Il boomerang della Brexit sui pescatori di salmoni scozzesi: “Persi 100 milioni di sterline in un anno”
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - E dire che, tra le altre cose, i sostenitori della Brexit promettevano proprio che l’uscita del Regno Unito dalla Ue avrebbe favorito i pescatori britannici, “finalmente liberi dalle catene di Bruxelles”. Oppure ricordate il re anti-Europa, Nigel Farage, navigare su un vascello intorno al Parlamento di Westminster, poco prima del referendum del 2016, al grido di “pesca libera”? E come dimenticare uno dei conservatori più euroscettici, Jacob Rees-Mogg, un paio di anni fa dichiarare alla Camera dei Comuni che finalmente, grazie alla Brexit, “il pesce intorno alle nostre coste è britannico e più felice?”.
Il salmone scozzese
Ebbene, il pesce britannico pare invece più triste, o per lo meno il salmone scozzese. Secondo dati dell’associazione di categoria “Salmon Scotland” citati dal Financial Times, infatti, la Scozia ha perso almeno 100 milioni di sterline all’anno (circa 115 milioni di euro) in esportazioni di salmone scozzese in Unione Europea, a causa della burocrazia e del…
LONDRA - E dire che, tra le altre cose, i sostenitori della Brexit promettevano proprio che l’uscita del Regno Unito dalla Ue avrebbe favorito i pescatori britannici, “finalmente liberi dalle catene di Bruxelles”. Oppure ricordate il re anti-Europa, Nigel Farage, navigare su un vascello intorno al Parlamento di Westminster, poco prima del referendum del 2016, al grido di “pesca libera”? E come dimenticare uno dei conservatori più euroscettici, Jacob Rees-Mogg, un paio di anni fa dichiarare alla Camera dei Comuni che finalmente, grazie alla Brexit, “il pesce intorno alle nostre coste è britannico e più felice?”.
Il salmone scozzese
Ebbene, il pesce britannico pare invece più triste, o per lo meno il salmone scozzese. Secondo dati dell’associazione di categoria “Salmon Scotland” citati dal Financial Times, infatti, la Scozia ha perso almeno 100 milioni di sterline all’anno (circa 115 milioni di euro) in esportazioni di salmone scozzese in Unione Europea, a causa della burocrazia e dell’aumento dei costi commerciali. Tutte conseguenze dell’abbandono del mercato unico europeo da parte del Regno Unito e dunque il ritorno di dogane e controlli alla frontiera, nonostante l’accordo di libero scambio tra blocchi firmato a fine 2019.
Nello specifico, il volume di export di salmone scozzese verso la Ue è calato a 44mila tonnellate nel 2023, ossia il 17% in meno rispetto alle 53mila del 2019, quando il Regno Unito aveva sì già votato per uscire dalla Ue (con il referendum nel 2016) ma tecnicamente non era ancora uscito dal mercato unico europeo.
Non solo. Il valore complessivo dell’export di salmone è calato del 3%, a quota 356 milioni di sterline. Secondo Salmon Scotland, la vendita di questo pesce, che resta il più grande cibo esportato dal Regno Unito all’estero, sarebbe stato invece di 430 milioni, se si fosse conservata l’intensità commerciale del 2019. Dunque, si tratta circa 75 milioni in meno.
La Scozia europeista
Il paradosso è che la Scozia è da sempre il Paese più europeista e più contrario alla Brexit. Nel referendum del 2016, infatti, il 62% dei suoi residenti votò contro l’uscita dalla Ue. “La burocrazia e i costi della Brexit continuano a danneggiare gli esportatori scozzesi”, dichiara il leader di Salmon Scotland Tavish Scott, “il prossimo governo britannico, di qualsiasi colore politico sia, dovrà sistemare questa vicenda.
Scott si riferisce alla possibilità che il Regno Unito firmi un nuovo accordo tra Uk e Ue sui controlli veterinari e fitosanitari. Cosa che al momento non è contemplata nell’accordo di libero scambio e che quindi impone maggiori controlli e lungaggini alle frontiere. Il governo in carica di Rishi Sunak ha però smentito questa ipotesi, poiché implicherebbe che il Regno Unito non possa divergere in futuro da leggi e regolamentazioni e alimentari della Ue: “Danneggerebbe la nostra sovranità”, dichiara in un comunicato il ministero dell’Agricoltura britannico.