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Iran, allarme Aiea sul nucleare: “Un lavoro frenetico sull’uranio, entro pochi mesi avrà la bomba”

Rafael Grossi, direttore generale Aiea (reuters)
Gli ispettori Onu hanno riscontrato grandi attività a Fordow. “Arricchimento al 60%”
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C’è un nuovo pericoloso capitolo che minaccia la stabilità del pianeta: l’Iran ha ripreso a correre verso il nucleare militare, un obiettivo che appare ormai vicinissimo. L’ultima osservazione dell’Aiea, il cui controllo è limitato dal ritiro americano dall’accordo sul nucleare deciso sei anni fa dall’allora presidente Trump, ha acceso l’allarme rosso: secondo gli esperti che hanno analizzato la relazione, di questo passo l’Iran potrebbe avere in dotazione una prima bomba atomica entro pochi mesi, e in un paio d’anni potrebbe disporre di un sistema combinato di lancio di un ordigno nucleare attraverso un missile.

«Nell’ultimo viaggio degli ispettori, a febbraio – scrive il Washington Post in un articolo molto letto e commentato - all’interno della prosa asciutta del documento c’erano indicazioni di un cambiamento allarmante. Nelle fabbriche che avevano cessato la produzione di uranio arricchito in base all’accordo nucleare del 2015, gli ispettori hanno assistito a un’attività frenetic…

C’è un nuovo pericoloso capitolo che minaccia la stabilità del pianeta: l’Iran ha ripreso a correre verso il nucleare militare, un obiettivo che appare ormai vicinissimo. L’ultima osservazione dell’Aiea, il cui controllo è limitato dal ritiro americano dall’accordo sul nucleare deciso sei anni fa dall’allora presidente Trump, ha acceso l’allarme rosso: secondo gli esperti che hanno analizzato la relazione, di questo passo l’Iran potrebbe avere in dotazione una prima bomba atomica entro pochi mesi, e in un paio d’anni potrebbe disporre di un sistema combinato di lancio di un ordigno nucleare attraverso un missile.

«Nell’ultimo viaggio degli ispettori, a febbraio – scrive il Washington Post in un articolo molto letto e commentato - all’interno della prosa asciutta del documento c’erano indicazioni di un cambiamento allarmante. Nelle fabbriche che avevano cessato la produzione di uranio arricchito in base all’accordo nucleare del 2015, gli ispettori hanno assistito a un’attività frenetica: nuove apparecchiature installate, che producono uranio arricchito a velocità sempre più elevate, e un’espansione in corso che potrebbe presto raddoppiare la produzione dell’impianto».

Il nucleo della minaccia è ancora volta il sito più tecnologicamente avanzato in Iran, quello di Fordow: ha raggiunto un livello di arricchimento dell’uranio del 60%, vicinissimo a quello utilizzato in campo militare (90%). Un livello molto più alto rispetto a quello richiesto dalle applicazioni civili. L’Iran continua però ad assicurare la comunità internazionale di non avere alcuna intenzione di produrre armi nucleari, e diluisce l’uranio arricchito a Fordow. Lo stesso leader supremo, l’ayatollah Ali Khamenei, nel 2003 aveva emesso una fatwa contro le armi nucleari e nel giugno 2023 ha ribadito la sua contrarietà definendo le armi di sterminio «in contraddizione con l’Islam»; e i funzionari iraniani – ricorda il Post - accusano spesso i governi occidentali di doppio standard nel demonizzare il programma nucleare iraniano senza pretendere controlli per quello di Israele.

Ma la realtà è che l’Iran avanza verso la piena capacità tecnica e produttiva di realizzare ordigni nucleari. Il capo dell’Organizzazione per l’energia atomica iraniana, Mohammad Eslami, ha definito l’obiettivo nella «deterrenza, che è stata raggiunta con l’aiuto di Dio senza dover violare alcuna regola o regolamento». Secondo i funzionari dell’Aiea intervistati anonimamente dal Washington Post a Vienna, e secondo «più di una dozzina di attuali ed ex funzionari dell’intelligence degli Stati Uniti e dell’Europa, l’Iran avanza lentamente ma con sicurezza per accumulare i mezzi per un’arma futura senza fare alcuna mossa palese per costruirne una». Ma l’acquisizione della sola capacità equivale già a una rottura drammatica degli equilibri nell’area più turbolenta del pianeta.

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