Attacco a Israele, la Cina chiede “moderazione”: Pechino sostiene Teheran ma non vuole inimicarsi i sauditi
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - “Massima calma e moderazione, per evitare un’escalation”. Questo chiede la Cina dopo l’attacco iraniano contro Israele, dicendosi “profondamente preoccupata”. Criticando al tempo stesso, come hanno fatto i russi, però pure il Consiglio di Sicurezza per non aver condannato l'attacco di Israele del 1° aprile a un compound diplomatico iraniano in Siria. La minaccia di un conflitto più ampio in una regione in cui Pechino cerca di porsi come attore più influente - specialmente in campo economico - e da cui proviene una parte crescente delle sue importazioni di energia, è certamente motivo di preoccupazione nelle segrete stanze di Zhongnanhai, il cuore del potere comunista.
La crisi tra Iran e Israele…
PECHINO - “Massima calma e moderazione, per evitare un’escalation”. Questo chiede la Cina dopo l’attacco iraniano contro Israele, dicendosi “profondamente preoccupata”. Criticando al tempo stesso, come hanno fatto i russi, però pure il Consiglio di Sicurezza per non aver condannato l'attacco di Israele del 1° aprile a un compound diplomatico iraniano in Siria. La minaccia di un conflitto più ampio in una regione in cui Pechino cerca di porsi come attore più influente - specialmente in campo economico - e da cui proviene una parte crescente delle sue importazioni di energia, è certamente motivo di preoccupazione nelle segrete stanze di Zhongnanhai, il cuore del potere comunista.
La crisi tra Iran e Israele è "l'ultima manifestazione del conflitto di Gaza che si diffonde nella regione”, dice il rappresentante cinese all’Onu, Dai Bing, che ha chiesto nuovamente un cessate il fuoco immediato a Gaza. Su questo punto Pechino ha intensificato le critiche alle operazioni militari di Israele e al sostegno "di parte" di Washington al suo principale alleato in Medio Oriente. “Affinché le tensioni si attenuino, è indispensabile che Israele si astenga dall'intraprendere ulteriori azioni provocatorie che potrebbero esacerbare la situazione e portare a maggiori danni per l’Iran”, scrive il Global Times, giornale legato al Partito comunista.
Le dichiarazioni ufficiali della diplomazia cinese (come avvenuto fin qui sul conflitto a Gaza) ricalcano il solito standard: “La Cina invita la comunità internazionale, in particolare i Paesi più influenti, a svolgere un ruolo costruttivo nel mantenere la pace e la stabilità regionale”. Come a dire: il lavoro spetta a voi. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha esortato gli Stati Uniti a svolgere un "ruolo costruttivo" in Medio Oriente durante una telefonata con il segretario di Stato Antony Blinken venerdì scorso.
Dichiarazioni che rivelano che sul fronte mediorientale la Cina preferisce ancora rimanere in disparte, ad esempio usando poco la sua influenza sull'Iran come chiedono invece gli Stati Uniti. Ma quanta influenza ha veramente Pechino su Teheran?
Ad un rapido sguardo la risposta sembra essere “molta”. L’anno scorso la Cina ha fatto da mediatrice per la normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra l'Iran e l'Arabia Saudita; ha fatto entrare Teheran nella Shanghai Cooperation Organization e nei Brics (due organizzazioni che non sono prive di punti deboli, tutt’altro, ma che hanno il grande vantaggio, agli occhi di Pechino e Mosca, di controbilanciare l'egemonia degli Stati Uniti e di avere maggiore influenza sul nuovo ordine internazionale che stanno cercando di costruire); la Cina acquista la maggior parte del petrolio iraniano (di cui hanno beneficiato non le imprese statali cinesi, che potrebbero essere esposte a sanzioni, ma le piccole raffinerie senza presenza all’estero) ed è anche un fornitore chiave di armi e attrezzature di sorveglianza ad alta tecnologia per le forze di sicurezza iraniane; ha firmato un "accordo strategico" di 25 anni con l'Iran nel 2021.
Tuttavia, uno sguardo più attento rivela un quadro più complicato. Nonostante l'acquisto di molto petrolio iraniano, la Cina sta stringendo legami commerciali molto più profondi con l'Arabia Saudita e gli Stati arabi del Golfo che temono l’Iran. “La partnership con la Cina non ha dato i risultati economici che gli iraniani si aspettavano. Da quando è stato finalizzato l'accordo di partenariato strategico globale nel 2021, l'Iran è stato destinatario di un misero investimento cinese di 185 milioni di dollari, che impallidisce rispetto agli oltre 5 miliardi di dollari dell'Arabia Saudita”, scriveva in una recente analisi per l’Atlantic Council Jonathan Fulton.
“Il vice ministro dell'Economia iraniano si è lamentato l'anno scorso di non essere soddisfatto del volume degli investimenti cinesi in Iran. Questa frustrazione sembra essere esplosa a gennaio, quando l'Iran ha deciso che i giorni del petrolio a basso costo per la Cina erano finiti: l'Iran ha iniziato a trattenere le spedizioni di greggio e ha chiesto prezzi più alti dopo aver offerto a lungo greggio significativamente scontato. La percezione dell'influenza cinese a Teheran, così come la percezione del potere e dell'influenza cinese in Medio Oriente e Nord Africa, ha subito un duro colpo”. Da tempo la Cina cerca di mantenere un difficile equilibrio in Medio Oriente, collaborando con tutti i Paesi e cercando di non alienarsene nessuno. “Ma è più probabile che Pechino continui a essere l'attore regionale che è stato nell'ultimo decennio: viene in Medio Oriente per commerciare e costruire, non per comandare”, conclude Fulton. Insomma, Pechino ha un'influenza limitata su Teheran, concludono vari analisti.
Ciò non toglie che un allargamento degli ultimi avvenimenti rischia di disfare la tela che Pechino ha sapientemente tessuto negli ultimi anni. Da quando è scoppiato il conflitto Pechino ha più volte ribadito il sostegno di una unità dei Paesi islamici nel rafforzare il coordinamento sulla questione palestinese. Questione che sostiene dai tempi di Mao. Ci sono ragioni concrete per cui la Cina non ha interesse a una guerra allargata: è il maggior partner commerciale di molti Paesi mediorientali e il maggior acquirente di petrolio proprio da quei Paesi. Pechino è in buoni rapporti con quasi tutti nella regione, compreso l'Iran - sostenitore di Hamas e degli Hezbollah libanesi. Dunque, mandando messaggi al mondo musulmano in una parte di mondo centrale per le sue ambizioni geopolitiche ed economiche, prova a capitalizzare.
L'economia cinese non si è ancora ripresa del tutto e soffrirebbe molto se il Medio Oriente dovesse precipitare in un conflitto più ampio. Xi Jinping è ossessionato dall'ordine e dalla stabilità.