✕

Dopo l’attacco a Damasco Khamenei giura vendetta. Ma in Iran c’è chi frena: “Niente azioni affrettate”

(afp)
Gli ultraconservatori chiedono una risposta immediata a Israele. Mentre tra i militari cresce il timore di una trappola che metta a repentaglio gli alleati
2 minuti di lettura

ISTANBUL — Quarantotto ore dopo che Israele ha raso al suolo il consolato iraniano in Siria, uccidendo 11 persone di cui sette militari dei Pasdaran, la Repubblica islamica sembra non aver ancora preso una decisione strategica sulla risposta da dare al raid, perché il “come” potrebbe cambiare radicalmente gli equilibri di guerra in Medio Oriente. «Non solo allargare il conflitto, già largo», dice un politico di Teheran, «ma fargli fare un pericoloso salto di qualità incidendo sui rapporti con Usa e Ue».

La missione iraniana all’Onu parla di un attacco al «principio fondamentale dell’inviolabilità delle sedi diplomatiche e consolari» e chiede una riunione straordinaria del consiglio di sicurezza, che potrebbe ottenere con il sostegno degli alleati russo e cinese. Nelle dichiarazioni pubbliche, i leader iraniani promettono una risposta dura. Il «regime sionista sarà punito per mano dei nostri coraggiosi uomini», ha avvertito la Guida Ali Khamenei, che finora però non ha voluto reagire a…

ISTANBUL — Quarantotto ore dopo che Israele ha raso al suolo il consolato iraniano in Siria, uccidendo 11 persone di cui sette militari dei Pasdaran, la Repubblica islamica sembra non aver ancora preso una decisione strategica sulla risposta da dare al raid, perché il “come” potrebbe cambiare radicalmente gli equilibri di guerra in Medio Oriente. «Non solo allargare il conflitto, già largo», dice un politico di Teheran, «ma fargli fare un pericoloso salto di qualità incidendo sui rapporti con Usa e Ue».

La missione iraniana all’Onu parla di un attacco al «principio fondamentale dell’inviolabilità delle sedi diplomatiche e consolari» e chiede una riunione straordinaria del consiglio di sicurezza, che potrebbe ottenere con il sostegno degli alleati russo e cinese. Nelle dichiarazioni pubbliche, i leader iraniani promettono una risposta dura. Il «regime sionista sarà punito per mano dei nostri coraggiosi uomini», ha avvertito la Guida Ali Khamenei, che finora però non ha voluto reagire alla serie di omicidi di figure militari iraniane di alto profilo che sono avvenuti in Siria per mano israeliana ,e che Israele conduce per bloccare il traffico d’armi e gli attacchi sul suo territorio dalla Siria e dal Libano. Gli iraniani non vogliono una guerra regionale anche perché sono convinti che questo darebbe a Israele la possibilità di spostare l’attenzione da Gaza, riconquistando consenso tra i suoi alleati.

Un conflitto più largo inoltre metterebbe in crisi la fragile tregua e il dialogo dietro le quinte avviato con gli Stati Uniti dopo l’uccisione dei militari americani in Giordania: da allora non ci sono più attacchi delle milizie filo-Iran alle basi Usa. Ma il raid di Pasquetta ha superato una linea rossa che non può essere ignorata, e le pressioni su Khamenei per una risposta si fanno più insistenti. Gli ultraconservatori vogliono lavare l’onta subita con un’azione che ristabilisca la deterrenza verso Israele e tuteli l’influenza iraniana sui suoi proxies regionali. Mahdi Mohammadi, collaboratore del presidente del parlamento, il conservatore Qalibaf, scrive su X che l’affermazione per cui rispondere a Israele significa voler «trascinare l’Iran in una guerra» è sciocca, perché « significa astenersi dal combattere una guerra reale per evitarne una immaginaria». Ma negli apparati di sicurezza, invece, non sembra ancora esserci una linea comune e non mancano le voci che invitano alla prudenza. Un canale Telegram considerato vicino ai Pasdaran condivide le parole dell’analista Hassan Hanizadeh: evitare «un’azione militare affrettata», perché trascinerebbe il Paese in una «trappola», ovvero l’allargamento del fronte che gli iraniani temono perché metterebbe a rischio Hezbollah, e ogni dialogo con gli Usa. Nelle dichiarazioni ufficiali i Pasdaran hanno incolpato Israele ma non hanno esplicitamente promesso vendetta.

Altre volte, in passato, le reazioni a raid israeliani, assassini mirati o sabotaggi sono arrivate a distanza di tempo e in maniera indiretta, in molti casi impercepibile per il grande pubblico ma chiara ai due fronti coinvolti in una lunga guerra ombra. Una modalità in linea con la dottrina dell’ambiguità strategica che porta Teheran a garantirsi sempre un margine di incertezza sulle responsabilità. Potrebbe succedere lo stesso adesso, una risposta attraverso i gli alleati in Libano o Yemen o in America Latina. Contro obiettivi israeliani ma anche americani, perché Teheran considera responsabili di quanto accaduto anche gli Usa, che invitano alla de-escalation insieme agli europei, e che al contrario negano qualsiasi coinvolgimento: «Non c’entriamo nulla con l’attacco», ribadisce la Casa Bianca.

Il ministro degli Esteri Abdollahian dice che è stato inviato «un messaggio importante» a Washington. Non ha chiarito quale, ma è molto probabile che suoni come uno scambio: se volete che teniamo a bada i nostri alleati, fate altrettanto con i vostri.

Leggi i commenti