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Riparte l’Operazione blackout: Mosca mira agli impianti elettrici ma per fermare fabbriche e treni

(reuters)
Prima il Cremlino puntava soprattutto a piegare il morale della popolazione, bloccando riscaldamento e illuminazione nei mesi gelidi. Adesso invece l’obiettivo è l'industria bellica di Kiev
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L’operazione blackout è ricominciata. Anche se la censura militare ucraina tiene nascosti i risultati dei raid per non concedere informazioni strategiche al nemico, è chiaro che il bersaglio principale degli attacchi russi di questi giorni sono gli impianti elettrici. Lo avevano già fatto nell’inverno del 2022, ma questa volta la campagna ha finalità diverse. Ed è molto più devastante.

All’epoca, il Cremlino puntava soprattutto a piegare il morale della popolazione, bloccando riscaldamento e illuminazione nei mesi gelidi. Adesso invece l’obiettivo è di natura industriale: fermare l’attività delle fabbriche belliche e interrompere la circolazione dei treni, che trasportano materie prime e armamenti. «Non vogliono creare un danno temporaneo – ha detto il ministro dell’Energia German Galushchenko – ma cercano di provocare il collasso dell’intera rete». La propaganda di Mosca sostiene che in soli sette giorni la produzione di energia elettrica è stata dimezzata. Una stima forse esage…

L’operazione blackout è ricominciata. Anche se la censura militare ucraina tiene nascosti i risultati dei raid per non concedere informazioni strategiche al nemico, è chiaro che il bersaglio principale degli attacchi russi di questi giorni sono gli impianti elettrici. Lo avevano già fatto nell’inverno del 2022, ma questa volta la campagna ha finalità diverse. Ed è molto più devastante.

All’epoca, il Cremlino puntava soprattutto a piegare il morale della popolazione, bloccando riscaldamento e illuminazione nei mesi gelidi. Adesso invece l’obiettivo è di natura industriale: fermare l’attività delle fabbriche belliche e interrompere la circolazione dei treni, che trasportano materie prime e armamenti. «Non vogliono creare un danno temporaneo – ha detto il ministro dell’Energia German Galushchenko – ma cercano di provocare il collasso dell’intera rete». La propaganda di Mosca sostiene che in soli sette giorni la produzione di energia elettrica è stata dimezzata. Una stima forse esagerata, ma la situazione è comunque molto pesante in dodici province del Paese: in tre l’erogazione della corrente è stata razionata. I problemi maggiori si registrano a Odessa e Kharkiv, dove metropolitane e tram sono in difficoltà: le utenze domestiche funzionano soltanto per poche ore; alcuni quartieri periferici e villaggi dei dintorni sono al buio da giorni.

Ieri Zelensky ha riunito i suoi ministri per studiare le possibili soluzioni e lanciato un appello: «Chiediamo ai nostri partner di rispondere in maniera rapida e determinata alla campagna di bombardamenti contro le infrastrutture critiche. Ci servono urgentemente missili terra-aria e altri sistemi contraerei». In questo momento, l’azione dei russi è facilitata dalla crisi delle difese ucraine, rimaste a corto di armi terra-aria dopo la fine degli aiuti americani. Si è visto con la clamorosa incursione che ha distrutto la centrale idroelettrica sul fiume Dnipro: gli ordigni sono piovuti uno dietro l’altro, senza venire contrastati. Gli effetti sono stati devastanti, privando la regione di una delle sorgenti d’energia più importanti: «Ci vorranno anni per sostituire le macchine e ricostruire le strutture – ha dichiarato Ihor Syrota, direttore generale della compagnia Ukrhydroenergo – solo per le turbine servono da 18 a 24 mesi di lavoro». E la stessa tattica è stata ripetuta contro altre centrali e stazioni di distribuzione: Zelensky ha citato anche l’attacco a quella idroelettrica di Kaniv. Il blogger militare russo Rybar – in genere con una buona attendibilità – ne ha indicate sedici, tutte bersagliate nel corso dell’ultima settimana. Il suo canale Telegram ha pubblicato le foto dell’impianto Chpp-5 di Kharkiv, che produce elettricità e calore per oltre un milione di persone: una turbina appare sventrata, un’altra danneggiata e l’edificio che le ospita sembra crollato.

Una delle differenze rispetto ai raid dell’inverno 2022 è proprio la potenza. In quella fase, i russi usavano nella maggioranza degli attacchi i droni iraniani Shahed che hanno una testata con circa quaranta chili di tritolo. Ora invece scagliano cruise, missili balistici o ipersonici che hanno ogive con almeno duecento chili di esplosivo: i vecchi KH-22 ne trasportano addirittura una tonnellata.

Da una settimana i russi stanno incrementando il ritmo delle incursioni: avvengono giorno e notte, con nugoli di droni che aprono la strada a raffiche di ordigni più sofisticati. Per tamponare la situazione, il governo di Kiev sta importando corrente dai Paesi confinanti: ma quasi tutte le linee dell’alta tensione hanno subito danni nel corso della guerra e la distribuzione di questa energia avviene a fatica. Tanti segnali allarmanti, che indicano come Putin voglia intensificare subito l’offensiva in tutto il Paese.

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