La guerra coi droni del soldato Tredici: “Così respingiamo la Marina russa”
dal nostro inviato Daniele RaineriKiev — Il drone navale che ha cacciato via la flotta russa dal Mar Nero visto da vicino è un giocattolone leggero dipinto di grigio. Accelera sul pelo dell’acqua, cambia direzione di colpo, gira su se stesso, segue i comandi che il suo pilota impartisce su una centralina di comando non più grande di una tastiera musicale. Ma questa è una zona tranquilla e c’è il sole. I marinai russi hanno imparato a conoscere questi droni in condizioni diverse.
Arrivano quando fa buio, molto al largo, in branchi da sei e più, accerchiano la nave in modo che qualsiasi direzione prenda sia costretta a incontrarne almeno un paio — e tutti gli altri convergono e inseguono. Nella fase di accerchiamento si tengono lontani per non far sentire il brontolio basso del motore — che è meno sonoro di un motorino su strada. Poi quando ormai la nave è in allarme comincia una danza frenetica di avvicinamento, a zig zag.
I militari russi hanno pub…
Kiev — Il drone navale che ha cacciato via la flotta russa dal Mar Nero visto da vicino è un giocattolone leggero dipinto di grigio. Accelera sul pelo dell’acqua, cambia direzione di colpo, gira su se stesso, segue i comandi che il suo pilota impartisce su una centralina di comando non più grande di una tastiera musicale. Ma questa è una zona tranquilla e c’è il sole. I marinai russi hanno imparato a conoscere questi droni in condizioni diverse.
Arrivano quando fa buio, molto al largo, in branchi da sei e più, accerchiano la nave in modo che qualsiasi direzione prenda sia costretta a incontrarne almeno un paio — e tutti gli altri convergono e inseguono. Nella fase di accerchiamento si tengono lontani per non far sentire il brontolio basso del motore — che è meno sonoro di un motorino su strada. Poi quando ormai la nave è in allarme comincia una danza frenetica di avvicinamento, a zig zag.
I militari russi hanno pubblicato alcuni video di quello che succede dalla loro prospettiva. Dalla coperta tutti sparano in acqua nella speranza di prendere il drone, che però cambia continuamente direzione, tirano bengala per illuminare il mare a giorno, accendono riflettori, mettono al massimo i motori, a volte infilano la nave militare in mezzo a navi civili per farsene scudo, continuano a fare manovre evasive per ore, svuotano i caricatori su ogni scia di spuma che vedono. Ma il più delle volte non serve a nulla — almeno un drone del branco colpisce la nave e la danneggia. A volte la affonda.
«Quando ne puntiamo da molto lontano una di solito facciamo in modo di metterla all’angolo da qualche parte e poi la inseguiamo a lungo, io e la mia squadra», dice un operatore dell’intelligence militare ucraina, nome di battaglia “Tredici”, che pilota droni navali fin da quando un anno fa è cominciata la campagna contro la flotta russa nel Mar Nero. «Il pattugliatore Serhiy Kotov lo abbiamo colpito a luglio, è stato fermo in riparazione, poi lo abbiamo trovato e lo abbiamo colpito di nuovo a settembre ed è andato in riparazione una seconda volta. A marzo infine lo abbiamo affondato».
Tredici con i droni navali ha affondato cinque navi russe e ne ha danneggiato altre — un dato che è senza precedenti storici. Ha un passamontagna sul viso, occhiali scuri per non far vedere gli occhi e un cappellaccio calcato sulla testa, non ha spiegato nemmeno a famiglia e amici che cosa fa perché è sulla lista degli specialisti che la Russia vorrebbe eliminare il prima possibile. «All’inizio, quando sono entrato nei servizi, avevo sicuramente voglia di raccontare, di vantarmi. Ora capisco che ne va della mia sicurezza e di quella dei miei amici e della mia famiglia».
Quando un drone tocca il bersaglio esplode con una carica da duecento chilogrammi. «Una volta mentre puntavamo una nave abbiamo visto un marinaio russo in preda al panico saltare in acqua, dev’essere morto perché faceva freddo». C’è anche un sistema automatico di avvicinamento che in teoria permetterebbe al drone di inquadrare la nave bersaglio e poi di inseguirla in automatico, «ma non lo usiamo perché tende a far andare il drone in linea retta verso la nave, che è la rotta più prevedibile e quindi quella che offre ai marinai russi le chance maggiori di colpire il drone con le mitragliatrici”. Invece i metri finali sono tutto un dribbling.
Il drone ha un nome che è un acronimo in inglese, Magura, “Maritime Autonomous Guard Unmanned Robotic Apparatus V-type”. Che però – per la tentazione di dare a tutto una radice epica in questa guerra – è anche Magura la figlia alata del dio del Tuono, patrona dei guerrieri nella mitologia ucraina. Magura è in fibra di carbonio e resina epossidica, settantasette chilometri all’ora come velocità di punta, circa cinque metri di lunghezza. Il costruttore è ucraino e ha convinto l’intelligence militare. Anche l’altra intelligence ucraina, la Sbu, si è fatta un drone navale da usare contro i russi e lo ha chiamato Sea Baby. C’è una sana concorrenza con gli altri servizi segreti? “C’è concorrenza”, risponde Tredici.
Le difese missilistiche che proteggono le città ucraine sono agli sgoccioli e questo vuol dire che i bombardamenti russi colpiscono con durezza crescente. Nel Donbass le linee vacillano e Mosca sta per montare un’offensiva di terra. Ma nel Mar Nero, gli ucraini senza navi hanno costretto la flotta russa del Mar Nero ad abbadonare il mare aperto e a rifugiarsi nei porti. Il blocco del corridoio del grano non c’è più. Gli osservatori indipendenti dicono che le navi russe affondate ormai sono ventidue. Tredici risponde così: “Mi sento sempre come se stessi cercando un nuovo obiettivo. Non mi sembra che abbiamo completato il lavoro”.