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Senegal, il trionfo di Faye, giovane sovranista che spaventa la Francia

(reuters)

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Musulmano, due mogli, in una decina di giorni è passato dal carcere alla presidenza. E ora ammicca alla Russia
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Da una prigione di Dakar alla presidenza del Senegal: è il destino di Bassirou Diomaye Faye, 44 anni appena compiuti. I dati definitivi confermano la sua vittoria alle elezioni della scorsa domenica, con il 54,28% dei voti. Lo sconfitto Amadou Ba ha ricevuto solo il 35,79%: era il candidato di Macky Sall, il presidente uscente (in carica dal 2012), che aveva cercato invano di rinviare a fine anno le presidenziali.

Faye è l’uomo anti-sistema, portatore di un “panafricanismo di sinistra”, sovranista e sostanzialmente anti-francese, musulmano praticante (ha fatto campagna con le due spose al fianco). Tutto questo in un paese relativamente stabile come il Senegal, dall’indipendenza mai vittima di un putsch, finora bastione solido dell’Occidente in terra africana. Faye ha sostituito il compagno di partito e amico fraterno Oumane Sonko (arrivato terzo alle presidenziali del 2019), che stavolta non si è potuto presentare, bloccato dalla Corte costituzionale. Entrambi, fino a una decina di gi…

Da una prigione di Dakar alla presidenza del Senegal: è il destino di Bassirou Diomaye Faye, 44 anni appena compiuti. I dati definitivi confermano la sua vittoria alle elezioni della scorsa domenica, con il 54,28% dei voti. Lo sconfitto Amadou Ba ha ricevuto solo il 35,79%: era il candidato di Macky Sall, il presidente uscente (in carica dal 2012), che aveva cercato invano di rinviare a fine anno le presidenziali.

Faye è l’uomo anti-sistema, portatore di un “panafricanismo di sinistra”, sovranista e sostanzialmente anti-francese, musulmano praticante (ha fatto campagna con le due spose al fianco). Tutto questo in un paese relativamente stabile come il Senegal, dall’indipendenza mai vittima di un putsch, finora bastione solido dell’Occidente in terra africana. Faye ha sostituito il compagno di partito e amico fraterno Oumane Sonko (arrivato terzo alle presidenziali del 2019), che stavolta non si è potuto presentare, bloccato dalla Corte costituzionale. Entrambi, fino a una decina di giorni fa, si trovavano in carcere. Sono stati liberati grazie all’amnistia proclamata da Sall.

Il Pastef (Patrioti africani del Senegal per il lavoro, l’etica e la fraternità), partito fondato dai due, è sostenuto dai giovani, spesso candidati all’emigrazione clandestina. Faye era stato imprigionato undici mesi fa per un messaggio virulento postato su Facebook contro la giustizia, rea di prendersela con Sonko, accusato di violenza sessuale su una giovane donna - secondo i suoi fan - solo per sbarrarne l’ascesa.

Nel discorso dopo la vittoria, Faye ha annunciato una «riconciliazione nazionale», la «rifondazione» delle istituzioni e «la riduzione sensibile del costo della vita». Ha ribadito la volontà di rinegoziare i contratti che il Paese ha firmato con diverse multinazionali straniere per lo sfruttamento delle miniere, della pesca e dei giacimenti petroliferi e di gas naturale. Uno dei suoi obiettivi è pure l’uscita dal franco Cfa, moneta comune a gran parte dell’Africa dell’Ovest, considerata un retaggio coloniale di Parigi. «Il nostro rapporto con la Francia – ha detto a Le Monde - non deve proseguire con un neocolonialismo che ci mantenga nella dipendenza». E per «la difesa e la sicurezza, abbiamo accordi con la Francia, la Ue e gli Usa, finora non con la Russia. Ma non escludiamo di allargarci ad altri Paesi». Un punto, quest’ultimo, particolarmente delicato, visto che negli ultimi anni (e soprattutto mesi) Mosca sta estendendo la propria influenza su tutto il Sahel.

Nato a Ndiaganiao, villaggio nell’Ovest del Paese, in una famiglia di agricoltori, Faye, al pari di Sonko (pure lui di origini modeste) è stato uno studente brillante. Entrambi hanno superato il concorso dell’Ena (l’Ecole nationale d’administration, scuola d’élite creata sul modello di quella francese e sono poi diventati ispettori fiscali, prima di lanciarsi dal 2014 nell’avventura politica del Pastef. Molto più discreto del carismatico Sonko (del quale non si capisce ancora il ruolo nel nuovo corso), Faye ha promesso di «governare con umiltà». Accusato di essere un salafista, ribatte di voler vivere la sua fede nell’intimità. Quanto a Sonko, favorevole alla pena di morte e a una criminalizzazione più forte di quella già applicata in Senegal contro gli omosessuali, è sospettato di essere sostenuto dai Fratelli musulmani.

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