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Scandalo Wirecard, nuovi documenti mostrano: l’ex cfo Marsalek era un asset cruciale del Cremlino in Europa

Il Financial Times ha ottenuto il mandato di arresto dell’agente segreto austriaco Egisto Ott, arrestato nei giorni scorsi a Vienna. I dettagli lo legano a Marsalek e a Mosca
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Intorno a Jan Marsalek, l’ex direttore finanziario di Wirecard sparito nel nulla dopo il crac della fintech tedesca, si accumulano indizi sempre più inquietanti. Che lavorasse per i servizi segreti russi e sia nascosto da quattro anni a Mosca è emerso da varie inchieste giornalistiche. Ma il top manager 44enne con passaporto austriaco “non era semplicemente compromesso con la Russia: potrebbe essere stato uno dei più importanti asset in Europa dell’intelligence del Cremlino”, sostiene il Financial Times.

Marsalek potrebbe essere stato uno degli agenti più importanti al soldo di Putin. Un fedelissimo del Cremlino che aveva il compito di raccogliere informazioni su cittadini europei, ma anche di organizzare i raid delle squadracce di sicari del Cremlino nelle case di dissidenti o giornalisti scomodi. Ha persino provato a farne fuori qualcuno, come il giornalista investigativo Christo Grozev (che non vive più a Vienna da quando è stato avvertito del pericolo che correva dall’intelligenc…

Intorno a Jan Marsalek, l’ex direttore finanziario di Wirecard sparito nel nulla dopo il crac della fintech tedesca, si accumulano indizi sempre più inquietanti. Che lavorasse per i servizi segreti russi e sia nascosto da quattro anni a Mosca è emerso da varie inchieste giornalistiche. Ma il top manager 44enne con passaporto austriaco “non era semplicemente compromesso con la Russia: potrebbe essere stato uno dei più importanti asset in Europa dell’intelligence del Cremlino”, sostiene il Financial Times.

Marsalek potrebbe essere stato uno degli agenti più importanti al soldo di Putin. Un fedelissimo del Cremlino che aveva il compito di raccogliere informazioni su cittadini europei, ma anche di organizzare i raid delle squadracce di sicari del Cremlino nelle case di dissidenti o giornalisti scomodi. Ha persino provato a farne fuori qualcuno, come il giornalista investigativo Christo Grozev (che non vive più a Vienna da quando è stato avvertito del pericolo che correva dall’intelligence austriaca).

Al tempo in cui era una delle teste di Wirecard, Marsalek ha girato a Mosca anche tre cellulari di esponenti del ministero dell’Interno austriaco ripescati nel Danubio, oltre a un computer portatile con un sofisticato sistema di decifrazione usato dai servizi segreti occidentali. Una sorta di “enigma” - come quelli usati dagli Alleati nella Seconda guerra mondiale - nascosto in un laptop che l’austriaco aveva ottenuto non si sa come e ha consegnato immediatamente “alla Lubyanka”, alla sede moscovita dei servizi russi, come ha comunicato lui stesso in un messaggino.

Un nuovo documento di 86 pagine

Il Financial Times è venuto a sapere questi scottanti dettagli dopo aver ottenuto il mandato d’arresto di uno degli uomini più fidati di Marsalek, l’ex agente segreto austriaco Egisto Ott, arrestato nei giorni scorsi a Vienna. E dalle 86 pagine del documento emerge chiaramente come il top manager di Wirecard avesse arruolato dal 2017 Ott e un altro responsabile per la sicurezza, Martin Weiss (scappato nel frattempo a Dubai) per condurre operazioni clandestine sia per conto dei servizi militari Gru sia di quelli civili Fsb. Una precedente inchiesta di alcuni giornali tra cui il settimanale tedesco Spiegel sostiene che Marsalek sia stato reclutato dalle barbe finte russe già nel lontano 2014.

Negli anni Dieci, Wirecard era diventata la shooting star della finanza tedesca e la cocca dei governi Merkel e del suo ministro delle Finanze, Olaf Scholz, dopo essere esplosa in pochi anni da sistema di pagamenti per siti porno a stella del Dax. L’ex cancelliera aveva fatto lobbying per Wirecard persino in Cina; gli uomini di Scholz andavano e venivano dal quartier generale dell’azienda ma hanno declinato ad oggi qualsiasi richiesta di dettagli sugli incontri con i suoi top manager avvenuti invece al ministero delle Finanze.

Una fintech di Monaco, in mano al Cremlino?

Non un dettaglio, man mano che gli indizi che si addensano intorno a Marsalek lo collocano sempre più vicino a Putin. Le carte ottenute dal FT fanno pensare addirittura che la fintech di Monaco “possa essere stata usata come veicolo finanziario occulto per pagare e facilitare operazioni clandestine russe al di sotto del radar dei servizi di sicurezza della Nato”.

E’ stato il suo braccio operativo di Marsalek, Egisto Ott, a condurre molte operazioni sporche. Ha chiesto ad esempio a varie polizie europee - comprese quelle italiane - informazioni dettagliate su cittadini da tenere sotto osservazione. E Ott ha anche avuto accesso al sistema informativo di Schengen per rintracciare dissidenti in tutta Europa.

Non solo. Dopo il famoso omicidio nel Tiergarten, l’assassinio nel 2019 di un dissidente ceceno a Berlino, Ott ha preparato una “lezione” per Mosca. La polizia di Berlino aveva arrestato il sicario, l’agente del Gru Vadim Krasnikov (l’uomo che il Cremlino avrebbe voluto scambiare di recente con il dissidente Aleksej Navalny) e Ott aveva scritto un rapporto, forte della sua esperienza nei servizi austriaci, per consigliare a Mosca come evitare in futuro l’arresto dei suoi assassini in Europa.

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