Usa, la rimonta di Joe Biden. Dai sondaggi segnali promettenti in vista delle presidenziali
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK - "La rimonta di Biden è silenziosamente in corso?". Usa il punto interrogativo, il sito The Hill, per titolare l’articolo in controtendenza con cui prospetta la possibilità che la dinamica delle presidenziali americane del 5 novembre stia cambiando. Poi però sostanzia il suo argomento usando i numeri di diversi sondaggi, che sembrano confermare quanto meno l’ipotesi di un aggiustamento in corso.
The Hill sottolinea che da quando il capo della Casa Bianca ha tenuto il discorso sullo stato dell’Unione, il 7 marzo, il vantaggio di Donald Trump nella media dei rilevamenti nazionali calcolata da RealClearPolitics si è ridotto a un solo punto, il livello più basso da gennaio. Quindi aggiunge che il sondaggio pubblicato la settimana scorsa da Quinnipac vede Biden avanti, 48% a 45%, portando a 12 il numero totale dei rilevamenti nazionali in cui il presidente ha sorpassato il rivale repubblicano.
L’articolo sottolinea che il cambiamento di tendenza non è solo generale, ma sta acca…
NEW YORK - "La rimonta di Biden è silenziosamente in corso?". Usa il punto interrogativo, il sito The Hill, per titolare l’articolo in controtendenza con cui prospetta la possibilità che la dinamica delle presidenziali americane del 5 novembre stia cambiando. Poi però sostanzia il suo argomento usando i numeri di diversi sondaggi, che sembrano confermare quanto meno l’ipotesi di un aggiustamento in corso.
The Hill sottolinea che da quando il capo della Casa Bianca ha tenuto il discorso sullo stato dell’Unione, il 7 marzo, il vantaggio di Donald Trump nella media dei rilevamenti nazionali calcolata da RealClearPolitics si è ridotto a un solo punto, il livello più basso da gennaio. Quindi aggiunge che il sondaggio pubblicato la settimana scorsa da Quinnipac vede Biden avanti, 48% a 45%, portando a 12 il numero totale dei rilevamenti nazionali in cui il presidente ha sorpassato il rivale repubblicano.
L’articolo sottolinea che il cambiamento di tendenza non è solo generale, ma sta accadendo anche negli Stati chiave da cui dipende la composizione del Collegio elettorale, e quindi il nome del prossimo inquilino della Casa Bianca. In Wisconsin, secondo Bloomberg/Morning Consult, Biden ha il 46% contro il 45% di Trump, e ciò rappresenta un’oscillazione di 5 punti in favore di Joe da febbraio ad oggi. In Pennsylvania il presidente ha cancellato un deficit di 6 punti, e ora i due avversari sono alla pari. In Michigan, nonostante la rivolta degli arabi americani per protestare contro l’appoggio dato ad Israele su Gaza, Donald ha perso il vantaggio di 2 punti che aveva a febbraio e ora entrambi sono al 45% dei consensi. In Nevada a gennaio Trump era avanti di 8 punti, che ora si sono ridotti a 2.
Naturalmente si tratta ancora di numeri preoccupanti per un presidente in carica, che con l’economia in crescita e la disoccupazione in calo dovrebbe essere in largo vantaggio. Poi i sondaggi oscillano per natura, negli ultimi tempi non si sono dimostrati molto affidabili, e ce ne sono altri che danno ancora il suo rivale in vantaggio. Come quello appena pubblicato dal Wall Street Journal, che vede Trump avanti in sei Stati decisivi su sette. Però se uno considera l’allarme provocato solo qualche settimana fa dall’avanzata inesorabile di Donald, sono quanto meno notizie incoraggianti.
A questo poi va aggiunto che Biden sta raccogliendo molti più finanziamenti elettorali di Trump, fattore che oltre dargli un aiuto logistico importante, dimostra anche la determinazione concreta degli elettori a sostenerlo.The Hill non è sicuro di cosa stia accadendo, ma le possibili spiegazioni del fenomeno che offre sono soprattutto due.
La prima è che gli americani si stanno finalmente rendendo conto che l’economia va bene, la disoccupazione è ai minimi storici e la borsa sta segnando un record dopo l’altro. Finora il balzo dell’inflazione, arrivata al 9% due anni fa, aveva prevalso nella percezione degli elettori su qualsiasi altro argomento. Ora però è scesa intorno al 2,5%, e anche se i prezzi restano spesso troppo alti, la gente inizia ad avvertire la differenza. Se le cose andranno avanti così, e magari a giugno la Federal Reserve inizierà a tagliare i tassi, entro il 5 novembre la sensazione positiva potrebbe diventare dominante.
La seconda spiegazione sono i guai di Trump, che forse ha raggiunto il plateau massimo del suo consenso, e ora sta calando. Il primo segnale è venuto dai voti che la sfidante Nikki Haley è riuscita ad ottenere nelle primarie, dove in vari stati ha sfiorato il 40%. Non erano abbastanza per vincere, ma hanno dimostrato che nell’elettorato repubblicano ci sono resistenze significative a Donald. Poi ci sono i guai legali, che in principio lo hanno aiutato a tornare dominante, ma ora gli impediscono di fare campagna elettorale come vorrebbe, e in caso di qualche condanna penale potrebbero compromettere la sua immagine tra gli elettori moderati e indipendenti, di cui ha assolutamente bisogno per ribaltare la sconfitta del 2020. E’ presto per dire, ma sono argomenti a cui prestare attenzione inizia a diventare lecito.