“C’è Kiev dietro la strage”: Mosca sceglie i colpevoli e minaccia rappresaglie
dalla nostra inviata Rosalba CastellettiMOSCA — Niente più vaghe allusioni. I falchi putiniani abbandonano ogni cautela e cavalcano senza riserve quella che chiamano ukrainskiy sled, “pista ucraina”. Alla domanda se dietro all’attentato di venerdì scorso alla Crocus City Hall nei pressi di Mosca ci fosse l’Isis o Kiev, il segretario del Consiglio di sicurezza russo Nikolaj Patrushev ieri ha risposto accennando un sorriso con due sole parole: Konechno Ukraina, «L’Ucraina naturalmente». Per poi sfumare, interrogato più tardi sull’osservazione, dicendo che ci sarebbero «molte» tracce di un coinvolgimento ucraino. Poco dopo è stata la volta di Aleksandr Bortnikov, 72 anni, dal 2008 a capo dei servizi di sicurezza russi (Fsb). Intervistato dalla tv russa, ha accusato Ucraina e Occidente di aver facilitato l’attacco. «Crediamo — ha detto — che l’azione sia stata preparata dagli stessi estremisti islamici e, ovviamente, facilitata dai servizi segreti occidentali. E che i servizi segreti ucraini siano direttamente coinvolti».
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MOSCA — Niente più vaghe allusioni. I falchi putiniani abbandonano ogni cautela e cavalcano senza riserve quella che chiamano ukrainskiy sled, “pista ucraina”. Alla domanda se dietro all’attentato di venerdì scorso alla Crocus City Hall nei pressi di Mosca ci fosse l’Isis o Kiev, il segretario del Consiglio di sicurezza russo Nikolaj Patrushev ieri ha risposto accennando un sorriso con due sole parole: Konechno Ukraina, «L’Ucraina naturalmente». Per poi sfumare, interrogato più tardi sull’osservazione, dicendo che ci sarebbero «molte» tracce di un coinvolgimento ucraino. Poco dopo è stata la volta di Aleksandr Bortnikov, 72 anni, dal 2008 a capo dei servizi di sicurezza russi (Fsb). Intervistato dalla tv russa, ha accusato Ucraina e Occidente di aver facilitato l’attacco. «Crediamo — ha detto — che l’azione sia stata preparata dagli stessi estremisti islamici e, ovviamente, facilitata dai servizi segreti occidentali. E che i servizi segreti ucraini siano direttamente coinvolti».
Ha poi aggiunto che Kiev addestrerebbe «nazionalisti, mercenari e islamisti in Medio Oriente» per poi farli «combattere contro la Russia» e che attendeva gli attentatori «come eroi» prima che venissero arrestati sabato a qualche chilometro dal confine. Al giornalista Pavel Zarubin che chiedeva la conferma che l’Ucraina e i suoi alleati, Stati Uniti e Regno Unito, fossero dunque coinvolti, Bortnikov ha infine risposto: «Penso sia così». Precisando tuttavia che «lo sponsor» «non è stato ancora identificato». Tanti condizionali, nessuna prova. Ma tanto basta per annunciare «misure di rappresaglia». Come prendere di mira il capo dei servizi segreti militari ucraini Kirylo Budanov? È un obiettivo legittimo «così come chiunque perpetri crimini contro la Russia», ha risposto Bortnikov. Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha smorzato dicendo che è ancora presto per parlare di quale sarà la reazione russa se mai fosse provata la partecipazione dell’Ucraina nell’attacco. «Un’inchiesta è in corso, non sarebbe corretto fare speculazioni ipotetiche». Ma non è bastato a placare Kiev.
Dopo che lunedì il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva descritto Vladimir Putin come una «creatura malata e cinica», ieri il suo consigliere Mykhailo Podolyak ha nuovamente respinto le accuse russe come «assurdità». «Affermazioni senza senso», le ha definite il ministro degli Esteri britannico David Cameron.«Fantascienza», ha detto invece il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani. A smentire la ricostruzione dell’Fsb è stato persino il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko, stretto alleato di Vladimir Putin. Una volta arrivati nella regione meridionale di Brjansk — ha raccontato all’agenzia statale BelTa — gli attentatori avevano inizialmente tentato di fuggire nel suo Paese, che però aveva rapidamente istituito posti di blocco al confine. «Ecco perché non sono riusciti a entrare in Bielorussia. Lo hanno visto e hanno cambiato rotta e si sono diretti verso il confine russo-ucraino. Putin e io non abbiamo dormito per un giorno. Abbiamo interagito costantemente». Una delle sue smargiassate che però potrebbe costargli cara.
Intervenendo lunedì a una riunione di governo, Putin era stato più vago dei suoi sottoposti. Aveva ammesso che l’attacco era stato compiuto da «estremisti islamici», ma alluso a un possibile coinvolgimento di Kiev e Occidente. Ma si sa, osserva qualche commentatore russo, che i suoi funzionari sono più “realisti del re”. «Il principale destinatario della propaganda della “pista ucraina” è lo stesso Putin. Sostenere questa versione è una dimostrazione di lealtà. Non servono prove».