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Libano, l’omicidio misterioso di un dirigente cristiano risveglia gli spettri del conflitto settario

Pascal Sleiman, esponente delle Forze libanesi vicino al leader Geagea, è stato trovato morto in Siria, in una zona sotto controllo di Assad. L’esercito libanese: “Ucciso per un furto d’auto”. Ma i cristiani non credono alla versione ufficiale. Si tratta per riavere il corpo
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Un omicidio eccellente alla frontiera tra due Stati, e due comunità, che rischia di destabilizzare ulteriormente il Libano. Lunedì, in Siria, poco distante dal confine libanese è stato ritrovato il cadavere di Pascal Sleiman, rapito domenica a Nord di Beirut. Sleiman era un dirigente di peso delle Forze libanesi, il movimento cristiano erede delle Falangi, e braccio destro del suo leader Samir Geagea. Quando si è diffusa la notizia della sua scomparsa, domenica, in una rara uscita dalla sua residenza di Meerab, Geagea - che da anni si muove poco e scortato a causa di "minacce alla sua sicurezza" - è andato a Jbeil, dove Sleiman coordinava il partito, insieme a un gruppo di sostenitori infuriati.

La mossa del leader cristiano serviva a compattare la sua base – oggi le Forze libanesi sono la prima forza di opposizione in Parlamento – ma anche per inviare un messaggio politico ai suoi arcirivali di Hezbollah, che i cristiani accusano di essere dietro l'assassinio di un altro esponente…

Un omicidio eccellente alla frontiera tra due Stati, e due comunità, che rischia di destabilizzare ulteriormente il Libano. Lunedì, in Siria, poco distante dal confine libanese è stato ritrovato il cadavere di Pascal Sleiman, rapito domenica a Nord di Beirut. Sleiman era un dirigente di peso delle Forze libanesi, il movimento cristiano erede delle Falangi, e braccio destro del suo leader Samir Geagea. Quando si è diffusa la notizia della sua scomparsa, domenica, in una rara uscita dalla sua residenza di Meerab, Geagea - che da anni si muove poco e scortato a causa di "minacce alla sua sicurezza" - è andato a Jbeil, dove Sleiman coordinava il partito, insieme a un gruppo di sostenitori infuriati.

La mossa del leader cristiano serviva a compattare la sua base – oggi le Forze libanesi sono la prima forza di opposizione in Parlamento – ma anche per inviare un messaggio politico ai suoi arcirivali di Hezbollah, che i cristiani accusano di essere dietro l'assassinio di un altro esponente delle Forze libanesi, Elias Hasrouni, trovato morto nel suo villaggio natale di Aïn Ebel, nel Sud del Libano, un anno fa.

Le indagini sono state prese in carico dall’intelligence militare dell’esercito libanese, secondo cui Sleiman sarebbe stato ucciso durante un tentato furto della sua auto e poi portato in Siria, secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani (Osdh) nella zona di Homs controllata dai governativi e dove è fortemente radicato l’Hezbollah libanese, alleato di Assad. Le forze libanesi sono convinte però che il movente sia un altro: è stato "un assassinio politico fino a prova contraria", hanno dichiarato in un comunicato. Neppure la moglie di Sleiman sembra voler fermarsi alla versione ufficiale: "Sto cercando di capire. Non credo alle versioni avanzate. I presunti aggressori non hanno chiesto riscatto. Hanno preso mio marito... ma non l'auto: come può essere un furto d'auto?" ha dichiarato .

L’esercito libanese ha arrestato nove sospetti siriani e “sta lavorando con le autorità siriane per recuperare i resti e continuare le indagini sotto la supervisione dell'ufficio del procuratore militare", riferisce il quotidiano libanese L’Orient le Jour, vicino al movimento cristiano, che racconta come l’omicidio abbia riacceso le tensioni politiche in Libano, un Paese attraversato da profonde divisioni religiose, etniche, e in cui le tensioni tra cristiani e sciiti hanno dato vita anche a vere e proprie battaglie urbane come accadde nel 2021. A Tayouneh, quartiere cristiano di Beirut, dove iniziò la guerra civile, nell’ottobre di quell’anno quelli di Hezbollah arrivarono armati fino ai denti, volevano bloccare l’indagine del giudice Bitar sull’esplosione al porto di Beirut. Si scatenò l’inferno: 6 morti, decine di feriti.

I “gialli” accusarono quelli di Geagea di averli sparati dai tetti con i cecchini, lui negò categoricamente qualsiasi coinvolgimento. Dopo la guerra civile Geagea ha fatto mea culpa, è stato in carcere, le milizie sono state disarmate – non il nascente Hezbollah. Ma il Libano è un Paese inondato da armi di contrabbando che arrivano dalla Siria.

Sleiman non è il primo dirigente cristiano ad essere assassinato. "Se lo Stato non può proteggerci, ce lo dica una volta per tutte", ha dichiarato Ziad Hawat, deputato delle Forze Libanesi di Jbeil, senza nascondere i suoi timori di vedere “l’incidente succedere di nuovo con qualcun altro”. “Continuiamo a fare affidamento sullo Stato e sulla polizia. Ma nessuna colpa dovrebbe essere attribuita a noi (per decisioni che potrebbero essere prese in seguito). Non resteremo a guardare e a piangere per i nostri dirigenti ogni pochi mesi”.

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