La Russia funestata dalle alluvioni: in corso l’evacuazione di Orenburg, città da mezzo milione di abitanti
dalla nostra inviata Rosalba CastellettiMOSCA – Dall’acqua sbucano soltanto tetti spioventi e tralicci dell’alta tensione. Sui comignoli, invece degli uccelli, si sono appollaiati i cani. E del ponte pedonale sul fiume Ural si scorgono a stento le scritte a caratteri cubitali “Asia” ed “Europa” che indicano il confine geografico tra i due continenti. Interi quartieri della città di Orenburg, più vicina al Kazakhstan che a Mosca, si sono oramai trasformati in specchi d’acqua.
Il livello del fiume ha toccato gli 11,71 metri, superando di due metri la soglia critica. Un’alluvione record iniziata una settimana fa quando piogge massicce e improvviso scioglimento delle nevi hanno provocato il collasso di una diga nella vicina città di Orsk e la rottura degli argini di diversi fiumi.
Da allora oltre 55 città e villaggi sono stati allagati e 20mila persone hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni negli Urali e in Siberia occidentale. Altre 103mila sono state evacuate nel vicino Kazakhstan e in particolare la città di Petropav…
MOSCA – Dall’acqua sbucano soltanto tetti spioventi e tralicci dell’alta tensione. Sui comignoli, invece degli uccelli, si sono appollaiati i cani. E del ponte pedonale sul fiume Ural si scorgono a stento le scritte a caratteri cubitali “Asia” ed “Europa” che indicano il confine geografico tra i due continenti. Interi quartieri della città di Orenburg, più vicina al Kazakhstan che a Mosca, si sono oramai trasformati in specchi d’acqua.
Il livello del fiume ha toccato gli 11,71 metri, superando di due metri la soglia critica. Un’alluvione record iniziata una settimana fa quando piogge massicce e improvviso scioglimento delle nevi hanno provocato il collasso di una diga nella vicina città di Orsk e la rottura degli argini di diversi fiumi.
Da allora oltre 55 città e villaggi sono stati allagati e 20mila persone hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni negli Urali e in Siberia occidentale. Altre 103mila sono state evacuate nel vicino Kazakhstan e in particolare la città di Petropavlosvk. E le acque alluvionali ora minacciano anche le regioni russe Kurgan, attraversata dal fiume Tobol e sede di una gigantesca fabbrica militare, e Tjumen.
L’evacuazione di Orenburg, città da mezzo milione di abitanti
“C’è una sirena che suona in città. Non è un’esercitazione. È in corso un’evacuazione di massa”. Sergej Salmin, sindaco di Orenburg, venerdì ha allertato così, con un messaggio sull’app di Telegram, l’oltre mezzo milione di abitanti della sua città. La polizia ne ha prelevati quasi 14mila: bambini con gli stivaloni da pioggia e adulti con valigie e gabbiette dei loro animali domestici.
”La cosa più importante è che la casa non venga saccheggiata. Questo è ciò che mi preoccupa. Per il resto va tutto bene! Sopravvivremo!”, ha assicurato il 64enne Valerij all’agenzia di stampa francese Afp.
“La situazione è difficile. La casa dei miei genitori ieri è stata quasi completamente allagata. E ora l’acqua si sta avvicinando anche qui”, ha detto invece il 25enne Aleksandr Budarguin dall’ultimo piano di una torre residenziale in un quartiere diventato isola.
“Un’alluvione così non avveniva dal 1942”, ha spiegato Dmitrij Surnacjov, designer 62enne, che si è spinto ai limiti del disastro per curiosare, mentre molti volontari si sono dati da fare costruendo dighe improvvisate dopo l’arrivo di autocarri carichi di argilla.
L’allarme ignorato e la protesta dei cittadini di Orsk: “Putin, aiutaci”
Secondo un documento ottenuto dal sito in lingua russa di The Moscow Times, il ministero per le Situazioni di emergenza era a conoscenza già da un mese del rischio esondazioni, ma non ha adottato alcuna misura preventiva per mitigare i danni.
Visitando la città di Orsk, il ministro Aleksandr Kurenkov ha però cercato di scaricare la colpa agli abitanti accusandoli davanti ai microfoni delle tv federali di aver ignorato l’invito a evacuare lanciato dalle autorità locali giorni prima del collasso della diga.
Parole che hanno indignato i residenti. Soltanto pochi giorni prima che la diga crollasse, il sindaco di Orsk Vasilij Kozupitsa aveva assicurato di aver ispezionato la struttura e che non c’era motivo di preoccuparsi in un post pubblicato sul social network VKontakte, poi cancellato.
Oltre il danno la beffa: il governatore della regione di Orenburg Denis Pasler ha annunciato un indennizzo una tantum di 20mila rubli (200 euro) a persona e fino a 100.000 rubli (mille euro) per ogni proprietà persa.
Spiccioli. Tanto che lunedì, tre giorni dopo il cedimento della diga, i residenti sono scesi in piazza per chiedere le dimissioni del sindaco Kozupitsa scandendo lo slogan “Putin aiutaci”. Ma, nonostante gli appelli, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha al momento escluso un viaggio del presidente russo nelle zone alluvionate.
La penuria delle squadre d’emergenza a causa dell’impegno in Ucraina
“Le persone si muovono con qualunque cosa trovino: barche, motoscafi e catamarani. C’è così tanta acqua che sembra che ci sia in un lago, non un fiume: non se ne vede la fine o la riva”, ha raccontato Anastasia, residente di Orenburg al Moscow Times in lingua russa. “Navighi verso il nulla: non ci sono servizi di emergenza, non c’è nessuno in servizio da nessuna parte”.
Non è la sola a lamentare la penuria di squadre d’emergenza ora che esercito e gruppi paramilitari sono in larga maggioranza dispiegati in Ucraina. Ma, stando ai meteorologi, il livello dell’acqua nella regione non si stabilizzerà fino alla fine di aprile.
L’allarme degli ambientalisti
Per gli ambientalisti, il disastro è soltanto un’anteprima di quello che accadrà nella regione a causa del surriscaldamento globale. Rosidromet, il servizio statale russo di meteorologia e monitoraggio ambientale, aveva avvertito in un rapporto del 2022 che il distretto federale del Volga, che comprende la regione di Orenburg, era a rischio di pericolose inondazioni a causa dell’aumento del livello dei fiumi in primavera.
“Gli scienziati – ha commentato un esperto climatico dietro anonimato – lanciano l’allarme, ma lo fanno all’interno della loro stessa bolla. E coloro che dovrebbero prendere decisioni sull’adattamento climatico non li ascoltano”.