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Caccia agli Ufo, una misteriosa app collabora con la Nasa per raccogliere le segnalazioni

Enigma Labs, creata da una anonima imprenditrice che si fa chiamare soltanto “A”, sostiene di aver raccolto già 15 mila avvistamenti, e di questi due terzi risulterebbero inspiegabili
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NEW YORK - La domanda che gli americani si fanno dal 1947 - “gli alieni sono tra noi?” - forse ha trovato una risposta, o almeno un mezzo per darsela. A settembre la Nasa non aveva confermato l’esistenza di extraterrestri e dischi volanti, però aveva invitato tutti a segnalare e a raccogliere prove di avvistamenti di alieni. Tra le persone che hanno incontrato rappresentanti dell’agenzia spaziale americana c’è stata la creatrice di una app chiamata Enigma Labs.

Di questa compagnia non c’è traccia nei documenti, ma il suo ruolo non sembra così marginale: questa app è nata per raccogliere segnalazioni dai cittadini. Fondata nel 2020 a New York, l’azienda sostiene di aver raccolto già 15 mila avvistamenti, e di questi due terzi risulterebbero inspiegabili. Ma non è tutto. Dicono sul web di “essere motivati dalla curiosità e dall’ottimismo riguardo l’ignoto”, però la fondatrice e Ceo di Enigma Labs è rimasta anonima, nascosta dietro una sola iniziale, “A”, misteriosa come i personaggi del…

NEW YORK - La domanda che gli americani si fanno dal 1947 - “gli alieni sono tra noi?” - forse ha trovato una risposta, o almeno un mezzo per darsela. A settembre la Nasa non aveva confermato l’esistenza di extraterrestri e dischi volanti, però aveva invitato tutti a segnalare e a raccogliere prove di avvistamenti di alieni. Tra le persone che hanno incontrato rappresentanti dell’agenzia spaziale americana c’è stata la creatrice di una app chiamata Enigma Labs.

Di questa compagnia non c’è traccia nei documenti, ma il suo ruolo non sembra così marginale: questa app è nata per raccogliere segnalazioni dai cittadini. Fondata nel 2020 a New York, l’azienda sostiene di aver raccolto già 15 mila avvistamenti, e di questi due terzi risulterebbero inspiegabili. Ma non è tutto. Dicono sul web di “essere motivati dalla curiosità e dall’ottimismo riguardo l’ignoto”, però la fondatrice e Ceo di Enigma Labs è rimasta anonima, nascosta dietro una sola iniziale, “A”, misteriosa come i personaggi delle saghe di James Bond e Austin Powers.

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“L’anonimato mi ha permesso di restare concentrata sulla missione - ha confessato al New Yorker la signora “A”, parlando dagli uffici della sede, nel Lower East Side di Manhattan - perché c’è troppa attenzione là fuori. Internet è pieno di leoni da tastiera”. Attraverso l’uso di lenti per la realtà aumentata, la app permette di puntare il cellulare verso l’alto e identificare aerei, satelliti e altri oggetti, diciamo, volanti. “È una specie di Shazam ma per i cieli”, ha aggiunto la fondatrice, una donna descritta dalla rivista come alta e sottile. Sul telefonino, inoltre, restano registrati anche dati legati alla localizzazione e altri dettagli.

Da mesi Enigma sta trattando con le agenzie governative americane la possibilità di fornire report che possano combinarsi con i dati satellitari e radar in dotazione al Pentagono. Più di quindicimila segnalazioni potrebbero aiutare a trovare una risposta. Gli utenti postano attraverso la app foto di oggetti lontani, oppure punti neri in cieli azzurri, tipo quello fotografato sopra l’Empire State Building. Era un Ufo? Al momento non si sa, ma gli avvistamenti stanno alimentando un flusso record di immagini e dati prodotti dagli utenti.

Il mercato non manca se finora sono stati 300 mila gli avvistamenti di alieni segnalati in tutto il mondo. I dati saranno disponibili per tutti, gli algoritmi per analizzarli no, ma è già qualcosa in un Paese con l’ossessione per gli alieni.

Il primo avvistamento di Ufo negli Usa

Il primo avvistamento negli Usa di Ufo viene fatto risalire al 1947, quando alcune persone in New Mexico trovarono resti di un pallone sonda militare che avrebbe generato la prima leggenda metropolitana legata alla presenza di un’astronave aliena. Da allora gli avvistamenti hanno accompagnato le notti americane. “Noi siamo essenzialmente una compagnia che raccoglie dati scientifici - aveva spiegato un anno fa il capo operativo, Mark Douglas - e stiamo costruendo la prima piattaforma comunitaria dedicata allo studio di fenomeni anomali e non identificati”.

Lo stigma della segnalazione

Parte dell’obiettivo è contrastare lo stigma della segnalazione, vista spesso con diffidenza. La app chiede agli utenti di descrivere il fenomeno nei dettagli: tempo, spazio, forma dell’oggetto osservato, e dà la possibilità di caricare foto e video. Le immagini possono essere inviate da tutti, ma sarà l’algoritmo a classificare le segnalazioni. Cosa sarà credibile e cosa no? Gli Ufo resteranno ancora oggetti non identificati per un po’, ma almeno saranno dentro un database, in attesa di tornare utili in futuro.

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