Che cosa ha fatto per noi l’Europa: la difesa dell’aborto
di Daniele Castellani PerelliMentre negli Stati Uniti il diritto all’aborto è sempre più sotto attacco, l’Unione Europea vuole introdurlo nella propria Carta dei diritti fondamentali. Giovedì a Bruxelles l’Europarlamento ha infatti approvato una risoluzione in tal senso, allarmato dalla revoca dei diritti alla salute sessuale e riproduttiva in Paesi Ue come Ungheria e Polonia.
L’appuntamento è arrivato a poche settimane dalla storica decisione dell’Assemblea legislativa della Francia, che il 4 marzo è diventato il primo Paese a sancire appunto il diritto all'aborto nella sua Costituzione, con un voto a stragrande maggioranza: 780 a favore e 72 contrari, con i sì perfino dell’estrema destra del Rassemblement National di Marine Le Pen. Quattro giorni dopo il presidente francese Emmanuel Macron ha rilanciato la sfida a livello continentale, invitando l’Ue a inserire l’aborto nella Carta dei diritti fondamentali: “Guideremo la battaglia nel nostro contin…!-->!-->
Mentre negli Stati Uniti il diritto all’aborto è sempre più sotto attacco, l’Unione Europea vuole introdurlo nella propria Carta dei diritti fondamentali. Giovedì a Bruxelles l’Europarlamento ha infatti approvato una risoluzione in tal senso, allarmato dalla revoca dei diritti alla salute sessuale e riproduttiva in Paesi Ue come Ungheria e Polonia.
L’appuntamento è arrivato a poche settimane dalla storica decisione dell’Assemblea legislativa della Francia, che il 4 marzo è diventato il primo Paese a sancire appunto il diritto all'aborto nella sua Costituzione, con un voto a stragrande maggioranza: 780 a favore e 72 contrari, con i sì perfino dell’estrema destra del Rassemblement National di Marine Le Pen. Quattro giorni dopo il presidente francese Emmanuel Macron ha rilanciato la sfida a livello continentale, invitando l’Ue a inserire l’aborto nella Carta dei diritti fondamentali: “Guideremo la battaglia nel nostro continente, nella nostra Europa, dove forze reazionarie stanno attaccando i diritti delle donne prima di attaccare quelli delle minoranze”.
Il dibattito al Parlamento europeo
Il Parlamento europeo ha apprezzato l’assist di Macron e il 14 marzo ha discusso il tema a Strasburgo, esortando gli Stati membri a garantire alle donne l'accesso all'aborto sicuro e legale. “Decidere del proprio corpo è un diritto fondamentale, non c’è uguaglianza se le donne non possono farlo ed è impossibile senza il diritto all’aborto”, ha detto in aula l’eurodeputata liberale danese Karen Melchior, di Renew, lo stesso gruppo del partito di Macron. A sostenere la risoluzione ci sono anche i socialdemocratici e i verdi. Il progressista polacco Robert Biedro? ha invitato la Commissione Ue a “lavorare su una Carta dei diritti delle donne”, mentre la verde francese Gwendoline Delbos-Corfield ha ricordato che “non c’è democrazia sana senza uguaglianza di genere”.
Anche la centrista francese Nathalie Colin-Oesterlé, del Ppe, si è espressa a favore, ma ha anche definito quella di Macron una intenzione bella ma impossibile, visto che la salute è una materia di competenza nazionale.
Già nel luglio del 2022 il Parlamento europeo aveva approvato una risoluzione per introdurre l’aborto nella Carta dei diritti fondamentali dell’Ue: 324 furono i sì, 155 i no e 38 le astensioni. Pochi giorni prima, il 24 giugno, la Corte Suprema degli Stati Uniti aveva clamorosamente annullato la protezione garantita a livello federale dalla storica sentenza del 1973 Roe vs Wade, consentendo a ogni Stato americano di limitare o vietare l'aborto. Nell’occasione gli eurodeputati espressero piena solidarietà e sostegno alle donne e alle ragazze americane.
L’aborto in Europa
Cambiare la Carta sarà molto difficile. L'assistenza sanitaria, compresa la salute sessuale e riproduttiva, rientra nelle competenze nazionali, e la modifica della Carta dei diritti fondamentali dell'Ue per includere l’aborto richiede un accordo unanime da parte di tutti gli Stati membri. Dunque governi come l’Ungheria di Viktor Orbán – dove l’aborto è legale ma è reso difficile da lunghe attese e trattamenti umilianti – potranno mettere il veto. Lo stesso potrebbe fare Malta, dove fino all’anno scorso l’interruzione di gravidanza era vietata persino in caso di rischio di morte della madre. In Polonia invece non è più al potere l’estrema destra di Diritto e Giustizia, e il nuovo premier Donald Tusk sta comunque trovando difficoltà a convincere la sua coalizione a cambiare la legge, che permette l’aborto solo in caso di stupro o incesto o se la vita della donna è a rischio.
Comunque sia, il voto dell’Europarlamento è stato un test importante per capire dove va l’Europa in termini di diritti delle donne. Non verso l’America oscurantista dei repubblicani di Trump ma verso la sfida lanciata dalla Francia di Macron.