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Il Niger accoglie i russi dopo aver espulso gli Usa: “Cento istruttori e missili per sostenere i golpisti”

Sono arrivati poche ore dopo l’annuncio del piano italiano per potenziare i rapporti con Niamey. Ora il governo Meloni deve decidere se convivere con gli eredi della Wagner o lasciare il Paese
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Sono sbarcati dal quadrimotore Ilyushin a notte fonda ma con diverse troupe tv al seguito per documentare il momento storico: per la prima volta i soldati russi hanno messo piede nel Niger, fino a pochi mesi fa ultimo bastione occidentale nel Sahel. Si concretizzano così gli accordi siglati al Cremlino dai golpisti che hanno preso il potere a Niamey ed estendono l’intervento di Mosca all’intera regione: dalle coste libiche al cuore dell’Africa, ora gli emissari armati di Putin sono attivi in sei nazioni e premono per entrare in altre due.

L’esordio dei russi è avvenuto poche ore dopo l’annuncio del piano italiano per potenziare il nostro contingente militare nel Paese e riprendere i programmi di addestramento delle truppe nigerine. Un’iniziativa decisa dal governo Meloni – come ha spiegato giovedì in Parlamento il generale Figliuolo – proprio per «non lasciare spazi di manovra all’allargamento della presenza di altri attori nel Sahel, come avvenuto in Mali e in Burkina Faso»: un r…

Sono sbarcati dal quadrimotore Ilyushin a notte fonda ma con diverse troupe tv al seguito per documentare il momento storico: per la prima volta i soldati russi hanno messo piede nel Niger, fino a pochi mesi fa ultimo bastione occidentale nel Sahel. Si concretizzano così gli accordi siglati al Cremlino dai golpisti che hanno preso il potere a Niamey ed estendono l’intervento di Mosca all’intera regione: dalle coste libiche al cuore dell’Africa, ora gli emissari armati di Putin sono attivi in sei nazioni e premono per entrare in altre due.

L’esordio dei russi è avvenuto poche ore dopo l’annuncio del piano italiano per potenziare il nostro contingente militare nel Paese e riprendere i programmi di addestramento delle truppe nigerine. Un’iniziativa decisa dal governo Meloni – come ha spiegato giovedì in Parlamento il generale Figliuolo – proprio per «non lasciare spazi di manovra all’allargamento della presenza di altri attori nel Sahel, come avvenuto in Mali e in Burkina Faso»: un riferimento esplicito all’invadenza di Mosca. Il Niger infatti è strategico per l’Italia: è il crocevia delle rotte della migrazione verso il Mediterraneo.

Secondo quanto ha ricostruito Repubblica, gli italiani sarebbero stati avvertiti dalla giunta dell’imminente spedizione in arrivo da Mosca: i golpisti l’avrebbero qualificata come un piccolo distaccamento di tecnici per consegnare un sistema missilistico contraereo e insegnare ad utilizzarlo. Esattamente quello che ha detto ieri il servizio della tv statale nigerina, a cui uno dei russi in tuta mimetica ha dichiarato in francese di «essere lì per addestrare all’uso di alcuni equipaggiamenti».

Ben diverso invece il tenore del reportage trasmesso dalla Ria Novosti, in cui un altro soldato russo con la maglietta a righe delle forze speciali ha sottolineato: «Abbiamo molta esperienza nella lotta al terrorismo e siamo qui per trasferirla ai nostri amici». Il giornalista del canale di Mosca ha mostrato l’aeroporto, evidenziando che «i militari della Nato sono a poche centinaia di metri e stanno per andare via dalla base di Agadez dove ora ci sono i droni americani che controllano le nostre forze in Africa». Stando al reportage, i cento uomini sbarcati a Niamey fanno parte del cosiddetto Afrika Corp: la struttura del ministero della Difesa che ha sostituito la Wagner nelle operazioni all’estero. Non si tratterebbe quindi di mercenari ma di dipendenti statali, anche se non formalmente inquadrati nell’esercito.

L’irruzione sulla scena dei russi rischia di rendere insostenibile la posizione statunitense nel Paese. Dopo avere cacciato i francesi, un mese fa le autorità nigerine hanno annullato i patti con gli Usa, rendendo illegale l’attività dei mille militari americani e dei droni di Agadez. I generali-ministri di Niamey si sarebbero scontrati con gli inviati di Washington, che li hanno accusati di aprire le porte non solo a Mosca ma pure a Teheran. Secondo notizie non confermate, i golpisti starebbero negoziando una fornitura di droni iraniani da pagare con l’uranio delle miniere locali. In ogni caso, lo schieramento di missili terra-aria non servirà per combattere i jihadisti: il Niger vuole difendersi dalle aviazioni di vicini come la Nigeria e le nazioni dell’Ecowas che non riconoscono la giunta.

(afp)

Più complicato capire quanto la presenza russa interferirà con i programmi del governo Meloni, che vuole fare del Niger il primo capitolo del Piano Mattei. Ai suoi tempi Enrico Mattei è stato un maestro nell’infilarsi nella zona grigia tra Nato e Blocco Comunista per tutelare gli interessi energetici italiani, compiendo spesso manovre spregiudicate: i sospetti che la sua morte sia stata causata da un attentato non si sono mai spenti. Oggi esistono a Roma le persone in grado di ripetere il suo modello? Nelle prossime settimane diventeranno chiari i compiti dei russi e si comprenderà se potranno convivere con quelli degli istruttori italiani. A quel punto Giorgia Meloni dovrà affrontare il dilemma fondamentale: è più pericoloso collaborare con il regime per mantenere un canale di comunicazione a disposizione dell’Occidente o abbandonare il Paese lasciandolo nelle mani di Mosca e Teheran?

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