RAFAH – Sono molto stanco. Sono esausto come tutti i palestinesi di Gaza. Viviamo sotto stress tutto il giorno. Mangiamo male, cibo non salutare. E siamo circondati da ogni parte da un ambiente aggressivo, con la gente che vive nel terrore: di morire sotto le bombe di Israele o schiacciata da una calca o ammazzata chissà in quale altro modo. Continuiamo a vivere nella paura e nell’incertezza, senza sapere quando si concluderà la guerra e avranno fine le nostre sofferenze.
Il giorno dopo la risoluzione Onu
Infatti la contentezza per l’approvazione della risoluzione Onu sul cessate il fuoco, raggiunta per la prima volta grazie all’astensione degli Stati Uniti, il giorno dopo ha lasciato posto allo sconforto. Le bombe che Israele continua a lanciare sulla Striscia ci dicono che ci eravamo di nuovo illusi, che la comunità internazionale non è abbastanza giusta e forte da far pressione su Israele e ottenere che smetta di ucciderci. Perché come sempre siamo noi civili, compresi donne e…
RAFAH – Sono molto stanco. Sono esausto come tutti i palestinesi di Gaza. Viviamo sotto stress tutto il giorno. Mangiamo male, cibo non salutare. E siamo circondati da ogni parte da un ambiente aggressivo, con la gente che vive nel terrore: di morire sotto le bombe di Israele o schiacciata da una calca o ammazzata chissà in quale altro modo. Continuiamo a vivere nella paura e nell’incertezza, senza sapere quando si concluderà la guerra e avranno fine le nostre sofferenze.
Il giorno dopo la risoluzione Onu
Infatti la contentezza per l’approvazione della risoluzione Onu sul cessate il fuoco, raggiunta per la prima volta grazie all’astensione degli Stati Uniti, il giorno dopo ha lasciato posto allo sconforto. Le bombe che Israele continua a lanciare sulla Striscia ci dicono che ci eravamo di nuovo illusi, che la comunità internazionale non è abbastanza giusta e forte da far pressione su Israele e ottenere che smetta di ucciderci. Perché come sempre siamo noi civili, compresi donne e bambini, a pagare il prezzo della loro rabbia.
I nuovi bombardamenti
Sì, perché vista da qui l’astensione americana non ha fatto che aumentare la furia del governo israeliano, che anche questa volta, come succede dall’inizio della guerra, decide di reagire punendo la popolazione di Gaza. La cronaca ci dice che 50 persone hanno perso la vita in poche ore a causa dei nuovi bombardamenti. Almeno 30 palestinesi sono stati uccisi quando è stata colpita una casa della famiglia Abu Hasira nelle vicinanze dell’ospedale Al-Shifa, a Ovest della città di Gaza. Gli Abu Hasira sono una famiglia molto nota nell’ambito dell’imprenditoria e del commercio: sono infatti pescatori e proprietari di molti ristoranti di pesce sulla spiaggia. Intanto qui a Rafah, nel Sud della Striscia, sarebbero stati 18, tra cui 9 bambini, i morti in un raid israeliano contro un’abitazione. Vittime si sono registrare anche nel quartiere di Nassr, a Nord-Est della stessa città. Perché il premier israeliano annuncia da settimane un’invasione di Rafah, ma intanto la bombarda ogni giorno, uccidendo i civili.
Le vittime del lancio degli aiuti
Altre diciotto persone, secondo le autorità, sono morte a causa del lancio dal cielo degli aiuti umanitari: dodici sono annegate mentre nuotavano in mare per raggiungere i pacchi, e sei sono rimaste uccise nella calca scoppiata quando gli aiuti sono stati sganciati, sempre nel Nord della Striscia. Personalmente non ho mai preso questi pacchi, considero troppo pericoloso avventurarsi, si rischia davvero la vita. Conosco solo poche persone che ci siano riuscite, e solo nei primi giorni. Perché ci riesci o se stai davvero morendo di fame o se hai alle spalle un gruppo di 20 giovani disposti a tutto, insomma se appartieni a una banda di gangster.
Le parole vuote di Hamas
Hamas ha detto che questi lanci di aiuti sono “violenti e inutili”. Ma siamo stufi delle loro parole. Continuano a dire che Israele non sta vincendo la guerra contro di loro, ma sicuramente la sta vincendo contro noi civili, schiacciandoci con l’arma della fame e delle calche per gli aiuti. Tutto ciò mentre i leader del movimento se ne stanno all’estero o ben protetti, intoccabili, in fondo a qualche tunnel, ben consapevoli che a pagare il prezzo siamo noi. Penso davvero che se ci fosse un sondaggio libero solo il 5 per cento dei palestinesi di Gaza starebbe dalla parte di Hamas. Onu o no, qui non cambia nulla: aumenta solo la nostra depressione, una disperazione che si tramuta sempre più in violenza.