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L’ira di Biden contro Netanyahu: “Proteggete i civili”

Telefonata turbolenta dopo la strage degli operatori umanitari: “È inaccettabile”
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NEW YORK — «Gli attacchi contro gli operatori umanitari e la situazione generale a Gaza sono inaccettabili. Serve un cessate il fuoco immediato. Israele metta in pratica passi specifici e concreti per affrontare le sofferenze di civili innocenti e la loro sicurezza». Nel corso di una telefonata durata 30 minuti, descritta da fonti americane come “estremamente dura” e dai media israeliani come “più difficile del previsto”, il presidente Joe Biden ha chiesto al premier Benjamin Netanyahu maggior impegno nel limitare gli attacchi ai civili e anche nel raggiungere un accordo con Hamas che porti a una tregua e al rilascio degli ostaggi. Suggerendo, per la prima volta in termini espliciti, come le future scelte politiche americane nei confronti della guerra dipenderanno dalla capacità dello Stato ebraico di evitare ulteriori attacchi indiscriminati: come quello dove sono morti sette volontari di World Central Kitchen, l’Ong creata dallo chef ispano-americano José Andrés che proprio a Washin…

NEW YORK — «Gli attacchi contro gli operatori umanitari e la situazione generale a Gaza sono inaccettabili. Serve un cessate il fuoco immediato. Israele metta in pratica passi specifici e concreti per affrontare le sofferenze di civili innocenti e la loro sicurezza». Nel corso di una telefonata durata 30 minuti, descritta da fonti americane come “estremamente dura” e dai media israeliani come “più difficile del previsto”, il presidente Joe Biden ha chiesto al premier Benjamin Netanyahu maggior impegno nel limitare gli attacchi ai civili e anche nel raggiungere un accordo con Hamas che porti a una tregua e al rilascio degli ostaggi. Suggerendo, per la prima volta in termini espliciti, come le future scelte politiche americane nei confronti della guerra dipenderanno dalla capacità dello Stato ebraico di evitare ulteriori attacchi indiscriminati: come quello dove sono morti sette volontari di World Central Kitchen, l’Ong creata dallo chef ispano-americano José Andrés che proprio a Washington annovera i suoi migliori clienti.

D’altronde è stata proprio la tragedia di lunedì a spingere il presidente americano ad affrontare la questione direttamente col leader israeliano in una chiamata altrimenti non prevista. I due si erano infatti sentiti l’ultima volta solo lo scorso 18 marzo: quando Biden aveva contestato il piano d’invasione di Rafah di cui peraltro si è discusso con toni concitati pure nel corso di un meeting di alto livello lunedì. Durante il quale, secondo fonti Usa, il ministro israeliano degli Affari Strategici Ron Damer ha iniziato a inveire contro gli americani perché definivano irrealistico il piano di spostare da Rafah, 1,4 milioni di civili palestinesi senza valutare necessità igieniche, alimentari e sanitarie dell’eventuale enorme tendopoli da creare.

La Casa Bianca già da settimane spinge sull’ipotesi di un cessate il fuoco di almeno 45 giorni, atto a consentire lo scambio di prigionieri e l’accesso di aiuti nella Striscia allo stremo, sempre sostenendo «il diritto di Israele a difendersi». Tant’è che, nel corso della telefonata, Biden ha confermato «l’incrollabile sostegno» americano di fronte alle minacce provenienti dall’Iran e oggi rilanciate anche dalla Guida Suprema Khamenei dopo l’attacco israeliano su Damasco. Ribadendo però con fermezza che d’ora in poi le scelte americane saranno determinate da «valutazioni» sulle «immediate azioni» nella Striscia. Un assaggio si è d’altronde già avuto il 25 marzo all’Onu, quando con la loro astensione gli Stati Uniti hanno permesso l’approvazione di una risoluzione sul cessate il fuoco. Un cambio di passo significativo da parte dell’amministrazione che ormai teme le ripercussioni della guerra a Gaza sul voto di novembre. Col presidente incalzato perfino dalla moglie Jill che, lo ha raccontato lui stesso, gli ha chiesto esplicitamente di mettere uno stop alla guerra: «Fermala, Joe».

Dalla riunione dei ministri Nato a Bruxelles, il segretario di Stato Antony Blinken ha echeggiato le parole del presidente: «La popolazione di Gaza ha bisogno di assistenza umanitaria e chi lavora eroicamente per fornirla rischia la vita», ha detto. Tornando a condannare l’attacco del 7 ottobre ha voluto pure richiamare Israele alle proprie responsabilità: «La guerra poteva finire subito se Hamas avesse smesso di nascondersi dietro i civili, liberato gli ostaggi e deposto le armi. Ma Israele non è Hamas: è una democrazia e per questo deve attribuire il massimo valore alla vita umana. È questo a distinguerci dai terroristi». Rilanciando a sua volta l’avvertimento del presidente: «Se non vedremo i cambiamenti che ci aspettiamo da parte loro, saranno necessari cambiamenti da parte nostra».

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