Esteri

Gaza, Wck chiede un’indagine indipendente sul raid israeliano: “Non è stato un incidente”. Si prepara a partire la Feedom Flotilla

Gaza, Wck chiede un’indagine indipendente sul raid israeliano: “Non è stato un incidente”. Si prepara a partire la Feedom Flotilla

Rientrate a Cipro le navi con gli aiuti. A metà aprile la nuova missione umanitaria indipendente: “Non ci coordineremo con l’Idf”

3 minuti di lettura

Un’indagine indipendente affidata a un soggetto terzo che individui con precisione i responsabili dell’attacco israeliano al convoglio umanitario di World Central Kitchen a Deir el Balah. La richiesta formale arriva dall’ong dello chef stellato José Andrés, che fa appello ai governi di Gran Bretagna, Stati Uniti, Australia, Canada e Polonia, Paesi d’origine delle sette vittime, perché sostengano con forza l’iniziativa.

L’inchiesta – chiedono esplicitamente da Wck – deve accertare se l’attacco sia stato intenzionale e se e in che misura sia stato violato il diritto internazionale.

“Non si è trattato di un incidente”, dicono da World Central Kitchen, che non sembra disponibile ad accettare supinamente le spiegazioni del primo ministro Benjamin Netanyahu, che ha liquidato la questione come “cose che succedono in guerra”.

Wck: “Israele metta a disposizione documenti e registrazioni”

Per Wck, il raid costato la vita ai suoi sette operatori “è stato un’operazione militare con più attacchi in successione che ha preso di mira tre veicoli WCK”. E non doveva né poteva succedere per caso o per errore perché tutti “trasportavano civili, erano contrassegnati come veicoli WCK e i loro movimenti erano nel pieno rispetto delle indicazioni arrivate dalle autorità israeliane, che erano a conoscenza di itinerario, percorso e missione umanitaria”, sottolinea l’ong in una nota, chiedendo formalmente a Israele di conservare e mettere a disposizioni documenti, comunicazioni e registrazioni.

“Questa non è stata solo una ‘sfortunata circostanza in cui ‘oops abbiamo sganciato la bomba nel posto sbagliato’. Anche se non si fosse trattato di un’operazione coordinata – ha detto il fondatore José Andrés a Reuters – nessun Paese democratico può considerare civili e personale militare un obiettivo. Gli Stati Uniti devono fare di più per dire al primo ministro Netanyahu che la guerra deve finire ora”.

Rientrate a Cipro le navi umanitarie di Wck e Open Arms

Nel frattempo, “per ragioni di sicurezza” l’ong ha sospeso operazioni e missioni dentro Gaza o che vi erano dirette. Quella via mare, che insieme a Open Arms avrebbe dovuto portare 400 tonnellate di aiuti nel nord della Striscia, è stata immediatamente sospesa dopo l’attacco. Una chiatta con poco più di cento tonnellate di cibo era stata appena scortata al molo provvisorio costruito davanti a Gaza city, ad attendere il carico, le vittime del raid. L’ultima immagine che li ritrae da vivi è stata scattata lì. Le squadre in acqua stavano ancora lavorando per scortare a terra il resto del carico quando la notizia dell’attacco ha raggiunto la nave madre e alle lance è arrivato l’ordine di rientrare.

Subito dopo, la flotta ha invertito la rotta e messo la prua verso il porto di partenza di Larnaca. Sono arrivati nella notte, ma gli equipaggi sono ancora impegnati in lunghe riunioni interne e nessuno fiata. “Ogni vita conta. Zomi, Saifeddin, Damian, Jacob, John, Jim e James credevano così tanto in questo principio da donare la propria per difendere il diritto degli altri a un'esistenza dignitosa e per combattere la fame come arma di guerra. Ci hanno salutato a braccia aperte e questa è l'immagine che rimarrà nella nostra memoria”, ha scritto sui social Oscar Camps di Open Arms.

Qualche settimana fa, insieme all’ong spagnola Open Arms, era stato consegnato nel nord della Striscia un primo carico di aiuti, fondamentale per la popolazione stremata. Ma nell’immediato non sarà possibile una nuova consegna perché “non ci sono le condizioni di sicurezza per operare”.

Torna a Gaza la Freedom Flotilla

Ma c’è un’altra missione umanitaria che si prepara a raggiungere Gaza via mare. È organizzata dalla Freedom Flotilla, che già in passato ha tentato di rompere il blocco marittimo imposto da Israele a Gaza. Partirà a metà aprile con a bordo un carico di aiuti e un gruppo di osservatori umanitari e sarà “un’azione diretta non violenta, organizzata con la società civile e sganciata da qualsiasi fazione, partito o governo”, dicono gli organizzatori.

“Questa è una missione d'emergenza poiché la situazione a Gaza è disastrosa, con la carestia in atto nel nord e la fame catastrofica presente in tutta la Striscia di Gaza, quale risultato di una deliberata strategia del governo israeliano. Non si può perdere ulteriore tempo, perché secondo gli esperti la fame e le malattie potrebbero mietere più vittime di quelle uccise nei bombardamenti”.

L’allarme era stato lanciato da un pool di esperti della John Hopkins University e confermato poi da diverse agenzie Onu, come da organizzazioni internazionali.

Nessun coordinamento con Israele

“Fornire aiuti umanitari ai palestinesi di Gaza è urgente, ma non sufficiente. Dobbiamo porre fine anche all’illegale e letale blocco che Israele impone a Gaza. Consentirgli di controllare cosa e quanti aiuti umanitari possano arrivare ai palestinesi di Gaza è come lasciare che sia la volpe a gestire il pollaio”, affermano dalla Flotilla, ricordando i recenti interventi della Corte Internazionale di giustizia.

Per questo, annunciano, non ci sarà nessun coordinamento con l’Idf e non si permetterà alcun controllo previo sugli aiuti. “Per assicurarci che arrivino ai palestinesi e per la sicurezza di tutti porteremo a bordo un gruppo di osservatori internazionali, con background e provenienza diversa - commenta Ismail Moola del Sud Africa Palestine Solidarity Alliance, parte della Freedom Flotilla Coalition - I nostri governi stanno fallendo nel guidare un’urgente risposta umanitaria, allora noi salpiamo”.

I commenti dei lettori