Da Khomeini a Gaza, 45 anni di guerra tra Iran e Israele
di Enrico FranceschiniLONDRA – La storia del conflitto tra Iran e Israele è lunga quasi mezzo secolo. Comincia con la rivoluzione khomeinista contro lo Scià di Persia e arriva fino alla guerra, surrogata e diretta, di questi giorni. Non è sempre stato così. In precedenza, le relazioni erano state buone. Ma con la svolta radicale islamica si sono rapidamente guastate. Oggi il Paese degli ayatollah e lo Stato ebraico sono i due nemici irriducibili da cui si diramano tutti i fronti del confronto militare in Medio Oriente. Ecco una breve storia dei loro tempestosi rapporti.
L’amicizia al tempo dello Scià
Nel 1947 l‘Iran è uno dei Paesi che votano contro la risoluzione approvata dalle Nazioni Unite per la partizione della Palestina sotto mandato britannico in due Stati, uno per gli ebrei e uno per gli arabi, ma solo perché lo Scià Reza Pahlavi ritiene che avrebbe portato a una escalation della violenza. L’anno seguente, tuttavia, l’Iran è il secondo Paese a maggioranza musulmana, dopo la Turchia, a riconos…
LONDRA – La storia del conflitto tra Iran e Israele è lunga quasi mezzo secolo. Comincia con la rivoluzione khomeinista contro lo Scià di Persia e arriva fino alla guerra, surrogata e diretta, di questi giorni. Non è sempre stato così. In precedenza, le relazioni erano state buone. Ma con la svolta radicale islamica si sono rapidamente guastate. Oggi il Paese degli ayatollah e lo Stato ebraico sono i due nemici irriducibili da cui si diramano tutti i fronti del confronto militare in Medio Oriente. Ecco una breve storia dei loro tempestosi rapporti.
L’amicizia al tempo dello Scià
Nel 1947 l‘Iran è uno dei Paesi che votano contro la risoluzione approvata dalle Nazioni Unite per la partizione della Palestina sotto mandato britannico in due Stati, uno per gli ebrei e uno per gli arabi, ma solo perché lo Scià Reza Pahlavi ritiene che avrebbe portato a una escalation della violenza. L’anno seguente, tuttavia, l’Iran è il secondo Paese a maggioranza musulmana, dopo la Turchia, a riconoscere lo Stato ebraico. In quanto unici tre popoli non arabi del Medio Oriente, ebrei, persiani e turchi si sentono alleati naturali.
La partnership economica e militare
Dopo la guerra dei Sei giorni del 1967, vinta da Israele contro Egitto, Giordania e Siria, l’Iran diventa un significativo fornitore di petrolio a Israele. L’interscambio commerciale fra Teheran e Gerusalemme cresce. Fra le due capitali ci sono voli diretti. E nascono anche progetti di cooperazione militare, seppure tenuti segreti. La Savak, il servizio segreto persiano, reprime manifestazioni e donazioni propalestinesi.
La rivoluzione islamica
Con la rivoluzione che rovescia lo Scià e l’avvento al potere dell’ayatollah Khomeini, l’Iran rompe tutte le relazioni con Israele, vietando i viaggi in quella che definisce “la Palestina occupata”. L’ambasciata israeliana di Teheran viene chiusa e consegnata all’Olp di Yasser Arafat. Il nome di Israele non viene più pronunciato, sostituito nei media iraniani da “entità sionista” o “piccolo Satana” (alleato del “Grande Satana”, come vengono chiamati gli Stati Uniti).
La guerra Iran-Iraq
Ciononostante, durante la guerra fra Iran e Iraq (1980-1988), Israele vende segretamente all’Iran, con il sostegno di Washington, 500 milioni di dollari di armi, giudicando Teheran il minore dei due mali rispetto al regime di Saddam Hussein a Baghdad. Nel 1981, con un raid aereo, Israele offre diretto sostegno militare all’Iran bombardando il reattore nucleare iracheno di Osirak, che gli iraniani avevano provato vanamente ad attaccare.
Il sostegno a Hamas e Hezbollah
Dopo la guerra contro l’Iraq, però, l’Iran torna a indicare in Israele il suo peggiore avversario. Teheran comincia a sostenere con centinaia di milioni di dollari gli Hezbollah, il movimento sciita che controlla una vasta parte del Libano con la sua Milizia, e i fondamentalisti di Hamas nella Striscia di Gaza. Nel 2000 l’ayatollah Khamenei definisce Israele “un tumore canceroso da rimuovere nel cuore del mondo islamico”. Nel 2006 il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad dichiara che Israele va “spazzata via dalle carte geografiche”. L’eccezione è la presidenza del moderato Mohammad Khatami, detto “il Gorbaciov iraniano”, che nel 1999 afferma: “Gli ebrei sono al sicuro in Iran, tutte le minoranze religiose vanno protette”, e che nel 2005 ai funerali di papa Giovanni Paolo II in Vaticano si ritrova di fianco al presidente israeliano Moshe Katsav, ebreo di origine iraniana, nativo della sua stessa provincia, al quale (secondo Katsav) avrebbe stretto la mano.
Attacchi, spie e omicidi mirati
Durante la guerra libanese del 2006, le Guardie della Rivoluzione iraniane partecipano agli attacchi degli Hezbollah contro Israele. Nel 2008 Israele bombarda trafficanti iraniani che dal Sudan trasportano armi ad Hamas a Gaza. Dal 2010, numerosi scienziati iraniani che lavorano al programma nucleare di Teheran vengono assassinati in azioni attribuite al Mossad, il servizio segreto israeliano. Israele sviluppa dei virus digitali in grado di penetrare i segreti nucleari nei computer dell’Iran, danneggiandoli o copiandoli.
Negli anni successivi, Israele afferma di avere sventato più di venti attentati da parte dell’Iran contro sue installazioni in patria e all’estero, ma qualcuno riesce: come l’attacco del 2012 contro un autobus di turisti israeliani in Bulgaria che causa sei morti e trenta feriti. Nell’episodio più recente, Israele è accusata di avere colpito un edificio dell’ambasciata iraniana a Damasco in cui le Guardie della Rivoluzione progettavano nuovi attacchi: è a questa azione che Teheran ha promesso di rispondere, provocando lo stato di allerta in tutta Israele. “Chiunque ci attacchi”, ha avvertito il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, “verrà punito”.