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Michel in missione da Meloni: nella rosa per l’Ue anche Draghi

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Giro di consultazioni sulle posizioni-chiave dei prossimi 5 anni: guida di Commissione e Consiglio europeo, del Parlamento e della politica estera
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Roma — Le grandi manovre per definire l’assetto delle prossime istituzioni europee sono iniziate. E coinvolgono Palazzo Chigi. Charles Michel non nasconde l’urgenza dell’operazione, a colloquio con Giorgia Meloni. Di più: è il cuore del faccia a faccia a Palazzo Chigi. «Che schema hai in mente? E quali sono le tue priorità», è il senso dei quesiti che pone alla premier. Vuole ascoltare, capire cosa ha in mente la leader, chi immagina in cima al continente nei prossimi cinque anni. Sul tavolo ci sono quattro caselle, quelle decisive: il presidente della Commissione e del Consiglio Ue, il Presidente del Parlamento europeo e l’Alto rappresentante per la politica estera.

Non è certo il primo colloquio che l’attuale presidente del Consiglio europeo dedica a questo dossier. Ha iniziato a muoversi perché a Bruxelles tutti sanno che tre fattori impongono di giocare d’anticipo. Il primo: la minaccia russa non permette tentennamenti, uno stallo sarebbe a dir poco pericoloso. Il secondo: nel pr…

Roma — Le grandi manovre per definire l’assetto delle prossime istituzioni europee sono iniziate. E coinvolgono Palazzo Chigi. Charles Michel non nasconde l’urgenza dell’operazione, a colloquio con Giorgia Meloni. Di più: è il cuore del faccia a faccia a Palazzo Chigi. «Che schema hai in mente? E quali sono le tue priorità», è il senso dei quesiti che pone alla premier. Vuole ascoltare, capire cosa ha in mente la leader, chi immagina in cima al continente nei prossimi cinque anni. Sul tavolo ci sono quattro caselle, quelle decisive: il presidente della Commissione e del Consiglio Ue, il Presidente del Parlamento europeo e l’Alto rappresentante per la politica estera.

Non è certo il primo colloquio che l’attuale presidente del Consiglio europeo dedica a questo dossier. Ha iniziato a muoversi perché a Bruxelles tutti sanno che tre fattori impongono di giocare d’anticipo. Il primo: la minaccia russa non permette tentennamenti, uno stallo sarebbe a dir poco pericoloso. Il secondo: nel prossimo futuro l’Europa potrebbe dover trattare con Donald Trump, dunque non è possibile accordarsi su soluzioni al ribasso alla guida della Presidenza. E infine: c’è penuria di leadership all’altezza dei tempi, il che rende l’operazione ad alto coefficiente di difficoltà.

E quindi, come detto, Michel domanda a Meloni: cosa hai in mente? La presidente del Consiglio si mostra cauta. Gioca su più tavoli, dunque non scopre le carte. Secondo quanto si apprende da fonti autorevoli a conoscenza dei contenuti del colloquio, la leader premette che tutto dipenderà dall’esito elettorale. Come ragionamento astratto, però, passa in qualche modo in rassegna la rosa dei potenziali candidati ai vertici delle istituzioni Ue. E dunque, Ursula von der Leyen, con tutte le difficoltà del caso: le resistenze tra i popolari, la freddezza di liberali e socialisti. Roberta Metsola, opzione più fresca, ma che presenta altri problemi: il basso peso specifico del suo Paese d’origine, Malta, e le divisioni che dilaniano il Ppe. E, riferiscono le stesse fonti, viene in qualche modo evocata anche l’opzione Mario Draghi, che Meloni in privato continua a non escludere. Si diceva però della cautela: è la linea che segue la leader, perché spendersi oggi per un nome significherebbe aumentare il rischio di bruciarlo già domani.

Anche Michel porta avanti il proprio compito con cautela. Prova però informalmente a costruire una tela diplomatica che aiuti a individuare quanto prima uno schema di gioco possibile per i quattro “top jobs”, gli incarichi di peso nella prossima legislatura continentale. Una bozza d’intesa compatibile con gli equilibri tra Cancellerie e famiglie politiche dell’Europarlamento. Ecco perché già in serata, lasciata Roma, il presidente del Consiglio europeo si reca a Varsavia. Nelle scorse settimane era già volato a Vilnius, in Lituania, ma anche in Romania e Finlandia. E sempre con questo obiettivo è atteso nelle prossime settimane a Vienna, per una delle consuete cene a cui vengono invitati a rotazione alcuni dei partner dell’Unione. I contatti con Emmanuel Macron, poi, sono costanti. E attraverso l’Eliseo, il politico belga si coordina anche con il Cancelliere tedesco Olaf Scholz, l’altro tassello fondamentale da cui passa ogni scelta.

A termine del faccia a faccia, Michel sceglie di parlare anche alla stampa. Non si sbilancia, il suo compito è soprattutto quello di ascoltare i desiderata delle capitali. Gli domandano tra le altre cose anche dell’opzione Draghi, la replica è diplomatica e parte da lontano: «Le europee – sostiene - sono un momento democratico importante. Tutti gli elettori faranno una loro scelta, poi in base ai risultati potremo andare a cercare quello che sarà l’orientamento del Consiglio europeo e dovremo concordare su un’agenda per gli sviluppi futuri e per proporre un team in tal senso».

Le fondamenta di questo patto vanno cercate anche sui principali dossier. È la ragione per la quale Michel porta a Roma e nelle altre capitali anche la prossima agenda strategica, che sarà al centro del summit dei leader di fine giugno. Contiene l’indicazione di rafforzare sicurezza, difesa e competitività, oltreché gestire il fenomeno migratorio, intensificando la cooperazione con i Paesi di origine e transito. A partire, sottolinea Michel, da Egitto e Tunisia.

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