Jet, droni e navi: Putin provoca l’Ue. E i caccia italiani si alzano in volo
di Gianluca Di FeoÈ il suono che indica il livello della tensione internazionale: una sirena, seguita da una voce sintetica che ripete «Scramble! Scramble!». In pochi minuti, in genere tre, una coppia di caccia decolla verso l’aereo russo che ha violato i confini tracciati nel cielo o ha spento il segnalatore di posizione. I piloti italiani schierati in Polonia per due volte in poche ore sono partiti alla massima velocità con i loro Eurofighter per identificare gli intrusi e scortarli fuori dall’area di competenza polacca. In entrambi i casi, si sono trovati davanti un Ilyushin 20, un ricognitore zeppo di antenne e di strumenti per l’intelligence elettronica. Un “agente provocatore” d’alta quota, che probabilmente va a misurare i tempi di reazione delle difese Nato: dopo l’arrivo degli intercettori, ha invertito la rotta senza creare fastidi.
Queste missioni sono abbastanza frequenti, ma non possono mai essere affrontate come una routine: la squadriglia dell’Aeronautica militare si trova sulla bas…
È il suono che indica il livello della tensione internazionale: una sirena, seguita da una voce sintetica che ripete «Scramble! Scramble!». In pochi minuti, in genere tre, una coppia di caccia decolla verso l’aereo russo che ha violato i confini tracciati nel cielo o ha spento il segnalatore di posizione. I piloti italiani schierati in Polonia per due volte in poche ore sono partiti alla massima velocità con i loro Eurofighter per identificare gli intrusi e scortarli fuori dall’area di competenza polacca. In entrambi i casi, si sono trovati davanti un Ilyushin 20, un ricognitore zeppo di antenne e di strumenti per l’intelligence elettronica. Un “agente provocatore” d’alta quota, che probabilmente va a misurare i tempi di reazione delle difese Nato: dopo l’arrivo degli intercettori, ha invertito la rotta senza creare fastidi.
Queste missioni sono abbastanza frequenti, ma non possono mai essere affrontate come una routine: la squadriglia dell’Aeronautica militare si trova sulla base di Malbork, la più vicina all’enclave russa di Kaliningrad. È l’epicentro della nuova Guerra Fredda, con i jet di Mosca che spesso si comportano come se il Baltico fosse ancora inglobato nell’Unione Sovietica e ignorano i regolamenti sul traffico aereo. Nei mesi scorsi ci sono state vere e proprie sfide nei confronti dei caccia dell’Alleanza atlantica che presidiano la Polonia, con passaggi supersonici sfiorando le navi da guerra e manovre dei Sukhoi troppo ravvicinate.
I rischi maggiori però si corrono sull’altra frontiera della Nato, quella che confina con l’Ucraina. Lì si sente crescere quel clima da «era prebellica» di cui ha parlato il premier polacco Donald Tusk nell’intervista a Repubblica. Giovedì notte frammenti di un drone killer russo sono stati trovati in territorio romeno: sono finiti su un’isola nel delta del Danubio, non è chiaro se si è trattato di un errore nella navigazione o se l’ordigno teleguidato sia stato abbattuto dalla contraerea ucraina. Dall’altra parte del fiume ci sono i porti come Izmail che Kiev utilizza per esportare cereali e ricevere rifornimenti bellici: un bersaglio abituale dei bombardamenti di Mosca. Già lo scorso anno un drone militare era precipitato in Romania: un’inchiesta di Bucarest aveva qualificato l’episodio come un incidente, escludendo azioni ostili.
Da una settimana, le province ucraine a ridosso del confine vengono prese di mira dagli attacchi dei missili a lungo raggio, inclusi gli ipersonici Zirkon: lì infatti sono stati costruiti depositi di armi, equipaggiamenti e carburante, oltre agli aeroporti da dove decollano i jet migliori rimasti a Kiev. Un paio di volte, i cruise hanno varcato la frontiera di Varsavia per poi fare rapidamente inversione e gettarsi sugli obiettivi ucraini.
Azioni considerate provocatorie, che hanno spinto l’aviazione polacca a tenere in volo pattuglie di F-16 durante i raid. «Nella mia parte d’Europa – ha sottolineato il premier Tusk – la guerra non è più un’astrazione e il nostro dovere non è discutere, ma agire e prepararci a difenderci».
La tensione con i russi è alta pure in scenari lontanissimi. Ieri due grandi navi militari – l’incrociatore “Varyag” e la fregata “Maresciallo Shaposhnikov” – sono entrate nel Mar Rosso, affollato dalle flotte che cercano di fermare le incursioni degli Houti contro i mercantili. Il Cremlino invece dà sostegno alla milizia yemenita. Ripetendo le operazioni condotte nell’estate 2022, il “Varyag” potrebbe tentare di tallonare la portaerei statunitense “Eisenhower”, che si trova non lontano da Suez. Poi le due unità dovrebbero proseguire fino al Mediterraneo, tornando a potenziare la presenza russa dopo molti mesi di attività ridotte al minimo.