Il decano dei banchieri di Helsinki: “Così la mia Finlandia è uscita dall’ombra di Stalin”
dalla nostra inviata Tonia Mastrobuoni“Capisco perché Jean Sibelius avesse scelto Rapallo per la scrivere la sua seconda sinfonia: gli inverni in Finlandia sono lunghi”. Erkki Liikanen sorride sornione, il suo sguardo si allunga sull’orizzonte, il lago di Como luccica maestoso al sole. “L’Italia è bella”, esclama, mentre il rombo di un motoscafo spezza la pace. Liikanen è stato un austero, temutissimo banchiere centrale, e un severo Commissario europeo. Ciò che è meno noto è che sin da giovane, quando era ambasciatore a Bruxelles, è stato uno dei protagonisti del cammino della Finlandia “dall’ombra di Stalin”, come la chiama lui, alla piena adesione all’Unione europea e alla Nato.
A margine del Forum di Cernobbio, Liikanen ci svela che sua madre è nata in Russia, figlia di un destino tragico, e che per spiegare l’umore del suo Paese rispetto all’ingombrante vicino è sufficiente ascoltare un pugno di versi di Uuno Kailas che Liikanen recita a memoria e che ogni finlandese impara già sui banchi di scuola: “Dinanzi a me l’A…
“Capisco perché Jean Sibelius avesse scelto Rapallo per la scrivere la sua seconda sinfonia: gli inverni in Finlandia sono lunghi”. Erkki Liikanen sorride sornione, il suo sguardo si allunga sull’orizzonte, il lago di Como luccica maestoso al sole. “L’Italia è bella”, esclama, mentre il rombo di un motoscafo spezza la pace. Liikanen è stato un austero, temutissimo banchiere centrale, e un severo Commissario europeo. Ciò che è meno noto è che sin da giovane, quando era ambasciatore a Bruxelles, è stato uno dei protagonisti del cammino della Finlandia “dall’ombra di Stalin”, come la chiama lui, alla piena adesione all’Unione europea e alla Nato.
A margine del Forum di Cernobbio, Liikanen ci svela che sua madre è nata in Russia, figlia di un destino tragico, e che per spiegare l’umore del suo Paese rispetto all’ingombrante vicino è sufficiente ascoltare un pugno di versi di Uuno Kailas che Liikanen recita a memoria e che ogni finlandese impara già sui banchi di scuola: “Dinanzi a me l’Asia, l’Est / Dietro di me l’Ovest e l’Europa / Io, la sentinella, sono di guardia”.
E quindi lei ha un’idea precisa del perché la Finlandia ha deciso di aderire alla Nato così rapidamente dopo decenni di dinieghi?
“La stessa cosa mi è stata chiesta un anno fa, mentre ero a una cena a Windsor. Ho risposto che è avvenuto per tre motivi: ‘Putin, people, politics’ (‘Putin, la gente, la politica’). L’invasione dell’Ucraina ha cambiato tutto. Putin ha unito il Paese. Nel 2020 disse che pretendeva da noi delle garanzie, che voleva che rimanessimo per sempre uno Stato-cuscinetto. Era già un segnale d’allarme. Così, quando scatenò la guerra contro l’Ucraina, i finlandesi diventarono subito favorevoli alla Nato. I partiti seguirono. Noi veniamo dall’ombra di Stalin. E non lo dimentichiamo mai”.
Cosa vuol dire?
“Mia madre era nata in Carelia, la regione che perdemmo alla Russia dopo la Guerra d'inverno. La famiglia fu cacciata quando lei aveva nove anni, durante il conflitto. Quando tornarono, i russi avevano minato la fattoria. Mio nonno saltò su una mina che gli tranciò le gambe e morì. La Guerra d’Inverno è nella storia di ogni finlandese. La Carelia è una parte centrale della storia, dell’identità finlandese, le nostre saghe vengono da lì. E i careliani furono tutti evacuati dai russi. Peraltro lei avrà notato che i finlandesi sorridono poco”.
In effetti.
“Invece noi careliani siamo i finlandesi che sorridono”.
Finlandesi gioviali.
“Esatto. Una volta il presidente Mauno Koivisto mi disse che aveva incontrato dei poliziotti che ridevano, ‘devono essere careliani’, commentò”.
Lei è stato consigliere di Koivisto quando era presidente della Repubblica.
“Ha scritto un bellissimo libro, ‘L’idea russa’. Quando andò a presentarlo a Mosca, un giornalista gli chiese: ‘E qual è l’’idea finlandese’? Koivisto rispose: ‘sopravvivere’. Lo disse in russo”.
Sintetizza in una sola parola l’umore di un Paese, spiega perché la Guerra d’Inverno vi è rimasta nel sangue. Ma anche cosa significano 1.300 chilometri di frontiera con la Russia.
“La Russia è lì, a un passo. Lo abbiamo imparato dolorosamente nei secoli. Ma siamo molto diversi, i nostri valori sono profondi. In Finlandia lo stato di diritto, l’indipendenza delle amministrazioni pubbliche, la lotta alla corruzione sono sacri. E siamo stati i primi a concedere il voto alle donne”.
Eppure, prima ancora della Nato, anche il percorso per entrare nell’Unione europea è stato lungo.
“Nel 1990 lasciai il governo e andai a fare l’ambasciatore a Bruxelles, dove si discuteva di un’area economica comune. Nell’estate del 1991 ci fu il putsch a Mosca, in autunno collassò l’Unione sovietica. In particolare noi finlandesi capimmo che qualcosa di veramente enorme stava accadendo. Da Helsinki mi chiesero un rapporto che doveva rispondere a una domanda cruciale: quando chiediamo l’adesione alla Ue? Io suggerì al più tardi entro il 1992. Allora mi chiesero: e se non facciamo in tempo? Quando potremo farlo la prossima volta? Risposi: tra dieci anni. Ce ne sono voluti nove e quattro mesi. Ma l’importante è che ora ne facciamo parte, per la Finlandia ma anche per l’Europa. E che tutta la Scandinavia sia entrata nella Nato”.