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Un attacco in Iran, in Libano o la via diplomatica: come potrebbe rispondere Israele

(fotogramma)
Israele sta valutando i danni provocati dal lancio di missili e droni poi deciderà la reazione. Biden chiede prudenza. Tre, al momento, sembrano essere gli scenari ipotizzabili
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E adesso? Ora che l’Iran ha fatto quel che mai aveva osato - attaccare direttamente Israele con una pioggia di ferro - cosa succederà? Quali conseguenze avrà lo sciame di 350 ordigni, tra droni kamikaze e missili (balistici e cruise, cioè a guida satellitare), lanciati contemporaneamente dal suolo della Repubblica islamica, dalle postazioni degli Houti in Yemen, dalle basi di Hezbollah in Libano, dai rifugi delle milizie sciite in Iraq? Il mondo intero, non solo il Medio Oriente, se lo sta chiedendo.

Di certo c’è che stamattina lo Stato ebraico si sente in diritto e in dovere di rispondere come meglio ritiene. Calibrerà il grado della reazione dopo l’analisi dei danni subiti (al momento non sembrano ingenti poiché il 99 per cento dei droni e dei missili è stato abbattuto, ma una bimba di 10 anni, beduina, è stata ferita gravemente da una scheggia nei pressi di Arad) e dopo essersi consultato con il presidente Biden…

E adesso? Ora che l’Iran ha fatto quel che mai aveva osato - attaccare direttamente Israele con una pioggia di ferro - cosa succederà? Quali conseguenze avrà lo sciame di 350 ordigni, tra droni kamikaze e missili (balistici e cruise, cioè a guida satellitare), lanciati contemporaneamente dal suolo della Repubblica islamica, dalle postazioni degli Houti in Yemen, dalle basi di Hezbollah in Libano, dai rifugi delle milizie sciite in Iraq? Il mondo intero, non solo il Medio Oriente, se lo sta chiedendo.

Di certo c’è che stamattina lo Stato ebraico si sente in diritto e in dovere di rispondere come meglio ritiene. Calibrerà il grado della reazione dopo l’analisi dei danni subiti (al momento non sembrano ingenti poiché il 99 per cento dei droni e dei missili è stato abbattuto, ma una bimba di 10 anni, beduina, è stata ferita gravemente da una scheggia nei pressi di Arad) e dopo essersi consultato con il presidente Biden, il più importante dei suoi alleati. Tre, al momento, sembrano essere gli scenari ipotizzabili.

L’escalation e l’attacco all’Iran

“Ci hanno tirato centodieci missili balistici contro, non è stata una messinscena né un assalto controllato come qualcuno vuol far credere. Usare i balistici è di per sé uno dei fattori che provoca escalation”. Le parole sono di Daniel Hagari, il portavoce delle forze armate israeliane, e sono indicative dello stato d’animo del Paese.

Prima della rappresaglia iraniana per i sette pasdaran uccisi il primo aprile al consolato di Damasco, Netanyahu aveva detto e ripetuto che avrebbe reagito contro chiunque avesse minacciato Israele. Che ora l’Idf possa colpire i proxies, cioè i gruppi di miliziani alleati di Teheran che hanno partecipato alla rappresaglia, è dato per scontato: lo ha già fatto altre volte. La scelta, invece, di attaccare l’Iran con i missili o con i caccia, bombardando postazioni militari o altri obiettivi strategici, aprirebbe però la porta a una nuova reazione delle Guardie della rivoluzione (già promessa). Con il rischio concreto, se non proprio la certezza, dell’esplosione di una guerra regionale in cui gli Stati Uniti finirebbero coinvolti. Biden questo non lo vuole e farà di tutto per evitarlo.

La via diplomatica del G7

Il presidente americano ha annunciato la convocazione urgente dei capi di Stato e di governo del G7, a seguito di quello che ha definito “lo sconsiderato attacco” dell’Iran. L’intenzione è “discutere su come coordinare una risposta diplomatica unitaria”, che dunque prevederebbe sanzioni economiche al regime degli ayatollah e altre misure per indebolirlo e isolarlo. Biden ha già chiamato al telefono Netanyahu, chiedendogli di rimanere calmo e di non prendere iniziative non concordate. “Non siamo disponibili a sostenere una vostra ritorsione contro l’Iran”, è il succo della conversazione, così come l’hanno riferita fonti del governo Usa.

L’invasione del Libano

Una via di mezzo che potrebbe placare la sete di rivalsa di Netanyahu senza coinvolgere direttamente Teheran è quella dell’invasione del Sud del Libano, per spingere Hezbollah a Nord del fiume Litani, come prevedere una risoluzione Onu. Da mesi Israele vorrebbe farlo, visti i continui lanci di razzi sui villaggi e i kibbutz sulla Galilea, fatti evacuare per ragioni di sicurezza. Finora hanno risposto con bombardamenti mirati, ma non è un segreto che Netanyahu voglia “risolvere” la questione una volta per tutte. Ancora questa mattina i miliziani hanno sparato razzi sulle alture del Golan, come hanno fatto ieri durante le cinque ore dell’assalto, senza precedenti, dell’Iran.

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