Carlo, “re green”, ottiene l’immunità per reati rurali in Galles. È polemica nel Regno Unito
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - Non è la prima volta che la monarchia britannica si comporta così. Anzi, è una “convenzione”, come tante altre accettate in questo Paese. Ma il filorepubblicano Guardian non ci sta e pubblica un articolo che rivela un nuovo trattamento di favore per re Carlo III. Che avrebbe ottenuto l'immunità giudiziaria in un disegno di legge del Galles su alcuni reati rurali, dopo una telefonata di Buckingham Palace. Il massimo rappresentante legale del governo di Cardiff avrebbe accettato la richiesta ma “con disappunto”.
Tra convenzione e interferenze
Pressioni indebite da parte del palazzo? Non è così. Nel Regno Unito, da oltre due secoli, è convenzione che il sovrano non possa essere processato o incriminato dai tribunali del Regno. Insomma, in teoria ha una immunità completa e per garantirla nessun disegno di legge dei parlamenti (nazionale e locali) del Paese può essere approvato senza il previo consenso del re. Ma si tratta appunto di una “convenzione” rispettata nei secoli, non di…
LONDRA - Non è la prima volta che la monarchia britannica si comporta così. Anzi, è una “convenzione”, come tante altre accettate in questo Paese. Ma il filorepubblicano Guardian non ci sta e pubblica un articolo che rivela un nuovo trattamento di favore per re Carlo III. Che avrebbe ottenuto l'immunità giudiziaria in un disegno di legge del Galles su alcuni reati rurali, dopo una telefonata di Buckingham Palace. Il massimo rappresentante legale del governo di Cardiff avrebbe accettato la richiesta ma “con disappunto”.
Tra convenzione e interferenze
Pressioni indebite da parte del palazzo? Non è così. Nel Regno Unito, da oltre due secoli, è convenzione che il sovrano non possa essere processato o incriminato dai tribunali del Regno. Insomma, in teoria ha una immunità completa e per garantirla nessun disegno di legge dei parlamenti (nazionale e locali) del Paese può essere approvato senza il previo consenso del re. Ma si tratta appunto di una “convenzione” rispettata nei secoli, non di una legge o di qualcosa nero su bianco. Un caso che ricorda l’assenza di una vera Costituzione nel Regno Unito, che invece si basa sulla Magna Charta e convenzioni e codicilli accettati e incorporati nei secoli dalle istituzioni.
Il Guardian, dunque, ha scoperto che l’anno scorso un rappresentante di Buckingham, nelle settimane di scrittura della nuova legislazione sui reati rurali, ha telefonato al responsabile legale dell’esecutivo gallese, Mick Antoniw, per ricordargli di rispettare proprio quella convenzione che garantisce l’immunità del sovrano. Ciò perché c’erano alcuni passaggi ambigui nel ddl che contemplano questa possibilità. Secondo alcuni documenti interni del governo di Cardiff ottenuti dal quotidiano con il “Freedom of Information Act”, Antoniw avrebbe accettato lo status quo, ovviamente, ma “controvoglia”.
Il paradosso del re ambientalista
L’altro paradosso della vicenda è che re Carlo è da sempre un accanito difensore della campagna e dell’ambiente. La legge in questione, infine approvata dall’esecutivo gallese, riguarda reati rurali come la promozione illegale di prodotti agricoli, la dismissione di carcasse animali e l’accesso più semplice del governo ai dati delle aziende agricole. Tutte cose che non toccheranno il monarca, che in base alla plurisecolare convenzione ha il diritto di vedere tutelata la ricchezza personale, le sue proprietà private e le funzioni pubbliche. Difatti, in teoria, neanche la polizia può presentarsi in una delle proprietà del sovrano britannico. Tutte cose “anti-democratiche” secondo gli attivisti repubblicani e anti-monarchici. Secondo Buckingham Palace, tutto si è svolto nella norma e secondo le regole, seppur controverse.
I precedenti
Già l’anno scorso il Guardian aveva già pubblicato articoli esplosivi su altre interferenze di Elisabetta II nella politica britannica. La Queen avrebbe interferito almeno quattro volte nella legislazione approvata da Westminster sin dall'incoronazione del 1953 attraverso lo stesso Queen's Consent, oggi King’s Consent. In pratica, negli anni alla sovrana erano arrivati oltre mille disegni di legge prima della loro pubblicazione, un numero spropositato. Ma soprattutto, in diverse occasioni Elisabetta II avrebbe espresso il suo disappunto. E, tramite le pressioni dei suoi segretari privati su Downing Street, avrebbe fatto modificare leggi "sgradite". Per esempio nel 1972, quando una nuova legislazione del governo conservatore Heath sulla trasparenza di asset e investimenti privati alla fine venne applicata solo ai sudditi, e non alla regina, da sempre restia a rivelare l'entità del suo patrimonio stimato in almeno 440 milioni di euro.
Oppure nel 1982, quando Thatcher voleva riformare le istituzioni del patrimonio artistico, inglobando anche la "Royal Commission". Elisabetta disse no, e difatti l'istituzione sopravvisse fino al 1999. Nel 1975, quando la sovrana pare si irritò per la riforma del leasing di terreni privati, che guarda caso poi non si applicò ai Windsor. Ma soprattutto: ricordate quando il marito di Elisabetta, Filippo, nel 2019 rischiò di uccidere al volante (e senza cintura) una mamma e un bambino? Il principe la scampò a livello penale perché l'incidente avvenne a Sandringham, di proprietà di Elisabetta, dove non si applica il codice della strada del 1968.