Elezioni in Slovacchia, vince il filorusso Pellegrini: festeggia l’Europa che guarda a Putin e Orbán
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO – Un altro “pacifista”, un altro burattino del Cremlino ha vinto un’elezione in Europa. Ed è una vecchia conoscenza: Peter Pellegrini, ex premier, è diventato presidente della Slovacchia. Ha battuto sabato al ballottaggio il candidato europeista e filoatlantista, l’ex ministro degli Esteri Ivan Korcok con il 54% dei voti. E dopo una campagna elettorale votata al populismo nazionalista e alla promessa di una “ricerca della pace e non della guerra” sul conflitto in Ucraina.
Due dati danno conto di quanto il Paese sia ormai inquinato dalla guerra ibrida di Vladimir Putin, che qui si è giocata soprattutto sul piano di una travolgente propaganda filroussa. Ma c’è anche un risvolto interessante che riguarda la mediazione di Viktor Orbán con il Cremlino che negli ultimi anni è diventata sempre più importante, per i partiti filorussi in Slovacchia. Sia per quello di Pellegrini, Hlas, sia per quel…
BERLINO – Un altro “pacifista”, un altro burattino del Cremlino ha vinto un’elezione in Europa. Ed è una vecchia conoscenza: Peter Pellegrini, ex premier, è diventato presidente della Slovacchia. Ha battuto sabato al ballottaggio il candidato europeista e filoatlantista, l’ex ministro degli Esteri Ivan Korcok con il 54% dei voti. E dopo una campagna elettorale votata al populismo nazionalista e alla promessa di una “ricerca della pace e non della guerra” sul conflitto in Ucraina.
Due dati danno conto di quanto il Paese sia ormai inquinato dalla guerra ibrida di Vladimir Putin, che qui si è giocata soprattutto sul piano di una travolgente propaganda filroussa. Ma c’è anche un risvolto interessante che riguarda la mediazione di Viktor Orbán con il Cremlino che negli ultimi anni è diventata sempre più importante, per i partiti filorussi in Slovacchia. Sia per quello di Pellegrini, Hlas, sia per quello dell’attuale premier, Robert Fico, Smer. Tanto che, secondo le prime analisi del voto, Pellegrini ha prevalso soprattutto tra gli elettori della minoranza magiara, bombardati dalla propaganda orbaniana.
L’incontro al Cremlino nel 2020
Il primo dato importante risale in realtà a quattro anni fa ma stende un’ombra preoccupante sul contesto attuale. Nel 2020 Pellegrini, da premier uscente, angustiato dai sondaggi che lo davano perdente alle imminenti elezioni politiche, si rivolse a Viktor Orbán perché facesse da intermediario con Mosca. Per chiudere in bellezza la sua campagna elettorale, Pellegrini voleva essere ricevuto da Vladimir Putin al Cremlino: ci riuscì a un paio di giorni dall’appuntamento con le urne, a febbraio. Per la cronaca: perse comunque le elezioni. Ma anche per Orbán era valsa la pena tentare: l’autocrate magiaro era preoccupato che Visegrad, l’alleanza tra Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia, potesse entrare in crisi, con un governo europeista. E infatti, così avvenne. È stato il sito investigativo VSquare, citando fonti di intelligence occidentali, a raccontare la manovra del neopresidente slovacco per ingraziarsi Putin.
Due anni prima, Pellegrini era subentrato al suo sodale, l’attuale primo ministro Robert Fico, costretto a lasciare perché letteralmente cacciato dalle piazze dopo l’assassinio del giornalista investigativo Jan Kuciak e travolto dagli scandali di suoi fedelissimi processati per legami con personaggi della ‘ndrangheta. Allora i due facevano ancora parte dello stesso partito socialdemocratico, Smer. Dopo la sconfitta del 2020, Pellegrini ne fondò uno nuovo, apparentemente più moderato, Hlas, mentre Fico accentuò la sua deriva filorussa, no vax, antieuropeista e complottista.
Le elezioni del 2023
Dalle ultime elezioni politiche, vinte da Fico nel 2023, i due governano di nuovo insieme la Slovacchia. Ma sin dalla campagna elettorale si vociferava che Pellegrini potesse essere tentato dalla presidenza della Repubblica. Adesso il tandem filorusso controlla presidenza e governo e può trascinare il Paese su posizioni filorusse, consentendo inoltre a Orbán di uscire dal suo attuale isolamento in Europa. E l’“orbanizzazione” della Slovacchia - l’ambizione di controllare i media e i tribunali e di spazzare via lo stato di diritto - può continuare il suo drammatico corso.
Un altro dato che contribuisce a tracciare un quadro cupo della Slovacchia è che la presidente uscente, l'europeista Zuzana Caputova, ha rinunciato a ricandidarsi. E non per ragioni politiche, ma per le minacce di morte ricevute negli anni.