In fuga dalle chiese: sempre più americani si dicono distanti dalla religione organizzata
di Massimo BasileNew York - Donald Trump potrebbe aver scelto il momento meno florido per vendere bibbie con il suo autografo. O forse è l’ultima occasione per raccogliere fondi, prima che il “mercato” si restringa. Non per i 60 dollari richiesti, ma perché il Paese sembra andare sempre di più verso un distacco dall’affiliazione religiosa.
Secondo un sondaggio realizzato da una noprofit americana che si occupa di religione, il 26 per cento degli americani si considera “non affiliato”, cioé non si considera appartenente a una fede o si è staccato a causa delle restrizioni dei diritti Lgbtq. È il 5 per cento in più rispetto a dieci anni fa.
La statistica rappresenta un segnale che va in controtendenza con la linea del Partito repubblicano che in molti Stati, e a livello nazionale, sta conducendo battaglie di religione in nome di un nuovo integralismo. La base del Gop, il Grand Old Party come viene chiamato il partito conservatore, è dominato dagli evangelici bianchi che hanno spinto con successo la ba…
New York - Donald Trump potrebbe aver scelto il momento meno florido per vendere bibbie con il suo autografo. O forse è l’ultima occasione per raccogliere fondi, prima che il “mercato” si restringa. Non per i 60 dollari richiesti, ma perché il Paese sembra andare sempre di più verso un distacco dall’affiliazione religiosa.
Secondo un sondaggio realizzato da una noprofit americana che si occupa di religione, il 26 per cento degli americani si considera “non affiliato”, cioé non si considera appartenente a una fede o si è staccato a causa delle restrizioni dei diritti Lgbtq. È il 5 per cento in più rispetto a dieci anni fa.
La statistica rappresenta un segnale che va in controtendenza con la linea del Partito repubblicano che in molti Stati, e a livello nazionale, sta conducendo battaglie di religione in nome di un nuovo integralismo. La base del Gop, il Grand Old Party come viene chiamato il partito conservatore, è dominato dagli evangelici bianchi che hanno spinto con successo la battaglia per ottenere la limitazione del diritto d’aborto, la messa al bando di libri che parlano di sesso e identità di genere e imposto restrizioni alla comunità arcobaleno. Ma le nuove generazioni stanno prendendo una direzione contraria.
Soltanto una risicata maggioranza di americani, il 53 per cento, considera la religione importante per la propria vita. Dieci anni fa era il 72 per cento. Il sondaggio di Prri, l’organizzazione indipendente Public Religion Research Institute, disegna uno scenario in cui Trump e lo speaker della Camera Mike Johnson stanno diventando sempre più il riferimento dei cristiani nazionalisti, ma si allontanano dall’altra parte del Paese.
I “cristiani nazionalisti” ritengono che i padri fondatori degli Stati Uniti volessero una “nazione cristiana”, con leggi in linea con la religione e la diffusione di immagini sacre nei luoghi pubblici. Secondo una ricerca condotta nel 2022 dal Pew Research Center, la pensava così l’ottanta per cento degli evangelici bianchi, il 57 per cento dei protestanti neri e il 54 degli ispanici cattolici. Ma intanto i gruppi cristiani continuano a perdere adesioni.
Nel 2023 il 18 per cento degli americani bianchi diceva di essere cresciuto come cattolico, ma adesso un terzo non si identifica più con la religione. Il 12 per cento degli ispanici sostiene di essere cresciuto in un ambiente cattolico, ma anche in questo caso uno su tre dichiara di non sentirsi più parte della comunità.
Gli evangelici, però, restano stabili, e solida è l’identificazione religiosa di protestanti neri e ebrei americani. Tra i giovani che non si sentono di far parte di una chiesa o di una fede, il 60 per cento motiva la propria scelta citando il trattamento subito dai membri della comunità Lgbtq. I rappresentanti del Congresso appaiono sempre più cristiani, e generalmente più religiosi, degli stessi americani a cui chiedono il voto per condurre le loro crociate in nome di dio.