Camere separate, coppie più unite, i sondaggi Usa confermano: “I partner che dormono in letti diversi sono più felici”
di Massimo BasileNEW YORK - Camere separate, coppie più unite. L’attrice Cameron Diaz ha parlato di recente del concetto di “sleep divorce”, che possiamo tradurre come "divorzio del sonno", una formula che potrebbe rappresentare la soluzione alle crisi matrimoniali. “Dovremmo normalizzare le camere separate - ha spiegato nel podcast On the Rim - fosse per me, direi letteralmente: io a casa mia, tu a casa tua. Io dormo nella camera, tu vai a dormire nella tua. E siamo tutti contenti”.
Diaz ha poi spiegato che questa situazione non riguarda il suo rapporto con il marito, il chitarrista Benji Madden, ma ha ammesso di essere favorevole a questa ipotesi. La formula delle “camere separate” non ha mai vissuto un momento più popolare di questo: secondo un sondaggio OnePoll, il 24 per cento delle coppie americane ha registrato un miglioramento nella qualità del matrimonio grazie al fatto di dormire in camere separate. Secondo la Sleep Foundation, il miglioramento riguarda addirittura il 53 per cento delle per…
NEW YORK - Camere separate, coppie più unite. L’attrice Cameron Diaz ha parlato di recente del concetto di “sleep divorce”, che possiamo tradurre come "divorzio del sonno", una formula che potrebbe rappresentare la soluzione alle crisi matrimoniali. “Dovremmo normalizzare le camere separate - ha spiegato nel podcast On the Rim - fosse per me, direi letteralmente: io a casa mia, tu a casa tua. Io dormo nella camera, tu vai a dormire nella tua. E siamo tutti contenti”.
Diaz ha poi spiegato che questa situazione non riguarda il suo rapporto con il marito, il chitarrista Benji Madden, ma ha ammesso di essere favorevole a questa ipotesi. La formula delle “camere separate” non ha mai vissuto un momento più popolare di questo: secondo un sondaggio OnePoll, il 24 per cento delle coppie americane ha registrato un miglioramento nella qualità del matrimonio grazie al fatto di dormire in camere separate. Secondo la Sleep Foundation, il miglioramento riguarda addirittura il 53 per cento delle persone. In media, dormire in camere separate porta a 37 minuti di più di sonno rispetto a quando si dormiva in coppia.
E una buona e continua dormita finisce per migliorare tutto il resto. Un americano su tre dorme separato dal proprio partner e il dato è in crescita. Dormire da solo, sostiene la ricerca, migliora il sonno, perché riduce i momenti di interruzione, dai movimenti improvvisi delle gambe, a quelli legati al sogno che si sta facendo, dal russare alle notti insonne legate alla gravidanza o alla malattia o, nei casi più gravi, a disordini del sonno. In realtà, questo trend è un ritorno al passato: per secoli negli Stati Uniti le coppie hanno dormito in camere separate. Solo dopo la rivoluzione sessuale degli anni ’60, le persone cominciarono a ritenere un segnale di poco amore e ancora meno sesso nel dormire in due stanze diverse. Lo stigma è durato per decenni, ma sembra arrivato al momento di svolta.
Riviste specializzate cominciano a diffondere consigli su come porre la questione tra coniugi. Intanto, spiegano, il “divorzio del sonno” non significa che ci siano problemi di coppia. Può anche essere un’opzione per dormire meglio e ricaricare le pile. Per compensare la mancata vicinanza fisica durante la notte, le persone possono approfittare del resto della giornata per cercare un contatto, non per forza sesso, tipo cucinare insieme, guardare un film, o fare una camminata insieme. Il fatto che non si dorma insieme, non vuol dire che non si possano condividere i momenti che precedono l’andare in camera, tipo lavarsi i denti o parlare. Questo, spiegano gli esperti, aiuta a non trasformare il momento della separazione in una scelta traumatica. Il problema, però, è spesso pratico più che psicologico. Per dormire in camere separate servono, appunto, due camere distinte, cosa che non tutti possono permettersi, soprattutto in città.