La Nato nega l’escalation con Mosca: “Non siamo parte del conflitto”
dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES — «La Nato non è parte del conflitto e non lo sarà». Mentre l’Alleanza Atlantica festeggia i suoi 75 anni di vita con il summit dei ministri degli Esteri, il segretario generale Jens Stoltenberg risponde al Cremlino che proprio ieri ha cercato di alzare il livello di tensione. «La Nato ha fatto della Russia l’obiettivo della sua politica aggressiva - ha detto la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova - . È un blocco aggressivo, diretto contro il nostro Paese». E il portavoce di Putin è andato persino oltre: «Le relazioni tra Russia e Nato sono ormai scivolate al livello di un confronto diretto. Perché l’Alleanza Atlantica è già coinvolta nel conflitto in Ucraina».
Per la Nato, però, resta prioritaria la difesa dell’Ucraina perché «la situazione sul campo di battaglia è difficile» anche se «non abbiamo intenzione di avere nostre truppe da combattimento sul terreno». Secondo Stoltenberg, «la Russia spinge sulla linea del fronte ed è pronta a sacrifica…
BRUXELLES — «La Nato non è parte del conflitto e non lo sarà». Mentre l’Alleanza Atlantica festeggia i suoi 75 anni di vita con il summit dei ministri degli Esteri, il segretario generale Jens Stoltenberg risponde al Cremlino che proprio ieri ha cercato di alzare il livello di tensione. «La Nato ha fatto della Russia l’obiettivo della sua politica aggressiva - ha detto la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova - . È un blocco aggressivo, diretto contro il nostro Paese». E il portavoce di Putin è andato persino oltre: «Le relazioni tra Russia e Nato sono ormai scivolate al livello di un confronto diretto. Perché l’Alleanza Atlantica è già coinvolta nel conflitto in Ucraina».
Per la Nato, però, resta prioritaria la difesa dell’Ucraina perché «la situazione sul campo di battaglia è difficile» anche se «non abbiamo intenzione di avere nostre truppe da combattimento sul terreno». Secondo Stoltenberg, «la Russia spinge sulla linea del fronte ed è pronta a sacrificare uomini e materiali per ottenere guadagni marginali». Per questo servono nuovi aiuti in tempi brevi. Nei giorni scorsi era stata ventilata l’ipotesi di istituire un fondo da 100 miliardi di euro per i prossimi cinque anni al fine di stabilizzare il sostegno a Kiev. Questa soluzione, però, non ha al momento riscosso grandi successi. Se ne riparlerà al vertice del prossimo luglio a Washington ma la strada appare in salita. Eppure, ha avvertito il segretario generale, se gli alleati «non saranno in grado di mobilitare maggiore sostegno per l’Ucraina, allora è probabile che la Russia continui ad avanzare». In quel caso il pericolo non riguarderebbe solo l’Ucraina ma l’intera Europa.
Il momento più difficile è proprio adesso. La primavera è la stagione della controffensiva. «Dobbiamo far sì che l’Ucraina resista i prossimi mesi - ha infatti osservato il segretario di Stato Usa Antony Blinken -, ecco perché l’approvazione del pacchetto da 60 miliardi da parte del Congresso è tanto importante». Il rappresentante americano in questo quadro ha anche assicurato l’impegno a fornire i missili Patriot reclamati da Kiev: «Tutti gli alleati, inclusi gli Usa, raddoppieranno gli sforzi per trovare risorse per la difesa missilistica dell’Ucraina. Ma dopo le esigenze immediate c’è il medio periodo, e stiamo parlando con gli alleati su quello che possiamo fare per dare a Kiev la forza per respingere la Russia».
La riunione che si è chiusa ieri è stata anche l’occasione per definire la successione a Stoltenberg che poi verrà ufficializzata a luglio. Il candidato prescelto è l’attuale primo ministro olandese, Mark Rutte. Che ha il sostegno di quasi tutti i partner ad eccezione di Romania, Ungheria e Turchia che per ora sostengono il presidente rumeno Klaus Iohannis. Che presto ritirerà la candidatura.