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Ucraina, summit di pace a giugno. Ma la Russia non sarà a Lucerna

La Svizzera ospiterà al Buergenstock Resort il vertice chiesto da Zelensky. Punta a una roadmap per chiudere il conflitto. Possibile la presenza di Biden, incerta quella fondamentale della Cina. Mosca: “Anche se fossimo invitati non ci andremmo”
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NEW YORK — La Svizzera conferma: la conferenza di pace che la presidente della Confederazione Viola Ahmerd si era impegnata a organizzare dopo la richiesta fattale dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky a gennaio a Davos, si farà. Organizzata il 15 e 16 giugno prossimi al Buergenstock Resort di Lucerna, nel Canton Nidvaldo, la più grande struttura alberghiera del Paese, 383 fra stanze e suite, proprietà del governo del Qatar. Il ministro degli Esteri Ignazio Cassis, che lo ha annunciato ieri ha spiegato che il suo governo ne ha discusso in questi mesi direttamente con Paesi del G7, con l’Unione europea e con rappresentanti del Sud del mondo: compresi Cina, India, Sudafrica, Brasile, Etiopia e Arabia Saudita.

E anche se non è ancora chiaro chi di questi parteciperà – si parla di almeno 100 paesi e Pechino potrebbe essere fra questi, secondo quanto dichiarato dall’ambasciatore cinese Wang Shihting sebbene ha confermato Cassis restino “alcune incognite” - la Svizzera ritiene di p…

NEW YORK — La Svizzera conferma: la conferenza di pace che la presidente della Confederazione Viola Ahmerd si era impegnata a organizzare dopo la richiesta fattale dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky a gennaio a Davos, si farà. Organizzata il 15 e 16 giugno prossimi al Buergenstock Resort di Lucerna, nel Canton Nidvaldo, la più grande struttura alberghiera del Paese, 383 fra stanze e suite, proprietà del governo del Qatar. Il ministro degli Esteri Ignazio Cassis, che lo ha annunciato ieri ha spiegato che il suo governo ne ha discusso in questi mesi direttamente con Paesi del G7, con l’Unione europea e con rappresentanti del Sud del mondo: compresi Cina, India, Sudafrica, Brasile, Etiopia e Arabia Saudita.

E anche se non è ancora chiaro chi di questi parteciperà – si parla di almeno 100 paesi e Pechino potrebbe essere fra questi, secondo quanto dichiarato dall’ambasciatore cinese Wang Shihting sebbene ha confermato Cassis restino “alcune incognite” - la Svizzera ritiene di poter contare comunque su abbastanza consenso internazionale per dare il via a un evento che mira a offrire «una piattaforma di dialogo ad alto livello sulle possibili soluzioni di pace per l’Ucraina, basata sul diritto internazionale e sullo Statuto delle Nazioni Unite». E dove «stabilire una tabella di marcia per poi coinvolgere la Russia nel processo di pace».

Mosca in realtà, da tempo irritata dalla decisione di Berna di accettare le sanzioni imposte dalla Ue tanto da affermare che «la Svizzera non può più essere considerata neutrale», ha già annunciato di non essere interessata: «Non siamo stati invitati e qualora dovessero farlo rifiuteremo» ha confermato l’ambasciata russa di Berna. Con la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova che sempre ieri ha tagliato corto, bollando l’evento come «un prodotto americano: una photo-opportunity per i democratici che hanno bisogno di dire ai loro elettori che il progetto “Ucraina” è ancora a galla. Il principale criterio della loro attuale politica è che le elezioni Usa sono l’unica cosa importante, Kiev non conta niente».

Le cose in realtà non stanno esattamente così. Certo, secondo i quotidiani locali anche il presidente americano Joe Biden, che in quei giorni sarà in Europa per il G7 in Puglia, potrebbe decidere di recarsi in Svizzera. E certo secondo Cassis «la presenza degli Stati Uniti è essenziale». Ma gli inviti non sono ancora partiti, e nulla è confermato. Anzi, l’amministrazione americana avrebbe tentato di dissuadere fino all’ultimo Zelensky dall’andare avanti con l’ipotesi di una conferenza di pace svizzera dove continuare a sostenere il suo piano in dieci punti che prevede il ripristino dell’integrità territoriale dell’Ucraina, il ritiro delle truppe russe, la protezione delle forniture alimentari ed energetiche, la sicurezza nucleare e il rilascio di tutti i prigionieri di guerra.

Tutte ipotesi che Mosca rifiuta categoricamente e che in altre conferenze tra sherpa – Copenaghen e Gedda fra queste – erano state smussate nella speranza di arrivare invece a un accordo di massima gradito a quanti più paesi possibile, da imporre di fatto a Putin forti di un ampio consenso globale. Salvo che lo scenario è stato guastato dal fallimento della controffensiva ucraina e l’unità internazionale minata dalle nuove divisioni portate dalla guerra di Gaza e dall’ombra che la candidatura di Trump alla presidenza sta già proiettando sulle scelte di politica internazionale.

Anche per questo è cruciale capire cosa farà Pechino, che un anno fa aveva presentato un suo documento in 12 punti per porre fine alla guerra, che aveva ricevuto ottima accoglienza da parte russa. Ma non a Washington: che invece parlò di “falsa narrativa” da parte di un paese che non riusciva a condannare esplicitamente l’invasione. «La Svizzera ritiene di avere la responsabilità di contribuire al processo di pace in Ucraina»: vedremo quanto gli altri riusciranno a cooperare.

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