Fuga da New York: mezzo milione di persone ha lasciato la città in meno di quattro anni
di Massimo BasileNEW YORK - Quarant’anni dopo il film di John Carpenter, è di nuovo “fuga da New York”. La gente sta scappando dalla Grande Mela, e gli elicotteri continuano a girare sopra i grattacieli, ma le analogie con Hollywood finiscono qui. La realtà è meno vistosa dell’antieroe Jena Plissken, interpretato da Kurt Russell, ma molto più drammatica: se nel film Manhattan era trasformata in un enorme carcere di massima sicurezza, nella realtà appare come un immenso condominio di lusso in cui vivere è diventato privilegio di pochi.
Nel film volevano fuggire gli ergastolani, qui la classe media e giovani che sognavano una svolta. Mezzo milione di persone in fuga, in quattro anni. Il cattivo non è il Duca, che nel film tiene in ostaggio il presidente degli Stati…
NEW YORK - Quarant’anni dopo il film di John Carpenter, è di nuovo “fuga da New York”. La gente sta scappando dalla Grande Mela, e gli elicotteri continuano a girare sopra i grattacieli, ma le analogie con Hollywood finiscono qui. La realtà è meno vistosa dell’antieroe Jena Plissken, interpretato da Kurt Russell, ma molto più drammatica: se nel film Manhattan era trasformata in un enorme carcere di massima sicurezza, nella realtà appare come un immenso condominio di lusso in cui vivere è diventato privilegio di pochi.
Nel film volevano fuggire gli ergastolani, qui la classe media e giovani che sognavano una svolta. Mezzo milione di persone in fuga, in quattro anni. Il cattivo non è il Duca, che nel film tiene in ostaggio il presidente degli Stati Uniti, ma i management dei palazzi, i proprietari di case e delle attività che animano New York e la spolpano ogni giorno. Negli ultimi quattro anni quattro borghi su cinque hanno visto diminuire il numero dei residenti: Manhattan ha perso ottantamila abitanti, Brooklyn più di 150 mila, il Bronx più di centomila e il Queens quasi 140 mila. Nel 2020 i residenti erano 8 milioni e 245 mila. Nel 2023 sono scesi a 7 milioni e 767 mila. Se ne sono andati più di 470 mila.
La pandemia da Covid ha innescato la fuga di chi ha perso il lavoro, chi ha deciso di lavorare da casa o ha chiuso l’attività. Finita l’emergenza la gente non è tornata. Soprattutto i giovani sono i più penalizzati. È il paradosso della più popolosa città d’America: i ritmi frenetici sono fatti per loro, i costi no. Qui c’è un concentrato di ricchi unico al mondo: vivono 300 mila milionari, più di settecento con un patrimonio minimo di 100 milioni di dollari e oltre una cinquantina di miliardari. I prezzi sono tarati sui benestanti, e drogati dalla domanda: la gente fa la fila per acquistare insalate macrobiotiche da dodici dollari. Ci sono boutique per cani con cappottini in stile Burberry da quattrocento dollari e supermercati dove un cetriolo costa l’equivalente di tre euro.
A mettere in fuga i residenti sono soprattutto i prezzi degli affitti: in media per un appartamento con una camera servono più di 3 mila dollari al mese (2767 euro). E poi c’è il dettaglio della vita di tutti i giorni: una pizza con birra costa una quarantina di dollari (36,90), internet e tv l’equivalente tra i 150 e 200 euro al mese, una birra in un pub sui 9-10. Per una cena di tre persone totale 180 dollari - cifra che un newyorkese considera bassa - viene richiesta una mancia di almeno il 20 per cento, cioè 36 dollari, per un conto finale di 216 (200 euro). La buona notizia è che nessuno vi forzerà ad andarci. La cattiva, è che sono prezzi al Queens, quartiere popolare e non turistico. Lo stesso tipo di cena, antipasto più secondo, a Manhattan può costare di più. Secondo un calcolo fatto da blogger locali, per vivere a New York e permettersi qualche lusso serve uno stipendio annuo di 120 mila dollari, 10 mila al mese.
E parlano di single. Almeno il 30 per cento se ne va per l’affitto, altri duemila tra spese, bollette e consumi vari. Per muoversi va bene l’abbonamento alla metro da 130 dollari circa al mese. E poi la polizza sanitaria, che può costare altri duemila al mese e non copre tutte le spese. E poi il divertimento. Molti non riescono ad avere uno stipendio sufficiente per permettersi tutto questo e allora non resta che una soluzione: andarsene.
L’alternativa preferita è la Florida, che ha anche una tassazione bassa, seguita da New Jersey, Connecticut e Pennsylvania. Poi: California, Texas, North Carolina, Massachusetts, Virginia e Georgia. Ma il costo più basso della vita ha il rovescio della medaglia: vivere ad Harrisburg o a Fort Lauderdale sarà più umano ma è un’altra cosa. Non ha niente di ciò che ha attratto nel venire a New York. A mezzanotte a Manhattan c’è più gente in giro che alle sei di sera di ogni altra città americana. Spesso chi va via, lo fa con le braccia al cielo, ma poi comincia a sentire la mancanza di molte piccole cose: la gente sempre di fretta che pensa ai fatti suoi, i negozi aperti ventiquattr’ore al giorno, le mille luci raccontate da McInerney, il sentirsi in mezzo a gente arrivata da lontano e si sente dentro a un film. Pro e contro, e intanto New York continua a spopolarsi e a giocare al rialzo.
Non importa niente a nessuno se te ne vai e questo, piaccia o no, è molto newyorkese. Mentre frotte di turisti ogni giorno sbarcano in città, coronando un sogno, centinaia di residenti caricano i furgoni di bagagli e si lasciano alle spalle la città che non dorme mai, ma neanche perdona chi non ha abbastanza dollari per viverci.