NEW YORK – Grandi manovre dei diplomatici europei a Washington per ottenere almeno un briefing coi fedelissimi di Donald Trump. Le cancellerie europee vogliono sapere cosa ci aspetta in caso di vittoria del tycoon: e la diplomazia sul campo sta già lavorando a pieno ritmo per produrre report il più informati possibile, cercando incontri con l’intero spettro repubblicano. Da settimane, faccia a faccia – lo svela Cnn basandosi sulle testimonianze di una serie di fonti anonime – si stanno svolgendo nelle sale private di grandi hotel della capitale, ma anche in club privati, in cene informali nelle ambasciate e pure nei salotti dei maggiori think tank conservatori cittadini. Con la Gran Bretagna che si è spinta anche oltre: il ministro degli Esteri David Cameron ha infatti incontrato The Donald a Mar-a-Lago lunedì: prima cioè di recarsi a Washington per un meeting col segretario di Stato Antony Blinken: «Pratica standard» l’ha definita un portavoce del governo. Ma non è esattamente così: …
NEW YORK – Grandi manovre dei diplomatici europei a Washington per ottenere almeno un briefing coi fedelissimi di Donald Trump. Le cancellerie europee vogliono sapere cosa ci aspetta in caso di vittoria del tycoon: e la diplomazia sul campo sta già lavorando a pieno ritmo per produrre report il più informati possibile, cercando incontri con l’intero spettro repubblicano. Da settimane, faccia a faccia – lo svela Cnn basandosi sulle testimonianze di una serie di fonti anonime – si stanno svolgendo nelle sale private di grandi hotel della capitale, ma anche in club privati, in cene informali nelle ambasciate e pure nei salotti dei maggiori think tank conservatori cittadini. Con la Gran Bretagna che si è spinta anche oltre: il ministro degli Esteri David Cameron ha infatti incontrato The Donald a Mar-a-Lago lunedì: prima cioè di recarsi a Washington per un meeting col segretario di Stato Antony Blinken: «Pratica standard» l’ha definita un portavoce del governo. Ma non è esattamente così: nel 2016 nessuno si preoccupò di contattare la campagna di Trump, convinti che alla Casa Bianca sarebbe approdata Hillary Clinton.
Il focus è su due temi particolari: quali sono le reali intenzioni di Trump nei riguardi della guerra in Ucraina e cosa intende fare nei confronti della Nato. E non si può certo dire che le informazioni raccolte fin qui siano rassicuranti. Durante queste conversazioni, infatti, le feluche hanno appreso ad esempio che sì, forse Trump ha esagerato quando ha detto nel corso di un comizio elettorale che «incoraggerà Mosca ad attaccare qualunque Paese della Nato che investa in difesa meno di quanto indicato nelle linee guida dell’Alleanza».
Ma non poi così tanto: starebbe infatti prendendo in considerazione l’ipotesi di una Nato a due livelli. Dove i Paesi che non raggiungono il 2 per cento del Pil di contributo per la Difesa scivolerebbe appunto in un “secondo livello di adesione” e non sarebbero più protetti dall’articolo 5 che garantisce l’uso delle risorse dell’intera Alleanza per aiutare qualunque singolo Paese membro in caso d’attacco.
Finora quel tipo di spesa è stata solo una raccomandazione dell'Alleanza per sostenere l’apparato militare: e infatti 20 dei 31 aderenti spendono meno, Italia compresa. A versare interamente la cifra, sono infatti, oltre agli Stati Uniti, solo Grecia, Regno Unito, Polonia, Estonia, Finlandia, Romania, Ungheria, Lettonia, Lituania e Slovacchia. La Francia si ferma all’1,9 per cento, Germania e Italia rispettivamente l’1,57 e l’1,46. «Rimarrà serio al riguardo», assicurano dunque i fedelissimi che Cnn identifica come l’ex direttore dell'intelligence nazionale John Ratcliffe, l’ex segretario di Stato Mike Pompeo, l’ex consigliere per la sicurezza Robert O'Brien e l’ex consigliere per la sicurezza nazionale del vice-presidente, Keith Kellogg.
Figure cui fra l’altro solo diplomatici navigati hanno accesso: secondo la ricostruzione, gli ambasciatori dei Paesi più grandi e quelli che sono a Washington da diversi anni. Altro tema caldo è il sostegno all’Ucraina: Trump ha già segnalato la sua intenzione di spingere Kiev a un accordo fin dalle prime ore del suo secondo eventuale mandato. E anche per questo i funzionari Nato e Ue sono già al lavoro per istituire un fondo di circa 100 miliardi di dollari per i prossimi 5 anni da destinare a Kiev che renderebbe più difficile per i singoli membri modificare o interrompere l’aiuto in corso.
Per lo stesso motivo ci si sta impegnando a capire come usare i 300 miliardi di dollari di asset della Banca centrale russa congelati in Occidente dall’inizio dell’invasione nel febbraio 2022. Nello specifico, cercando di spostare gli interessi accumulati direttamente su Kiev. Prima però serve un accordo su come far utilizzare quei fondi all’Ucraina. Una mossa fortemente sostenuta dell’amministrazione Biden.
Se però Trump vincerà le elezioni prima che tutto questo sia finalizzato, è probabile che le cose andranno diversamente. Secondo le voci, userà anzi gli aiuti militari statunitensi all’Ucraina come leva per portare entrambe le parti al tavolo. La sua idea è d’altronde nota, Kiev dovrà cedere una parte di territorio in cambio della pace: «Se l’Ucraina vorrà continuare ad avere aiuti, dovrà sedersi e negoziare. E se la Russia non vuole che diamo enormi quantità di nuovo sostegno all’Ucraina, anche quella dovrà negoziare» ha concluso la fonte anonima: «Ciò non significa cedere all’Ucraina o dare a Putin tutto ciò che vuole»