Il varco di Zaporizhzhia e i sospetti sui piani russi per sfondare nella pianura ucraina
di Gianluca Di FeoViste dal cielo, le difese allestite dagli ucraini nel distretto di Zaporizhzhia sembrano una sottile linea bianca che spicca nel verde della primavera: una fila incompleta di “denti di drago”, gli ostacoli in cemento per fermare i tank, e un pezzo di trincea scavata dritta, come si faceva nel 1915, con le pareti rivestite di tela per ridurre l’umidità. Nulla di paragonabile ai poderosi bastioni russi che una decina di chilometri più a Sud la scorsa estate hanno stroncato i sogni di vittoria dell’esercito di Kiev. Questa barriera imperfetta si trova alle spalle di Orichiv, una cittadina rasa al suolo dove il fronte si è capovolto: lo scorso luglio era la retrovia dell’attacco ucraino, adesso è uno dei punti più preoccupanti della pressione aggressiva di Mosca.
Segnali di un grande assalto di Putin
Una serie di segnali fanno temere che nelle prossime settimane il grande assalto di Putin possa concentrarsi proprio su questa pianura: tra Orichiv e la città di Zaporizhzhia ci sono s…
Viste dal cielo, le difese allestite dagli ucraini nel distretto di Zaporizhzhia sembrano una sottile linea bianca che spicca nel verde della primavera: una fila incompleta di “denti di drago”, gli ostacoli in cemento per fermare i tank, e un pezzo di trincea scavata dritta, come si faceva nel 1915, con le pareti rivestite di tela per ridurre l’umidità. Nulla di paragonabile ai poderosi bastioni russi che una decina di chilometri più a Sud la scorsa estate hanno stroncato i sogni di vittoria dell’esercito di Kiev. Questa barriera imperfetta si trova alle spalle di Orichiv, una cittadina rasa al suolo dove il fronte si è capovolto: lo scorso luglio era la retrovia dell’attacco ucraino, adesso è uno dei punti più preoccupanti della pressione aggressiva di Mosca.
Segnali di un grande assalto di Putin
Una serie di segnali fanno temere che nelle prossime settimane il grande assalto di Putin possa concentrarsi proprio su questa pianura: tra Orichiv e la città di Zaporizhzhia ci sono sessanta chilometri piatti, senza rilievi naturali e senza fortificazioni. Gli ucraini non ne hanno sentito il bisogno, perché questa doveva essere la porta da cui irrompere verso la Crimea. Adesso invece è cambiato tutto e i cantieri per chiudere il varco sono cominciati troppo tardi, creando una situazione da brivido. Se i russi riuscissero a sfondare qui, potrebbero sfruttare i guadi alla periferia del capoluogo per attraversare il fiume Dnipro dove è meno ampio per poi dilagare sulla sponda occidentale. Oppure puntare più a nord, in direzione della città di Dnipro, e prendere alle spalle le brigate ucraine che lottano nel Donetsk, tagliando strade e ferrovie che le riforniscono.
Nessuno sa quali siano i piani del Cremlino. E parecchi esperti dubitano che abbia uomini e mezzi sufficienti per gestire un’offensiva su larga scala. Ma tanti sono convinti che se attaccherà, lo farà proprio in questa zona perché è la meno protetta: non ci sono boschi o colline a sbarrare la marcia delle forze nemiche. Certo, anche i villaggi più piccoli possono diventare roccaforti, come sta accadendo adesso nelle località a ovest di Avdiivka difese dagli ucraini con ostinazione: in condizioni del genere però il prezzo umano per la resistenza è altissimo e oggi gli ucraini hanno sempre meno riserve di soldati da gettare nella mischia.
Il ruolo della centrale
In questo scenario, la centrale nucleare di Zaporizhzhia potrebbe avere un ruolo decisivo. La struttura, che si trova a Enerhodar sulla riva orientale del Dnipro a oltre cento chilometri di strada dalla città, ha depositi sotterranei e magazzini in cemento che - stando alle accuse di Kiev - verrebbero utilizzati dai russi per nascondere scorte di proiettili, di carburante e di mezzi cingolati. Le incursioni dei droni ucraini che hanno messo a rischio la sicurezza del reattore numero 6 sarebbero state proprio indirizzate a distruggere questi equipaggiamenti, fondamentali per sostenere un attacco massiccio. Il sospetto - privo di conferme - è che Mosca possa trasformare l’impianto nucleare nel trampolino di lancio della sua offensiva, usandolo per distribuire rifornimenti e dare rifugio alle truppe dopo i primi combattimenti: un enorme bunker, con un cuore atomico.
I duelli di droni, cannoni e razzi a lungo raggio nel distretto di Zaporizhzhia sembrano indicare le schermaglie preliminari di uno scontro di peso. I russi in particolare hanno bombardato e distrutto alcuni ponti stradali alle spalle della città: un modo per isolarla e rendere difficili i rifornimenti.
In questo scambio di incursioni in profondità, gli ucraini cercano sempre di allungare il tiro, ricorrendo a nuovi modelli di velivoli telecomandati, uno dei quali con raggio d’azione di mille chilometri. Nelle ultime ore Kiev ha pure intensificato i lanci di un innovativo drone con motore a reazione, impiegato oltre la frontiera contro la provincia russa di Belgorod. E sta portando la guerra nella Russia interna, prendendo di mira raffinerie, fabbriche belliche e aeroporti usati dai bombardieri.
La battaglia di droni
Nonostante i proclami della propaganda, l’efficacia di questi raid finora è stata simbolica: trasmettono la volontà di combattere a oltranza, chiudendo la porta ai compromessi. Anche se gli attacchi, coordinati dall’intelligence militare, sono stati diretti contro obiettivi militari, il rischio di errori ed incidenti è altissimo.
Ma più peggiora la situazione al fronte, meno gli ucraini paiono preoccuparsi del pericolo che le esplosioni nella madrepatria russa provochino una reazione estrema del Cremlino. Come ha scritto già nell’estate 2022 il generale Zaluzhny, all’epoca comandante delle forze armate, gli ucraini sono pronti anche ad affrontare l’esplosione di bombe nucleari tattiche: “Non sarebbero soltanto un problema nostro, ma soprattutto dell’Europa”.