Diario da Gaza – I giorni di festa trascorsi al cimitero. Nessuno qui vive più nella propria casa
di Sami al-AjramiStanotte e oggi ci sono state molte operazioni militari, soprattutto nella zona centrale a Nuseirat. Una sessantina di persone sono state uccise e più di cento ferite. Ci sono stati tre attacchi principali anche a Rafah, e le dichiarazioni dell’esercito su un attacco di terra imminente fanno un’immensa paura. Siamo nel secondo giorno di Eid al-Fitr, la festa per la fine del Ramadan, e generalmente nei suoi tre giorni la gente fa un’infinità di cose per festeggiare. Purtroppo, invece, ora stanno facendo altro: la maggior parte delle famiglie va a visitare i cimiteri.
In genere dopo la morte di un parente, un amico o un familiare, nella prima giornata di festa ci si riunisce in una casa, e gli amici vengono a partecipare e a condividere le loro condoglianze. La mattina, come prima cosa si va al cimitero. Durante queste festività è stata uccisa così tanta gente, e la situazione è così triste… molte famiglie, possiamo dire tutte quelle della Striscia, hanno perso in questa guerra p…
Stanotte e oggi ci sono state molte operazioni militari, soprattutto nella zona centrale a Nuseirat. Una sessantina di persone sono state uccise e più di cento ferite. Ci sono stati tre attacchi principali anche a Rafah, e le dichiarazioni dell’esercito su un attacco di terra imminente fanno un’immensa paura. Siamo nel secondo giorno di Eid al-Fitr, la festa per la fine del Ramadan, e generalmente nei suoi tre giorni la gente fa un’infinità di cose per festeggiare. Purtroppo, invece, ora stanno facendo altro: la maggior parte delle famiglie va a visitare i cimiteri.
In genere dopo la morte di un parente, un amico o un familiare, nella prima giornata di festa ci si riunisce in una casa, e gli amici vengono a partecipare e a condividere le loro condoglianze. La mattina, come prima cosa si va al cimitero. Durante queste festività è stata uccisa così tanta gente, e la situazione è così triste… molte famiglie, possiamo dire tutte quelle della Striscia, hanno perso in questa guerra parenti o amici. Il numero di persone uccise è arrivato a 33mila, e i feriti sono 76mila. La gente non festeggia, ma si tenta di celebrare la festa almeno per i bambini, per portare loro qualche raggio di normalità e di felicità.
Lo sforzo di felicità
Su entrambi i lati della strada costiera, che ho percorso in direzione della zona centrale della Striscia per raggiungere la mia famiglia, ho visto un’infinità di bambini giocare. Alcuni di loro indossavano vestiti nuovi apposta per la festa. Ho visto adulti con abiti eleganti giocare con loro all’aperto. Normalmente nella festa i bambini raccolgono tanti soldi dai parenti e dagli adulti, tutti danno loro qualche e quindi è stato comunque un giorno felice, trascorso giocando in strada. Ho visto anche una Ong che cercava di portare serenità e aveva organizzato danze folkloristiche, la depka, in uno dei cortili sulla strada costiera, vicino alla spiaggia. Cercano di rendere felici le persone nonostante tutte le uccisioni e tutta la guerra che ancora abbiamo addosso e intorno a noi. La gente li guardava ballare nonostante la tristezza e la rabbia, e in qualche modo cercava di partecipare e di lasciarsi coinvolgere.
Generalmente trascorriamo il primo giorno di festa di fine Ramadan visitandoci a vicenda, salutando tutti e dicendo cose buone specialmente per la famiglia. I fratelli si riuniscono nella casa principale dei nonni, pranzano tutti insieme ed è un giorno veramente molto felice anche per le famiglie allargate, con i bambini che giocano tra loro. E’ la vita sociale normale, dopo il Ramadan, ed è quello che ho fatto io ieri: l’ho trascorsa con la mia famiglia, con mia madre i miei fratelli e sorelle. Di solito ci troviamo a casa dei genitori nella zona settentrionale di Gaza, ma ora siamo tutti sfollati.
Nessuno vive più a casa
Mia madre ci aveva telefonato di prima mattina, stava preparando il pranzo e voleva accertarsi che riuscissimo a essere puntuali per mangiare tutti insieme. Salutarci e ritrovarci è stato bello, ma in qualche modo triste perché è la prima festa senza mio padre. Non riusciamo a smettere di discutere di quello che ci è successo, nessuno di noi è tornato a casa sua e nessuno di noi vive nella sua casa e questa è una sofferenza continua. La conversazione è andata sulle notizie: abbiamo discusso di cosa succederà e del ritiro di Israele dall'area meridionale: siamo ancora bloccati a Gaza in due paesi diversi, e Israele impedisce a chiunque di tornare al Nord dove si trovano le nostre case. Abbiamo ragionato e discusso che Israele ha già confiscato la nostra terra e che non potremo tornare mai più; che abbiamo perso tutto ciò che avevamo, siamo sfollati e non c’è più niente nelle nostre case. Tutto quello che abbiamo guadagnato, tutta la nostra vita improvvisamente è andata, e intanto Israele sta trattando per non riportare mai più le persone nel nord di Gaza: è il crimine più disumano di sempre.