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Assange, Londra rinvia la decisione sull’estradizione negli Usa: continua la saga legale del fondatore di Wikileaks

(reuters)
L’Alta corte ha parzialmente accordato di rivedere l’appello dell’australiano, rimandando il caso al 20 maggio, in attesa di rassicurazioni dagli Stati Uniti. La moglie Stella: “Una decisione sconvolgente”
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LONDRA - Julian Assange non sarà estradato negli Stati Uniti, almeno per ora. Così ha deciso l’Alta Corte di Londra che stamattina ha accolto parzialmente l’ultimo appello del 52enne australiano per evitare il trasferimento in America, dove è incriminato con 18 capi di accusa e rischia, in teoria, fino a un massimo di oltre 170 anni di carcere per aver ottenuto e pubblicato migliaia di cablo segreti della democrazia americana sul suo sito Wikileaks.

Il tribunale ha infatti sentenziato che la decisione di estradizione può essere rivalutata dall’Alta Corte dal prossimo 20 maggio, a meno che gli Stati Uniti non dimostrino chiaramente che all’attivista sia garantito il “primo emendamento della Costituzione americana” sulla libertà di espressione, la “non discriminazione dell’imputato” in quanto cittadino australiano e il “non ricorso alla pena di morte”.

Una sentenza comunque criticata dalla moglie Stella Assange, che ha parlato fuori dal tribunale: “È un verdetto sconvolgente, perché ric…

LONDRA - Julian Assange non sarà estradato negli Stati Uniti, almeno per ora. Così ha deciso l’Alta Corte di Londra che stamattina ha accolto parzialmente l’ultimo appello del 52enne australiano per evitare il trasferimento in America, dove è incriminato con 18 capi di accusa e rischia, in teoria, fino a un massimo di oltre 170 anni di carcere per aver ottenuto e pubblicato migliaia di cablo segreti della democrazia americana sul suo sito Wikileaks.

Il tribunale ha infatti sentenziato che la decisione di estradizione può essere rivalutata dall’Alta Corte dal prossimo 20 maggio, a meno che gli Stati Uniti non dimostrino chiaramente che all’attivista sia garantito il “primo emendamento della Costituzione americana” sulla libertà di espressione, la “non discriminazione dell’imputato” in quanto cittadino australiano e il “non ricorso alla pena di morte”.

Una sentenza comunque criticata dalla moglie Stella Assange, che ha parlato fuori dal tribunale: “È un verdetto sconvolgente, perché riconosce che mio marito, dopo 5 ingiusti anni di carcere, è in pericolo. Ma allo stesso tempo", ha continuato trattenendo la rabbia e il dolore, “permette agli Stati Uniti di garantire questi diritti fondamentali presentando un pezzo di carta e dare il via libera all’estradizione tra due mesi. Incredibile. Ma noi continueremo a lottare”.

In ogni caso, sollievo, seppur momentaneo, per le decine di sostenitori radunatisi fuori dalle Royal Courts of Justice della capitale britannica e che hanno cantato a squarciagola: “Free free Julian Assange, no extradition!”. Dunque, si apre un altro capitolo della saga dopo 14 anni di battaglie legali, fughe e arresti. Qualora l’appello dovesse essere respinto in maggio, l’ultima speranza per Assange sarebbe la Corte Europea dei Diritti Umani, che però sinora non si è mai voluta esprimere sull’argomento.

L’ipotesi della trattativa

Nei giorni scorsi il Wall Street Journal ha parlato di una possibile trattativa tra il Dipartimento di Stato americano e gli avvocati dell’australiano per ridurre sensibilmente la pena e dunque praticamente liberarlo. Ciò dato che Assange ha già scontato cinque anni in carcere a Londra per aver violato la libertà vigilata ed essersi rifugiato nel 2012 nell’ambasciata ecuadoriana per altri sette per evitare l’arresto, comunque poi avvenuto nel 2019. Una trattativa sinora negata dai legali dell’australiano.

L’appello di oggi era contro la decisione dell’allora ministra dell’Interno britannica Priti Patel, che nel 2022 accordò il trasferimento di Assange negli Stati Uniti. Una decisione l’anno scorso approvata anche dalla Corte Suprema del Regno Unito. “Julian è un prigioniero politico”, ha ripetuto più volte Stella Assange, moglie dell’attivista che ha sposato in carcere nel 2022. “Sappiamo benissimo per cosa viene punito Assange”, ha detto il deputato laburista Richard Burgon fuori dal tribunale, “per aver reso noto crimini di guerra”.

Chi è Julian Assange

Australiano, giornalista, attivista ed esperto informatico, già nel 1995 era stato giudicato colpevole di hackeraggio da una corte del suo Paese, ma allora venne graziato, promettendo di “non farlo più”. Nel 2010 Assange rilascia su Wikileaks centinaia di migliaia di file e cablogrammi riservati del governo ed esercito americani, grazie alla complicità di Bradley Manning, un ex analista dell’intelligence militare Usa e oggi donna di nome Chelsea Manning, che riesce a sottrarre tre interi database di documenti elettronici, per poi passarli ad Assange. Manning sarà condannata dagli Usa a oltre 25 anni di detenzione, per poi essere graziata dall’ex presidente Barack Obama.

La pubblicazione dei file fa presto il giro del mondo, perché gli scottanti messaggi riservati della diplomazia americana mettono sotto accusa gli Stati Uniti per metodi, violenze e uccisioni indiscriminate durante le guerre in Afghanistan e Iraq dal 2001 in poi, con massacri di civili sino ad allora mai ammessi. Di uno di questi, nel 2010 sempre in Iraq, c’è anche un video, in cui vengono uccisi due giornalisti Reuters.

Inoltre, Assange nel 2016, durante la campagna elettorale americana, pubblica anche una valanga di file del Partito Democratico, sottratti da hacker con sospette connessioni con la Russia di Vladimir Putin. Episodio per cui è stato lodato da Donald Trump (che però ora secondo lo staff dell’australiano “potrebbe tentare di farlo uccidere” qualora vincesse le elezioni in novembre) e criticato e denunciato da Hillary Clinton e il suo partito.

L’asilo politico nell’ambasciata dell’Ecuador

Assange, che neanche oggi si è visto in tribunale, si trova nella prigione di massima sicurezza Belmarsh (Londra Est) dal 2019, quando venne arrestato dalla polizia britannica nell’ambasciata dell’Ecuador, dove si era rifugiato per sette anni grazie alla protezione dell’allora presidente di sinistra Rafael Correa, poi revocata dal suo successore, Lenin Moreno.

Nel giugno 2012 Assange si era rinchiuso nell’ambasciata dell’Ecuador, che allora gli concesse asilo politico, dopo la richiesta di estradizione della Svezia, dove era accusato di violenza sessuale da due donne (procedimento poi decaduto). L’attivista australiano allora temeva che ciò fosse una scusa per essere estradato negli Usa, e dunque, dopo l’arresto della polizia britannica e il rilascio, non rispettò i termini di libertà vigilata, chiedendo aiuto all’Ecuador. Per questo, nel 2019 è stato condannato da Londra a 52 settimane in carcere, ma nel frattempo la sua detenzione è stata prolungata, perché intanto gli Stati Uniti lo hanno incriminato con 18 capi di accusa degli Stati Uniti per “spionaggio”, “furto di informazioni riservate” e per “aver messo a rischio la vita” di molti americani.

Cosa rischia Julian Assange

Secondo i suoi avvocati, Assange rischia 175 anni di carcere negli Stati Uniti, se dovesse essere riconosciuto colpevole di tutti e 18 i capi di accusa. Secondo esperti legali americani, più realisticamente da 4 a 8 anni. I legali di Assange hanno chiesto quest’ultimo ricorso all’Alta Corte sulla base di una serie di argomenti, come “l’impossibilità di avere un processo giusto in America”, o l’accordo di estradizione tra Usa e Uk che non prevede “motivazioni politiche” e che il “crimine di spionaggio” non si applica a giornalisti ed editori. “Adesso è una questione di vita o di morte per mio marito”, ha detto ai giornalisti due settimane fa Stella Assange, compagna e moglie di Julian dal 2015 e con il quale ha concepito due bambini durante la sua permanenza nell’ambasciata ecuadoriana a Knightsbridge, dietro i magazzini di lusso Harrods della capitale britannica.Qui c’è una differenza fondamentale di vedute.

Le critiche

I sostenitori di Assange lo considerano innanzitutto un giornalista, ma anche un paladino della libertà di informazione, nonché un martire della censura e degli Stati Uniti, per aver esposto le malefatte dell’esercito. Per i suoi critici, invece, il 52enne australiano avrebbe agito contro la legge, messo in pericolo la vita di molti americani, minacciato la sicurezza degli Stati Uniti, mentre alcuni come Hillary Clinton hanno accusato Assange di essere sostenuto dalla Russia. Il caso continua.

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