Kennedy, Stein e West, le spine nel fianco di Biden: quando il terzo incomodo può decidere le elezioni americane
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK - Un nuovo fantasma agita i sonni di Joe Biden, come se non bastassero già Trump, Putin, Gaza, l’economia, la sua età e la scarsa popolarità nei sondaggi. Si tratta del pericolo che a condannarlo alla sconfitta sia un terzo candidato, tipo Robert Kennedy ma non solo. È il fantasma di Ralph Nader, che nel 2000 fece perdere Al Gore, ma anche di Ross Perot, che forse fece altrettanto con Bush padre nel 1992.
Martedì il figlio dell’ex segretario alla Giustizia, ucciso a Los Angeles proprio durante la propria corsa alla Casa Bianca, ha annunciato che la sua vice nelle presidenziali del 5 novembre sarà Nicole Shanahan, avvocato della Silicon Valley ed ex moglie del cofondatore di Google Sergey Brin. Così ha riattirato l’attenzione sulla sua campagna, ricordando che una parte dell’elite tecnologica americana resta affascinata dalle sue fantasie.
Chi è Robert Kennedy
Robert junior è il nipote di…
NEW YORK - Un nuovo fantasma agita i sonni di Joe Biden, come se non bastassero già Trump, Putin, Gaza, l’economia, la sua età e la scarsa popolarità nei sondaggi. Si tratta del pericolo che a condannarlo alla sconfitta sia un terzo candidato, tipo Robert Kennedy ma non solo. È il fantasma di Ralph Nader, che nel 2000 fece perdere Al Gore, ma anche di Ross Perot, che forse fece altrettanto con Bush padre nel 1992.
Martedì il figlio dell’ex segretario alla Giustizia, ucciso a Los Angeles proprio durante la propria corsa alla Casa Bianca, ha annunciato che la sua vice nelle presidenziali del 5 novembre sarà Nicole Shanahan, avvocato della Silicon Valley ed ex moglie del cofondatore di Google Sergey Brin. Così ha riattirato l’attenzione sulla sua campagna, ricordando che una parte dell’elite tecnologica americana resta affascinata dalle sue fantasie.
Chi è Robert Kennedy
Robert junior è il nipote di John Kennedy e sta sfruttando il proprio cognome per farsi ascoltare. Sposato con l’attrice Cheryl Hines, avvocato, attivista politico, nella sua carriera si era fatto un nome soprattutto per le cause ambientaliste e lo sviluppo dell’energia sostenibile. Poi ad un certo punto ha perso la testa, anche secondo alcuni suoi famigliari più vicini, diventando il portavoce delle teorie cospirative più estrose. Prima fra tutte quella contro i vaccini, durante l’epidemia di Covid. Non contento, ha deciso di candidarsi alle primarie presidenziali democratiche, e poi di correre da indipendente, quando è diventato chiaro che non poteva togliere la nomination a Biden.
La sua linea è largamente incompatibile con quella del partito appartenuto un tempo al padre e allo zio, perché oltre ad avere posizioni trumpiste sulla pandemia, si oppone al bando delle armi da guerra, ripete la narrativa russa sull’invasione in Ucraina, e sostiene che le presidenziali sono truccate. Con un programma così, poteva soffiare la nomination a Donald, e in effetti in molti sondaggi risulta più popolare tra i repubblicani che fra i democratici. Chi minaccia di più a novembre è però Biden. Infatti Kennedy aveva ricevuto aiuto da Elon Musk, ormai propagandista conservatore, che lo aveva ospitato su X. Però aveva ottenuto pure l’appoggio di Jack Dorsey, fondatore liberal dell’ex Twitter, a conferma del seguito nella Silicon Valley.
I rivali nel campo di Biden
Nessuno aveva preso Robert junior sul serio, inclusa sua sorella Kerry, che dopo la candidatura aveva sentito la necessità di pubblicare un comunicato in cui giurava di amare suo fratello, ma diffidava chiunque dal votarlo. Il nome Kennedy però affascina sempre gli americani, democratici in particolare. Così Robert è salito nei sondaggi, arrivando fino al 20% in alcuni rilevamenti. In quelli a tre tocca il 12% e quindi potrebbe risultare decisivo, partecipando ai dibattiti e togliendo voti determinanti a uno degli altri due candidati, se la corsa sarà ravvicinata come nel 2020. Ma non è l’unica minaccia per Biden, perché alla sua sinistra si sono presentati Jill Stein, ambientalista in odore di complicità con Putin, che affossando Hillary nel 2016 aveva aperto la Casa Bianca al cancellatore dell’Accordo di Parigi Donald Trump, e il professore Cornel West, già consigliere del senatore Sanders. Al centro poi c’è No Labels, animato dall’ex democratico Joe Lieberman morto ieri, ancora in cerca di un portabandiera.
I precedenti di Nader e Perot
Nel 2000 il verde Ralph Nader aveva ottenuto 97.488 voti in Florida, Stato decisivo perso da Gore per 537 preferenze, e quindi aveva consegnato la Casa Bianca a Bush figlio, cambiando il corso della storia. Ross Perot aveva ottenuto il 19% nel 1992 e l’8,4% nel 1996, risultando fatale per Bush padre e Bob Dole, anche se nel suo caso la sentenza è meno definitiva perché aveva preso voti anche tra i democratici. Se uno considera che nel 2020 Biden aveva vinto il Wisconsin per 20mila voti, ossia lo 0,013% del totale, e anche meno in Georgia e Arizona, si capisce perché ciascuna di queste minacce potrebbe essere fatale per Joe.
L’incognita adesso è in quanti Stati riusciranno davvero a presentarsi questi candidati. Kennedy finora ha centrato i criteri necessari ad essere sulle schede in Utah, Nevada, New Hampshire e Hawaii, che non basterebbero a fare la differenza, ma punta più in alto. Anche se lui e gli altri candidati alternativi non ce la facessero, però, tenendo i propri elettori lontani di Biden potrebbero comunque condannarlo alla sconfitta.