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Sulla Luna che ore sono? Il nuovo rebus della Nasa

(afp)
La Casa Bianca chiede all’agenzia spaziale di stabilire un fuso orario per il satellite, in vista delle missioni previste per i prossimi anni
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NEW YORK — Sulla Luna che ora è? È la richiesta, tutt’altro che scontata, che Arati Prabhakar, l’ingegnera di origini indiane a capo dell’Ostp, l’Ufficio per le politiche scientifiche e tecnologiche della Casa Bianca, ha posto alla Nasa: incaricandola di «sviluppare una standardizzazione del tempo su e attorno a corpi celesti diversi dalla Terra»: insomma, stabilire un fuso orario lunare entro dicembre 2026.

A causa della diversa gravità (il satellite ha una massa pari al 27 % di quella terrestre) il tempo sul satellite è leggermente più veloce del nostro: avanti di 58,7 microsecondi al giorno, «con ulteriori variazioni periodiche», come si legge nel memo della Casa Bianca inviato martedì. Una differenza minima (1 secondo ogni 50 anni) ma che potrebbe complicare in futuro il cronometraggio di veicoli spaziali e potenziali basi, tanto più in vista delle prossime ambiziose sfide annunciate a gennaio dall’agenzia spaziale come seguito del programma Artemis avviato nel 2022 quando fu inv…

NEW YORK — Sulla Luna che ora è? È la richiesta, tutt’altro che scontata, che Arati Prabhakar, l’ingegnera di origini indiane a capo dell’Ostp, l’Ufficio per le politiche scientifiche e tecnologiche della Casa Bianca, ha posto alla Nasa: incaricandola di «sviluppare una standardizzazione del tempo su e attorno a corpi celesti diversi dalla Terra»: insomma, stabilire un fuso orario lunare entro dicembre 2026.

A causa della diversa gravità (il satellite ha una massa pari al 27 % di quella terrestre) il tempo sul satellite è leggermente più veloce del nostro: avanti di 58,7 microsecondi al giorno, «con ulteriori variazioni periodiche», come si legge nel memo della Casa Bianca inviato martedì. Una differenza minima (1 secondo ogni 50 anni) ma che potrebbe complicare in futuro il cronometraggio di veicoli spaziali e potenziali basi, tanto più in vista delle prossime ambiziose sfide annunciate a gennaio dall’agenzia spaziale come seguito del programma Artemis avviato nel 2022 quando fu inviata la navicella Orion, senza equipaggio, attorno alla Luna e ritorno.

A settembre 2025 è previsto il lancio della missione Artemis2: la prima a riportare astronauti nell’orbita lunare. Seguirà, a settembre 2026 Artemis 3. Che per la prima volta dalla fine del programma Apollo, mezzo secolo fa, riporterà l’uomo sulla Luna. Resta poi confermato per il 2028 l’obiettivo di attraccare il modulo abitativo Lunar Gataway sulla cui costruzione gli ingegneri sono però in ritardo. In quest’ottica, uno standard temporale unico garantirebbe trasferimenti di dati in maggior sicurezza, permettendo la sincronizzazione delle comunicazioni. Ed eviterebbe errori di mappatura e localizzazione: «La conoscenza del tempo è fondamentale per la scoperta scientifica, lo sviluppo economico e la collaborazione internazionale che costituiscono la base della leadership degli Stati Uniti nello spazio», scrive Prabhakar.

D’altronde, la necessità di stabilire orari certi fuori dall’orbita terrestre, è dettata pure dalla rinnovata competizione nella corsa allo spazio, dove Selene ormai non è più considerata traguardo ma trampolino verso mete più ambiziose. Su tutte la colonizzazione di Marte, ritenuto da molti in grado di ospitare - in un per ora fantascientifico futuro - insediamenti umani permanenti grazie ai suoi giorni di 24,6 ore, le calotte polari ghiacciate e la relativa vicinanza alla Terra: missioni esplorative nella sua orbita sono previste a partire dal 2030. Di sicuro la gara all’allunaggio è sempre più affollata: la Russia aspira a sbarcare nei pressi del cratere Boguslawski dove il terreno è più ostico, la Cina vuol lanciare i primi astronauti nel 2030, India e Giappone lavorano a obiettivi analoghi. Mentre Elon Musk sta cercando di affinare il suo sistema dopo il lancio sfortunato, un anno fa del suo vettore Starship.

Finora chi si è avventurato nello spazio lo ha fatto basandosi sul fuso orario del proprio paese: per dire, durante le missioni Apollo degli anni 60 e 70 – quando l’uomo mise per la prima volta piede sulla Terra – ci si basò sul Cdt, “fuso orario centrale” di Houston in Texas da cui partivano le missioni, un metodo non più sostenibile visto il potenziale sovraffollamento delle rotte spaziali. «La leadership degli Stati Uniti nella definizione di uno standard adeguato, che raggiunga la precisione e la resilienza necessarie per operare in quel difficile ambiente andrà a beneficio di tutte le nazioni che viaggiano nello spazio», si legge nella nota dell’Ostp, che alla Nasa ha chiesto di collaborare con altre agenzie governative per elaborare quella che provvisoriamente chiamano Ltc, Coordinated Lunar Time, “ora lunare coordinata”. Utile, secondo Ruth Ogden, professoressa di psicologia del tempo alla John Moores University «anche ad aiutare gli astronauti ad acclimatarsi più rapidamente, adattandosi meglio alla loro percezione del giorno e della notte» come ha detto alla Reuters. Un giorno “on the Moon”, infatti, è composto da 29,5 giorni terrestri: ci sono cioè due settimane di luce e due di buio.

Orologi e fusi orari terrestri sono determinati da una vasta rete di orologi atomici collocati in tutto il mondo capaci di misurare i cambiamenti di stato degli atomi generando una media che costituisce un tempo preciso secondo cui un secondo è definito come 9.192.631.770 oscillazioni di un atomo di cesio. È così che si stabilisce l’Utc, Tempo Coordinato Universale, che serve da base alle declinazioni dei fusi orari specifici. Una volta stabilito l’Ltc serviranno accordi internazionali per ratificarlo: quanto meno coi 36 paesi che hanno già aderito agli “Artemis Accords Agreements” i patti bilaterali e non vincolanti tra Usa e altre nazioni (Italia compresa) che stabiliscono i comportamenti spaziali in relazione al programma Artemis. Agreements cui però mancano le firme di Cina e Russia. L’anno scorso anche l’Agenzia spaziale europea ha pubblicato una nota dove sottolineava “l’urgenza di definire un tempo di riferimento lunare comune”, affermando che stiamo entrando in una “nuova era di esplorazioni”. Ed è urgente avere risposta: sulla Luna che ora è?

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