✕

L’allarme dell’intelligence Usa: “Imminente l’attacco dell’Iran”. Teheran chiude lo spazio aereo

L'auto sulla quale viaggiavano i figli di Haniyeh a Gaza City (afp)
A Gaza uccisi in un raid i figli del leader di Hamas Haniyeh
2 minuti di lettura

TEL AVIV — La fine del Ramadan, l’inizio del conto alla rovescia. Tutti i servizi di intelligence occidentali danno per imminente la rappresaglia dell’Iran contro Israele per l’attacco al consolato iraniano di Damasco dove sono morti sette pasdaran, tra cui il generale Razi Moussavi. Attacco mai rivendicato dallo Stato ebraico ma per il quale Teheran ha giurato vendetta. «Il regime del male sarà punito», ha ribadito ancora oggi l’ayatollah Ali Khamenei. Teheran ha chiuso lo spazio aereo, e la tedesca Lufthansa per precauzione aveva già sospeso i voli da e per l’Iran per tutta la giornata di domani. Netanyahu ostenta sicurezza, dice che il suo Paese è pronto a ogni scenario. Ma la Casa Bianca è preoccupata. Nelle ultime ore il ministro esteri iraniano ha parlato con i ministri di Arabia Saudita, Iraq, Emirati e Qatar.
Il presidente americano lo ha fatto capire con chiarezza durante la visita a Washington del premier giapponese Fumio Kishida. «Il nostro impegno per la sicurezza di Israel…

TEL AVIV — La fine del Ramadan, l’inizio del conto alla rovescia. Tutti i servizi di intelligence occidentali danno per imminente la rappresaglia dell’Iran contro Israele per l’attacco al consolato iraniano di Damasco dove sono morti sette pasdaran, tra cui il generale Razi Moussavi. Attacco mai rivendicato dallo Stato ebraico ma per il quale Teheran ha giurato vendetta. «Il regime del male sarà punito», ha ribadito ancora oggi l’ayatollah Ali Khamenei. Teheran ha chiuso lo spazio aereo, e la tedesca Lufthansa per precauzione aveva già sospeso i voli da e per l’Iran per tutta la giornata di domani. Netanyahu ostenta sicurezza, dice che il suo Paese è pronto a ogni scenario. Ma la Casa Bianca è preoccupata. Nelle ultime ore il ministro esteri iraniano ha parlato con i ministri di Arabia Saudita, Iraq, Emirati e Qatar.
Il presidente americano lo ha fatto capire con chiarezza durante la visita a Washington del premier giapponese Fumio Kishida. «Il nostro impegno per la sicurezza di Israele è ferreo, faremo di tutto per difenderla», ha detto Joe Biden.

L’ipotesi ritenuta più credibile dai servizi segreti è il lancio di missili ad alta precisione o di droni, direttamente dal territorio iraniano o dalle milizie sciite presenti in Siria, Iraq, Libano e Yemen. «Potrebbe avvenire nei prossimi giorni», avvertono gli 007 statunitensi. «Possibili obiettivi prioritari sono le strutture militari o governative di Israele».

Con questa previsione, diffusa ormai con l’aura dell’inevitabilità, si è concluso il mese sacro per l’Islam al tempo della guerra di Gaza. Quest’anno la tradizionale festa dell’Eid al-Fitr è stata minima ma segnata da un triplice omicidio di cui si parlerà tanto anche per le circostanze in cui è avvenuto. Un raid israeliano nel Nord della Striscia ha ucciso tre dei tredici figli del leader politico di Hamas Ismail Haniyeh, che da anni vive a Doha. Hazem, Amir e Mohammad sono morti nel campo profughi di al Shati, dove nel 1963 è nato proprio Haniyeh.

Le Israeli defence forces (Idf) e lo Shin Bet (l’agenzia di intelligence per affari interni) hanno confermato l’operazione sostenendo che i tre «facevano parte delle brigate al Qassam»: Amir era un comandante di squadra, Hazem e Mohammed avevano ruoli minori. «Stavano dirigendosi a compiere attività terroristiche nel centro di Gaza», spiega l’Idf.

Un missile lanciato da un drone ha colpito l’auto su cui viaggiavano i tre. La stranezza sta proprio in questo, che tre soggetti ritenuti target di primo livello si muovessero insieme su un unico mezzo. Per giunta, come scrivono i media locali, per andare con amici alla festa dell’Eid al-Fitr. È stato Haniyeh a rivelare che nel convoglio c’erano anche i suoi nipoti: il bilancio è di almeno sei morti.

«Sono tutti martiri sulla strada della liberazione della moschea di al Aqsa e di Gerusalemme», è il commento del leader di Hamas, che ha incassato la solidarietà del presidente turco Erdogan. Circola un video, la cui autenticità non è confermata, in cui si vede Haniyeh ricevere la notizia senza fare una piega. «Il nostro nemico criminale è guidato dallo spirito di vendetta. C’è una guerra di pulizia etnica e un genocidio in corso», dichiara, sottolineando che dall’inizio del conflitto sono deceduti già sessanta membri della sua famiglia. L’uccisione dei tre figli, a dire del capo di Hamas, non cambia le «richieste della fazione sul cessate il fuoco» nei colloqui indiretti tra le parti in corso al Cairo.

A guidare il negoziato è il direttore della Cia William Burns ma non pare che ci saranno novità positive a breve. Le controparti sono ancora lontane dall’intesa sulle condizioni base per il rilascio dei circa 130 ostaggi e, oltretutto, Hamas ha fatto capire agli intermediari di non essere in grado di rintracciare i primi 40 sequestrati israeliani che dovrebbero servire a completare la fase uno dell’accordo.

Biden insiste su entrambi perché arrivino a una sintesi. Da una parte sollecita Hamas a dare una risposta alla proposta americana di una tregua temporanea di sei settimane (secondo il Wall Street Journal, Hamas ha già respinto la mediazione Usa e presenterà a breve una sua road map), dall’altra accusa Netanyahu di fare un errore a Gaza e dice di «non condividere per niente» l’approccio del premier israeliano. Soprattutto per quanto riguarda il numero dei civili uccisi nella Striscia e l’ingresso degli aiuti umanitari, aumentati significativamente negli ultimi giorni ma non ancora sufficienti «Sono stato molto diretto e franco nei colloqui con Netanyahu, ora vedremo cosa fa in termini di rispetto degli impegni presi».

Leggi i commenti