Le nuove rotte della flotta russa: due navi da guerra sono nel Mar Rosso, poi entreranno nel Mediterraneo
di Gianluca Di FeoAvanti tutta. La flotta russa torna a infilarsi nel mezzo delle crisi internazionali, puntando a esibire i muscoli e tentando di rompere le alleanze. Da ieri due delle navi più potenti sono entrate nel Mar Rosso, affollato di fregate occidentali e arabe che proteggono il traffico civile dagli attacchi degli Houti. La differenza è che Mosca offre aperto sostegno agli integralisti yemeniti, che in cambio concedono l’immunità ai suoi mercantili.
La coppia di unità da battaglia pochi giorni fa ha compiuto esercitazioni assieme alla Marina iraniana e a quella cinese, simulando abbordaggi a battelli sospetti e scontri con sottomarini: una risposta al presidio dell’Us Navy, presente in forze a largo di Hormuz e nelle acque della Penisola arabica.
Si tratta dell’incrociatore “Varyag”, una delle più grandi unità russe e gemello del “Moksva” affondato dagli ucraini, e della fregata “Maresciallo Shaposhnikov”. Varate in epoca sovietica, hanno subito numerosi aggiornamenti: oggi sono simili…
Avanti tutta. La flotta russa torna a infilarsi nel mezzo delle crisi internazionali, puntando a esibire i muscoli e tentando di rompere le alleanze. Da ieri due delle navi più potenti sono entrate nel Mar Rosso, affollato di fregate occidentali e arabe che proteggono il traffico civile dagli attacchi degli Houti. La differenza è che Mosca offre aperto sostegno agli integralisti yemeniti, che in cambio concedono l’immunità ai suoi mercantili.
La coppia di unità da battaglia pochi giorni fa ha compiuto esercitazioni assieme alla Marina iraniana e a quella cinese, simulando abbordaggi a battelli sospetti e scontri con sottomarini: una risposta al presidio dell’Us Navy, presente in forze a largo di Hormuz e nelle acque della Penisola arabica.
Si tratta dell’incrociatore “Varyag”, una delle più grandi unità russe e gemello del “Moksva” affondato dagli ucraini, e della fregata “Maresciallo Shaposhnikov”. Varate in epoca sovietica, hanno subito numerosi aggiornamenti: oggi sono simili a basi missilistiche galleggianti, zeppe di ordigni d’ogni modello. L’armamento principale del “Varyag” sono sedici colossali Vulcan progettati per distruggere le portaerei americane - volano a tre volte la velocità del suono, con un raggio d’azione di oltre cinquecento chilometri. L’incroiatore dispone poi di uno scudo anti-aereo composto da ben 64 missili SA300. Il “Maresciallo Shaposhnikov” invece imbarca l’intero catalogo dell’ultima generazione di missili russi a lungo raggio: un centinaio tra Kalibr, Bastion, cruise KH35 e – secondo alcune fonti – anche gli ipersonici Kinzhal. Sono ordigni con profili di volo diversi e testate esplosive micidiali, in grado di agire sul mare o contro obiettivi sulla terraferma: le stesse armi con cui vengono bombardate le città ucraine.
La coppia di navi sembra destinata a proseguire il suo viaggio varcando Suez: si tratterebbe del ritorno a uno schieramento massiccio nel Mediterraneo dopo molti mesi di attività al minimo. Il “Varyag” era già stato nelle nostre acque nell’estate 2022, “pedinando” una portaerei americana fin dentro l’Adriatico e sfidando a distanza le unità della Marina incaricate di sorvegliarla. L’ammiraglia della Flotta del Pacifico, che ha sede a Vladivostock, anche questa volta ha intrapreso una lunga crociera, con soste nei Paesi amici e addestramenti congiunti con navi cinesi e indiane. Sembra molto probabile che entro domenica le due imbarcazioni raggiungano lo scalo siriano di Tartus per un periodo di riposo e poi comincino a monitorare da vicino i movimenti della Nato: in questo momento nel Mediterraneo non ci sono portaerei statunitensi. Non accadeva dall’inizio della guerra in Ucraina: il compito di “ombreggiare” le missioni russe ricadrà soprattutto sulla nostra Marina.
Nella base siriana il ”Varyag” potrebbero incontrarsi presto con la misteriosa flottiglia russa che in queste ore sta attraversando il Canale di Sicilia: i satelliti l’hanno fotografata in prossimità di Pantelleria. La formazione è composta dalla ”Ivan Gren”, una delle più moderne navi russe da assalto anfibio; dall’“Alexander Otrakovsky”, con la stessa missione ma di modello più vecchio, e dalla petroliera Kola. “Gren” e “Otrakovsky” trasportano sistemi da combattimento, forse mezzi corazzati o batterie di missili terra-aria, ma la natura esatta del carico è top secret: si tratta comunque di sistemi così delicati da venire affidati alla stiva di unità armate. In passato Mosca aveva trasportato questi carichi bellici con due mercantili - “Ursa Major” e “Sparta IV” – che hanno lasciato il Mediterraneo la scorsa settimana: per la prima volta sono stati scortati da una fregata, segno che ormai i russi considerano pericolose pure le acque del Mediterraneo.