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Dalla Guerra Fredda alla Guerra Gelida. Lo scontro fra Usa, Russia e Cina si sposta nell’Artico

Dalla Guerra Fredda alla Guerra Gelida. Lo scontro fra Usa, Russia e Cina si sposta nell’Artico
(reuters)

Americani ed nordeuropei sono impegnati in esercitazioni sempre più frequenti, in condizioni estreme, per prepararsi a combattere in un’area cruciale per le economie mondiali

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NEW YORK - Sei Navy Seal a bordo del Mc-130 si fanno paracadutare da un’altezza di 8 mila piedi, quasi 2.500 metri, nella Marmott Bay, arcipelago Kodak, golfo dell’Alaska, con temperature polari, e l’acqua che misura 2 gradi. Indossano sottotute impermeabili per isolare il corpo dagli effetti del congelamento. Senza questo accorgimento, una persona normale rischia di morire. “L’ambiente può ucciderti più velocemente del nemico”, spiega il comandante di un gruppo di Seals, Bill Gallagher.

L’Artico è un paradiso della natura diventato crocevia degli interessi mondiali e trasformato negli ultimi tempi, come mai prima, in un campo militare dalle forze speciali Nato in vista di un potenziale scontro con Cina e Russia. Dalla Guerra Fredda, alla Guerra Gelida. Il fuoco delle armi e il ghiaccio. Il silenzio e le esplosioni dei colpi. Questa è una vasta area a nord del Canada, circondata dalla Russia. A est, la Groenlandia. A nordest, Finlandia, Svezia e Norvegia.

Nel Hayes Mountain Range viene simulato un attacco di artiglieria con lanciarazzi multipli leggeri Himars che sparano decine di colpi. A pochi chilometri di distanza due elicotteri Chinook atterrano e dal portellone scendono di corsa soldati americani e danesi. Imbracciano i fucili. Ai piedi, hanno gli sci. Il Washington Post, con un giornalista e un fotografo al seguito del 160° reggimento dell’aviazione, ha documentato le esercitazioni speciali guidate dagli Stati Uniti. Con la preoccupazione crescente di un conflitto con Mosca e Pechino, i soldati si prepararono a combattere in ogni situazione, anche in questo pezzo di terra polare. La Russia sta facendo esperienza sul campo in Ucraina. La Cina sta registrando passi avanti nel campo tecnologico. L’Occidente risponde con le esercitazioni nell’Alaska schiacciata da venti polari e condizioni estreme, nell’area fuori la città di Fairbanks. “Noi temiamo il potenziale della Russia - ammette Iris Ferguson, vice assistente segretario alla Difesa competente per l’Artico - l’invasione dell’Ucraina è stato un richiamo per la comunità internazionale in generale, ma anche per i nostri alleati nella regione”.

A marzo due caccia russi hanno sorvolato i cieli tra Groenlandia, Islanda e Gran Bretagna. E’ stata la prima volta da quando è cominciata la guerra in Ucraina. L’Artico è zona di interessi per il Cremlino, per il passaggio di gas e petrolio: alla rotta di navigazione a Nord è legato il 10 per cento di Pil russo. Qui batte il nuovo cuore commerciale e militare di molti. Anche dei cinesi, che hanno attraversato le sue acque con i sottomarini. L’Occidente non è stato da meno. I circa 400 soldati d’elite tra Usa e Nato, inviati in Alaska per le esercitazioni annuali, è uno dei contingenti più grandi da quando i commandos delle Special Operations si addestrano nell’Artico. Altri sono stati inviati nella regione artica della Norvegia nella più grande esercitazione dal tempo della Guerra fredda.

Temperature di meno 40 gradi. Tutto è spinto all’estremo. Armi da migliaia di dollari possono incepparsi per gli effetti del freddo. In Afghanistan e Iraq le probabilità di salvezza di un ferito erano legato a un numero drammatico: 60. Come i minuti entro i quali ricevere soccorso medico. Ma nell’Artico, considerate anche le capacità russe e cinesi, per portare soccorsi servirebbe forse un giorno. “Non devi solo curare in fretta - dice un comandante - ma scaldare il corpo in fretta. Tutto è accelerato”.

Dopo gli attentati dell’11 Settembre 2001 il Pentagono trasformò le Special Operations in unità agili che potevano colpire obiettivi di controterrorismo in modo quasi invisibile, evitando incidenti diplomatici. Gli appartenenti a queste forze passarono da 38 mila a 73 mila. Prima si sentivano un’élite isolata da tutto il resto, adesso si addestrano con le migliori forze militari degli altri Paesi Nato. Come racconta il Post, in Alaska, con il passare dei giorni, i meccanismi si sono fatti più fluidi. Tutto in attesa di un momento che nessuno vuole davvero vivere. Ma bisogna farsi trovare pronti. E non riguarda solo gli americani. In una notte di luna piena soldati danesi illuminano la tundra con i loro visori notturni. Uno di loro inquadra con un fascio di luce il ventre di un ellicottero Chinook, seguito da un altro mentre insieme sorvolano l’aria, per l’ultima volta, prima di allontanarsi.

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