Chi è Ekrem Imamoglu, il sindaco star di Istanbul che fa tremare Erdogan
dalla nostra inviata Gabriella ColarussoISTANBUL — Ekrem Imamoglu sale sul palco con la camicia bianca e la moglie Dilek accanto. Quasi si strappa la cravatta rossa in un gesto liberatorio. «È l’alba di una nuova era», scandisce. Ha appena riconquistato Istanbul, la seconda vittoria dopo quella del 2019, e già parla, si muove, agisce da leader nazionale. «Questo è un momento cruciale non solo per Istanbul, ma per la democrazia stessa», dice senza nascondere l’ambizione a un pubblico desideroso di nuove icone. «Istanbul rappresenta un faro di speranza, una testimonianza della resilienza dei valori democratici di fronte al crescente autoritarismo». La folla è in visibilio, tutti pensano: e se ci fosse stato lui, al posto del mite Kilicdaroglu, in corsa alle presidenziali dello scorso anno?
ISTANBUL — Ekrem Imamoglu sale sul palco con la camicia bianca e la moglie Dilek accanto. Quasi si strappa la cravatta rossa in un gesto liberatorio. «È l’alba di una nuova era», scandisce. Ha appena riconquistato Istanbul, la seconda vittoria dopo quella del 2019, e già parla, si muove, agisce da leader nazionale. «Questo è un momento cruciale non solo per Istanbul, ma per la democrazia stessa», dice senza nascondere l’ambizione a un pubblico desideroso di nuove icone. «Istanbul rappresenta un faro di speranza, una testimonianza della resilienza dei valori democratici di fronte al crescente autoritarismo». La folla è in visibilio, tutti pensano: e se ci fosse stato lui, al posto del mite Kilicdaroglu, in corsa alle presidenziali dello scorso anno?
La storia adesso è tutta da scrivere. E Imamoglu si candida al ruolo di protagonista dopo aver regalato al suo Chp le due più clamorose vittorie in 40 anni di politica. Una prima volta nel 2019, quando strappò la metropoli sul Bosforo all’Akp dopo 20 anni di potere, vincendo anche dopo il riconteggio chiesto allora dagli erdoganiani. E una seconda domenica, quando ha prevalso contro il candidato dell’Akp correndo da solo. Addio alla larga coalizione, dai curdi ai nazionalisti, che pure non bastò 10 mesi fa a bloccare la rielezione di Erdogan. Imamoglu ha voluto misurare il suo consenso, personale.
«La scorsa notte ci ha dimostrato che non servono le alleane tra i politici, ma tra le persone. Se sei bravo abbastanza, e Ekrem lo è, se sei preparato, le persone si fideranno di te», ci dice Necati Ozkan, il campaign manager del neorieletto sindaco di Istanbul. Lavorano insieme da 11 anni. Per Ozkan è stata una folgorazione: «Lo conobbi, e subito volle fare una presentazione al mio team dei progetti per Istanbul. Capimmo che aveva talento politico da vendere. Riesce a parlare con tutti, per strada tocca chiunque, vuole risolvere le cose, ha un approccio pragmatico ma sa anche far emozionare». La campagna elettorale è stata tutta giocata sui risultati ottenuti in 5 anni di consiliatura e sul concetto, già vincente nel 2019, del radical love, l’amore radicale. Superare le divisioni. Unire. Sua moglie Dilek domenica ha scritto: «Vincono l’amore e la gentilezza». È sapiente strategia elettorale contrapposta alla retorica spesso aggressiva, di certo polarizzante, di Erdogan.
Eppure con il presidente, Imamoglu condivide diverse cose. Entrambi vengono dalla costa sul Mar Nero, entrambi hanno iniziato la loro carriera politica da Istanbul e hanno avuto problemi giudiziari denunciando di essere vittime di processi politici. Erdogan fu arrestato per aver letto una poesia, Imamoglu è finito in tribunale per presunte offese alla commissione elettorale. L’anno scorso, un altro tribunale ha aperto un nuovo processo contro di lui con l’accusa di aver manipolato delle gare d’appalto mentre era sindaco del distretto di Belikduzu nel 2015. Se condannato, rischia dai tre ai sette anni.
Soprattutto, entrambi amano piacere. «Anche troppo: in politica non puoi piacere a tutti», scherza Ozkan, che racconta ancora impressionato. «Eravamo sull’aereo di ritorno da Ankara dopo la sconfitta dell’anno scorso. Clima plumbeo, temevamo che la Turchia diventasse una nuova Russia. Dovevamo fare qualcosa e lui in 45 minuti di volo, con un breve video, riuscì subito a indicare il nuovo obiettivo: cambiare il partito e la leadership, e quel cambiamento è iniziato».
Cinquantadue anni, tre figli, musulmano praticante, e liberale, Imamoglu si è affermato sulla scena politica come uomo di unità, vicino al popolo: a suo agio con la casalinghe nei mercati, mentre scherza con le signore che indossano il velo e o mentre arringa la folla sulla difesa delle libertà civili, amico degli operai ma pure degli industriali. Ha la stessa oratoria coinvolgente di Erdogan e come il presidente è appassionato di calcio. Ma le similitudini finiscono qui, perché Imamoglu incarna un’altra Turchia, separazione dei poteri e stato di diritto, e ambisce a fondare un’altra era turca. Dice Ozec Sencar, sondaggista stimato di Ankara: «Se i magistrati non lo affosseranno, Imamoglu sarà il probabile prossimo presidente, con lui potrebbe iniziare la Seconda Repubblica in Turchia».