del Negev, e persino alcune località nel nord di Israele. Il piano prevedeva anche l’occupazione totale di Sderot, centro di 30mila abitanti a meno di un chilometro dalla Striscia, e la presa della prigione di Ashkelon per liberare decine di terroristi.

“A Tel Aviv, avevano scelto diversi obiettivi che si aspettavano essere affollati nel pomeriggio e a sera per compiere un massacro", ha affermato Kfir durante un’intervista all’emittente Kan, spiegando che gli uomini incaricati di portare avanti queste missioni erano pronti a morire essendo pienamente consapevoli che non sarebbero riusciti a tornare a Gaza da così lontano.

L’attacco del 7 ottobre ha rappresentato un episodio senza precedenti nella storia di Israele, con oltre 1.200 vittime, migliaia di feriti e circa 250 persone portate in ostaggio nella Striscia. E tuttavia, ha svelato Kfir, il bilancio avrebbe potuto essere ancora più drammatico. "Verso mezzogiorno del 7 ottobre, quando Sinwar (Yahya Sinwar, architetto dell’attacco, ndr) e il suo comando centrale si sono resi conto che stavano ottenendo un successo oltre ogni aspettativa, hanno dato l'ordine alle forze della fase due di partire,” ha sottolineato. “Stavolta però a essere sorpresa è stata Hamas, perché a differenza di quanto avvenuto la mattina - quando la barriera difensiva al confine con Gaza è stata abbattuta e la presenza dell'Idf nella zona era minima - c'era già stata una valutazione della situazione e un enorme afflusso di forze nell'area di Nevatim, dove l’attacco è stato bloccato".

“Non c'è dubbio che se Hamas fosse riuscita a realizzare i suoi obiettivi, il trauma e il disastro del 7 ottobre sarebbero stati doppi”, aggiunge Kfir. Secondo lui, Sinwar sperava che di fronte a una vittoria così schiacciante, anche Hezbollah a nord e i palestinesi della Cisgiordania si sarebbero uniti all’attacco, uno scenario che non si è concretizzato. Nel suo libro, il giornalista punta anche il dito contro l’enorme fallimento dei leader civili e militari. “Hamas si è preparata per questa operazione per oltre un anno, curando ogni sua fase,” ha sottolineato in un’intervista a Maariv. “Le soldatesse osservatrici della base di Nahal Oz hanno assistito alle esercitazioni di Hamas: sfondamento della recinzione, attacchi ai carri armati, rapimento di ostaggi e occupazione dei kibbutz. Hanno denunciato e sono state zittite con la minaccia di essere mandate in prigione per aver infastidito gli alti ufficiali. Quindici di loro hanno pagato con la vita, cinque sono state rapite e portate a Gaza.”

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