Il governo italiano dà fiducia ai golpisti del Niger e, unico tra i Paesi occidentali, riprende la collaborazione con i militari locali: è ricominciato l’addestramento delle truppe protagoniste del putsch che da sette mesi tiene agli arresti il presidente democraticamente eletto. Lo ha annunciato ieri il generale Francesco Paolo Figliuolo, al vertice del comando che coordina tutte le missioni all’estero, durante l’audizione in Parlamento. Figliuolo ha rivelato che nella visita condotta a Niamey un mese fa assieme al direttore generale della Farnesina, l’ambasciatore Riccardo Guariglia, «le autorità nigerine hanno dichiarato il prossimo avvio del processo di democratizzazione con un piano di transizione per il ritorno all’ordine costituzionale»
Finora non risulta che la giunta abbia varato un percorso verso le elezioni o indicato una data per il ripristino del potere del parlamento. La posizione strategica del Niger sembra però avere convinto Palazzo Chigi a una prova di realpolitik, …
Il governo italiano dà fiducia ai golpisti del Niger e, unico tra i Paesi occidentali, riprende la collaborazione con i militari locali: è ricominciato l’addestramento delle truppe protagoniste del putsch che da sette mesi tiene agli arresti il presidente democraticamente eletto. Lo ha annunciato ieri il generale Francesco Paolo Figliuolo, al vertice del comando che coordina tutte le missioni all’estero, durante l’audizione in Parlamento. Figliuolo ha rivelato che nella visita condotta a Niamey un mese fa assieme al direttore generale della Farnesina, l’ambasciatore Riccardo Guariglia, «le autorità nigerine hanno dichiarato il prossimo avvio del processo di democratizzazione con un piano di transizione per il ritorno all’ordine costituzionale»
Finora non risulta che la giunta abbia varato un percorso verso le elezioni o indicato una data per il ripristino del potere del parlamento. La posizione strategica del Niger sembra però avere convinto Palazzo Chigi a una prova di realpolitik, che al momento ci vede isolati rispetto al resto della Ue ma che in futuro potrebbe tutelare il ruolo dell’Europa nel Sahel.
Perché oggi, come ha ricordato Figliulo, «l’Italia è l’interlocutore privilegiato del Paese, che continua ad essere il crocevia di tutti i flussi migratori sia dal Sahel sia dal Corno d’Africa. Il Niger è pertanto un’area di prioritario interesse nazionale: per tale motivo, e nella considerazione che un’eventuale uscita delle nazioni occidentali lascerebbe “spazi di manovra” all’allargamento della presenza di altri attori nella regione, come avvenuto in Mali e in Burkina Faso, riteniamo di primaria importanza consolidare la nostra presenza». Gli investimenti di Pechino sono massicci e a gennaio i generali di Niamey hanno firmato un accordo con Mosca ma trattano pure con Teheran: hanno rotto con tutto l’Occidente, tranne che con Roma.
Il generale ha spiegato che all’indomani del colpo di Stato noi non abbiamo chiuso i programmi umanitari «e ci è stato riconosciuto questo atteggiamento positivo verso la popolazione». Adesso sono ripresi i corsi per l’addestramento dei paracadutisti, le truppe scelte destinate a fronteggiare gli attacchi jihadisti nelle province sul confine con il Mali e il Burkina Faso. Nella capitale ci sono 250 soldati italiani, che stanno completando i lavori della nuova base nella zona dell’aeroporto. Inoltre i nostri tecnici hanno quasi ultimato la costruzione di un centro di medicina aerospaziale, che certificherà i piloti militari e civili del Sahel: un’infrastruttura costata circa otto milioni di euro. E nei giorni scorsi i genieri hanno realizzato la ristrutturazione della Grande Moschea, donando pure alcuni impianti di climatizzazione.
La presenza delle nostre forze armate nella regione potrebbe venire più che raddoppiata nei prossimi mesi, arrivando a superare le 500 persone con cinque tra elicotteri e aerei. Figliuolo ha aggiunto che «siamo pronti a fornire nuovamente il nostro contributo alle due missioni dell’Ue, la Eupm e la Eucap, per rafforzare le capacità di militari e forze di sicurezza contro i terroristi». Le due iniziative, sospese all’indomani del putsch, nelle scorse settimane sono state oggetto di un braccio di ferro con la giunta nigerina, risolto soltanto con la mediazione italiana che ha permesso la partenza dei comandanti e dei loro staff. Erano le ultime forze europee presenti nel Paese dopo l’espulsione della spedizione francese. Due settimane fa i golpisti hanno ordinato anche agli americani di andare via, che per ora restano nella capitale e nella base di Agadez.
Figliuolo ha precisato che l’iniziativa nel Sahel – diretta dal ministro della Difesa Guido Crosetto – «contribuisce sinergicamente all’implementazione del cosiddetto Piano Mattei, che con strategie di cooperazione paritetiche e innovative, apre a nuove opportunità e a forme di collaborazione con i Paesi ospitanti». Quindi il Piano Mattei parte dall’abbraccio con un regime golpista? «Da quelle parti il confine tra buoni e cattivi non è così netto – ha detto Figliuolo rispondendo alle osservazioni di alcuni parlamentari - . Non voglio giustificare niente e nessuno. Ma se noi restando lì riusciamo ad aiutare chi ne ha bisogno e a far sì che quei Paesi non siano preda di influenze malevole, ad esempio russe o cinesi, magari possono diventare partner con cui stabilire rapporti proficui nell’ambito della Ue o a livello bilaterale. Il Niger è grande quanto Italia, Francia e Spagna messe insieme; ha un indice di povertà impressionante e 24 milioni di abitanti giovani. Ha bisogno di istruzione e beni primari ma ci sono tante risorse: uranio, giacimenti di petrolio non sfruttati, la disponibilità di acqua del fiume Niger. Lì ci sono tantissimi giovani intelligenti con voglia di aprirsi al mondo: possono diventare la classe dirigente per lo sviluppo dell’Africa». Indubbiamente una bella sfida, che richiede investimenti e sforzi diplomatici per trasformare le promesse dei golpisti in fatti. Ma l’Italia ne sarà capace?