✕

Storico incontro in Cina tra Xi e l’ex presidente taiwanese Ma. “Non c’è rancore che non possa essere risolto”

Ma Ying-jeou è ancora oggi considerato il deus ex machina del Kuomintang, il partito all’opposizione più favorevole al dialogo con la Cina. È la prima volta che un ex presidente di Taiwan viene ospitato dal massimo leader cinese a Pechino dal 1949
3 minuti di lettura

PECHINO - “Nessuna interferenza esterna potrà mai fermare la ‘riunione di famiglia’ tra le due sponde dello Stretto di Taiwan. Non c'è rancore che non possa essere risolto, non c'è problema che non possa essere discusso e non c'è forza che possa separarci”. Xi Jinping ha accolto così ieri nella Grande Sala del Popolo su piazza Tiananmen l’ex presidente taiwanese Ma Ying-jeou. "Una guerra sarebbe insopportabile. I cinesi su entrambe le sponde dello Stretto sono sicuramente abbastanza saggi da gestire le varie dispute in modo pacifico ed evitare i conflitti", gli ha risposto l’ospite. Concetto ribadito da Ma anche questa mattina, al suo rientro da Pechino: “Taiwan e la Cina possono risolvere pacificamente le loro differenze, condividiamo la stessa cultura e la stessa storia”.

PECHINO - “Nessuna interferenza esterna potrà mai fermare la ‘riunione di famiglia’ tra le due sponde dello Stretto di Taiwan. Non c'è rancore che non possa essere risolto, non c'è problema che non possa essere discusso e non c'è forza che possa separarci”. Xi Jinping ha accolto così ieri nella Grande Sala del Popolo su piazza Tiananmen l’ex presidente taiwanese Ma Ying-jeou. "Una guerra sarebbe insopportabile. I cinesi su entrambe le sponde dello Stretto sono sicuramente abbastanza saggi da gestire le varie dispute in modo pacifico ed evitare i conflitti", gli ha risposto l’ospite. Concetto ribadito da Ma anche questa mattina, al suo rientro da Pechino: “Taiwan e la Cina possono risolvere pacificamente le loro differenze, condividiamo la stessa cultura e la stessa storia”.

Una visita storica: grandi sorrisi e una stretta di mano lunga sedici secondi. Una visita che si svolge però in un contesto ben diverso rispetto all’altro incontro storico di nove anni fa (a Singapore, in territorio neutro) quando i due leader provavano ad avviare una distensione dei rapporti. Xi usa Ma per proiettare calma e fiducia sulla questione di Taiwan, per “segnalare che vuole un abbassamento delle tensioni e che finché a Taiwan ci saranno persone come Ma c'è sempre la possibilità di una riunificazione pacifica. Non credo che molti a Taiwan la pensino così, ma incontri come questo possono essere utili se riescono ad abbassare la temperatura”, sostiene Bill Bishop, attento analista della politica cinese.

Sebbene sia improbabile che l'incontro di ieri porti a cambiamenti fondamentali nei legami tra le due sponde dello Stretto, ha comunque un forte significato politico per Pechino e un peso simbolico. Per tre ragioni: è la prima volta che un ex presidente di Taiwan (o in carica) viene ospitato dal massimo leader cinese a Pechino dal 1949, da quando cioè Chiang Kai-shek e il suo Kuomintang (di cui oggi Ma pur senza ruoli ufficiali è ancora considerato il deus ex machina, partito all’opposizione nell’isola, diventato negli anni più favorevole al dialogo con Pechino) fuggirono a Taiwan sconfitti nelle guerra civile contro i comunisti di Mao; perché l’incontro avviene a poco più di un mese dall’insediamento ufficiale a Taipei del nuovo presidente democratico Lai Ching-te, che la Cina considera un “pericoloso separatista”, ed è un modo quindi per spingerlo verso posizioni più accomodanti per iniziare a parlarsi; e infine perché avvenuto nelle stesse ore in cui a Washington il presidente statunitense Joe Biden riceveva per un summit il primo ministro giapponese Fumio Kishida nel quale l’assertività cinese nel Mar cinese meridionale (e su Taiwan) è stata al centro delle discussioni. Insomma, la Cina manda un messaggio anche all’America come a dire: non stiamo scatenando una guerra.

Ricevendo Ma con tutti gli onori, Xi continua così la sua opera di corteggiamento nei confronti dell’opposizione dell’isola dopo le elezioni di gennaio, visto che il dialogo con il Partito democratico-progressista al potere è nullo. Il trattamento riservato a Ma è un modo per sottolineare che Pechino manterrà la porta aperta a coloro che favoriscono legami più stretti e accettano le sue condizioni per i colloqui. Pechino spinge per una “riunificazione” pacifica, ma non ha escluso l’uso della forza se necessario.

Il clima non è più quello del 2015, però: sempre meno taiwanesi vedono il loro futuro a braccetto con la Cina. Anche all’interno dello stesso Kuomintang di Ma molti politici, tra cui l’ex candidato alla presidenza Hou Yu-ih, si sono dimostrati più diffidenti nei confronti di Pechino. E i cittadini di Taiwan si definiscono sempre più spesso esclusivamente taiwanesi, anziché cinesi. Negli ultimi anni Xi ha congelato i contatti ad alto livello con l’isola (i democratici hanno vinto tre elezioni consecutive battendo proprio il Kuomintang), ha cercato di isolarla sulla scena globale e di intimidirla con una presenza militare sempre più marcata.

L’incontro arriva al termine di un tour di 11 giorni per l’ex leader taiwanese qui in Cina (sta accompagnando un gruppo di studenti in un viaggio di scambio culturale): “Un viaggio di pace e di amicizia”, lo aveva definito lo scorso 1 aprile, giorno della partenza. Ma, presidente dell’isola dal 2008 al 2016, era già venuto in Cina in un tour simile lo scorso anno, ma non era stato ricevuto da Xi. L'itinerario di Ma è stato incentrato su un tema: Taiwan è parte di una più grande nazione cinese, unita dalla cultura e dalla storia, anche se non dalla politica.

Ha visitato Shenzhen, Canton, ha reso omaggio a un monumento commemorativo dell'Imperatore Giallo - il leggendario antenato del popolo Han - ha visitato la Città Proibita e si è messo a cantare "La ballata della Grande Muraglia", canzone patriottica di resistenza contro l'aggressione giapponese degli anni ’30. Nei giorni scorsi Ma era stato ricevuto anche da Song Tao, direttore dell’Ufficio per gli Affari di Taiwan, al quale ha ribadito che bisogna attenersi al “consenso del 1992” (cioè che esiste una sola Cina, ma “con diverse interpretazioni” su quale sia quella giusta).

La visita non è ben vista dal governo a Taipei. “Siamo dispiaciuti che Ma non abbia espresso pubblicamente la volontà del popolo taiwanese di difendere la sovranità e il sistema democratico della Repubblica di Cina” (il nome formale di Taiwan). “Pechino dovrebbe smettere di intimidire Taiwan e risolvere le sue divergenze con Taipei attraverso un dialogo rispettoso e razionale”, commenta il Consiglio per gli affari continentali di Taiwan.

Leggi i commenti