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La mossa di Gantz contro Netanyahu: “Elezioni anticipate”. No del Likud

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Il leader centrista sfrutta il momento di difficoltà del premier, che resiste. Biden dopo la strage dell’Ong: “Indignato”. Oggi chiamerà l’israeliano
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NEW YORK – TEL AVIV – Nel tentativo di mettere a rendita il momento di difficoltà del premier Netanyahu, Benny Gantz per la prima volta chiama le elezioni generali e propone di aprire le urne a settembre. Una mossa politica a conflitto in corso, che, per certi versi, era nell’aria. Da quando è entrato nel gabinetto emergenziale di guerra, Gantz ha assunto la qualifica di ministro ma non fa parte della coalizione di maggioranza. Al contrario, è il riconosciuto leader dell’opposizione, alla guida del Partito di unità nazionale: l’unico, secondo gli analisti, in grado di strappare a Bibi il bastone del comando.

«Fissare per settembre ci lascerà tempo per mettere in sicurezza il Paese, e comunicherà ai cittadini l’idea che presto rinnoveremo il patto di fiducia, evitando spaccature nel nostro popolo», dice Gantz, spiegando di essere giunto a questa conclusione dopo aver parlato con altri leader. «Spero che tutti i politici responsabili ci diano quel sostegno internazionale di cui abb…

NEW YORK – TEL AVIV – Nel tentativo di mettere a rendita il momento di difficoltà del premier Netanyahu, Benny Gantz per la prima volta chiama le elezioni generali e propone di aprire le urne a settembre. Una mossa politica a conflitto in corso, che, per certi versi, era nell’aria. Da quando è entrato nel gabinetto emergenziale di guerra, Gantz ha assunto la qualifica di ministro ma non fa parte della coalizione di maggioranza. Al contrario, è il riconosciuto leader dell’opposizione, alla guida del Partito di unità nazionale: l’unico, secondo gli analisti, in grado di strappare a Bibi il bastone del comando.

«Fissare per settembre ci lascerà tempo per mettere in sicurezza il Paese, e comunicherà ai cittadini l’idea che presto rinnoveremo il patto di fiducia, evitando spaccature nel nostro popolo», dice Gantz, spiegando di essere giunto a questa conclusione dopo aver parlato con altri leader. «Spero che tutti i politici responsabili ci diano quel sostegno internazionale di cui abbiamo disperatamente bisogno».

Votare tra cinque mesi significa anticipare le elezioni di due anni, perché la legislatura scade nel 2026. «Israele ha bisogno di calma nelle urne, non di fiamme nelle strade», enfatizza Gantz, abbracciando così la piazza di Gerusalemme, ancora due notti fa colma di manifestanti che chiedevano di far tornare a casa i 130 ostaggi e di mandare a casa Netanyahu. Il ragionamento di Gantz si è fermato un attimo prima del punto di non ritorno. Ai giornalisti non ha spiegato se lascerà il gabinetto di guerra nel caso di rigetto della proposta. Che Netanyahu, pochi minuti dopo la fine della conferenza stampa, puntualmente rigettava con una nota del Likud, la formazione di cui è capo. «In un momento delicatissimo per lo Stato di Israele e nel mezzo della guerra, Benny Gantz deve smetterla di dedicarsi alla piccola politica. Elezioni adesso produrrebbero solo paralisi e danni ai nostri soldati. Il governo va avanti fino al raggiungimento degli obiettivi».

Prematuro dire se le parole di Gantz siano la fine del gabinetto di guerra, sorta di minigoverno di unità nazionale formatosi dopo il 7 ottobre e composto, oltre che dal premier e Gantz, dal ministro della Difesa e tre osservatori. Di sicuro si è aperta la crepa. I sondaggi in caso di voto attribuiscono 30 seggi a Gantz e 20 al Likud di Netanyahu.

Il day after della strage dei sette operatori umanitari di World central kitchen colpiti dal drone israeliano vede nella Striscia di Gaza la sospensione delle operazioni di distribuzione degli aiuti da parte delle Ong americane Wck, Anera e Us Project Hope. La Polonia annuncia un’inchiesta indipendente, gli americani sono furiosi.

Il presidente Biden si è detto «indignato e affranto» per l’attacco, chiedendo a Israele di rendere pubblici i risultati delle sue indagini, che devono accertare le responsabilità. Il capo della Casa Bianca, che oggi sentirà Netanyahu, ha sottolineato come le morti non siano state un «incidente a sé stante», perché «questo conflitto è stato uno dei peggiori della storia recente in termini di numero di operatori umanitari uccisi. È uno dei motivi principali per cui la distribuzione degli aiuti umanitari a Gaza è stata così difficile, perché Israele non ha fatto abbastanza per proteggere gli operatori umanitari che cercano di fornire ai civili l’assistenza di cui hanno disperatamente bisogno. Incidenti come questo semplicemente non dovrebbero accadere. Lo Stato ebraico non ha fatto abbastanza per proteggere i civili».

La guerra sta già avendo un impatto sulle elezioni Usa, con gli “uncommitted” che hanno ottenute significative percentuali di voti nelle primarie di martedì in Rhode Island e Connecticut, quindi il presidente ha bisogno di cambiare la dinamica. Il portavoce della Casa Bianca, John Kirby, ha aggiunto che Washington non condivide l’ipotesi di un attacco a Rafah condotto come quelli avvenuti nel Nord. Nei giorni scorsi c’è stato un incontro virtuale tra i due governi per discutere opzioni alternative, per operazioni mirate contro la leadership di Hamas che evitino vittime collaterali, e nei prossimi giorni l’incontro dovrebbe avvenire di persona. Gli Usa restano al fianco di Israele e si preparano a fornire armi per 18 miliardi di dollari, ma vogliono garanzie sulla protezione dei civili.

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