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Biden al G7 frena Netanyahu: “Difenderemo lo Stato ebraico ma non vogliamo l’escalation”

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I Grandi temono che il premier israeliano possa allargare il conflitto per ragioni di politica interna. La preoccupazione di Meloni
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ROMA – NEW YORK - «Hai vinto. Incassa la vittoria e rivendicala», senza rappresaglie che allargherebbero la guerra e non sarebbero appoggiate dagli Usa. Così Biden ha parlato a Netanyahu dopo l’attacco iraniano contro Israele. Pieno sostegno a Tel Aviv che verrà sempre difesa di fronte a ogni minaccia, come avvenuto la notte scorsa, ma evitando di scatenare un conflitto in tutto il Medio Oriente. Su questo il presidente americano è stato chiaro: nel caso di attacco Israele sarà da sola, le forze di Washington non parteciperanno.

Cammina su questo delicato filo la risposta di Biden, partendo dal vertice del G7 convocato ieri, poco prima che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si riunisse per discutere l’assalto, che il …

ROMA – NEW YORK - «Hai vinto. Incassa la vittoria e rivendicala», senza rappresaglie che allargherebbero la guerra e non sarebbero appoggiate dagli Usa. Così Biden ha parlato a Netanyahu dopo l’attacco iraniano contro Israele. Pieno sostegno a Tel Aviv che verrà sempre difesa di fronte a ogni minaccia, come avvenuto la notte scorsa, ma evitando di scatenare un conflitto in tutto il Medio Oriente. Su questo il presidente americano è stato chiaro: nel caso di attacco Israele sarà da sola, le forze di Washington non parteciperanno.

Cammina su questo delicato filo la risposta di Biden, partendo dal vertice del G7 convocato ieri, poco prima che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si riunisse per discutere l’assalto, che il segretario generale Guterres ha criticato come aggressione capace di mettere a rischio l’intera stabilità globale. L’eventuale risposta la deciderà lo Stato ebraico, però deve non essere immediata ed evitare il territorio iraniano, prendendo magari di mira le milizie alleate nei paesi limitrofi. Questo non solo per prevenire l’escalation, ma anche perché Israele, oltre a fermare i missili, ha ottenuto un successo politico e diplomatico che sarebbe sbagliato sprecare. Infatti il G7 ha «condannato in modo inequivocabile» l’aggressione, che minaccia di creare una «escalation incontrollabile»; ha chiesto che «l’Iran e i suoi alleati cessino i loro attacchi» avvertendo che «siamo pronti ad ulteriori misure»; ma ha anche «rivolto un appello per porre fine alla crisi di Gaza attraverso la cessazione delle ostilità e il rilascio degli ostaggi da parte di Hamas».

Forte è anche la preoccupazione per le reazioni del premier israeliano. Dopo i contrasti per la strategia di Netanyhau, culminati nell’astensione sulla risoluzione Onu per il cessate il fuoco, Biden è tornato a serrare l’alleanza davanti alla minaccia comune iraniana. La Nbc ha scritto che l’amministrazione, e in particolare il Pentagono, avevano riserve sul raid a Damasco che ha generato l’attacco degli ayatollah, e tuttora temono una reazione immediata e unilaterale dello Stato ebraico, perché innescherebbe un’escalation dalle conseguenze difficili da prevedere e contenere.

Biden avrebbe manifestato ai collaboratori più stretti, nella riunione d’emergenza del Consiglio per la sicurezza nazionale tenuta sabato, il timore che Netanyahu stia cercando di trascinare gli Usa in un conflitto più ampio, per costringerli a rinunciare alle critiche su Gaza e regolare altri conti nella regione.

Posizione ribadita nel corso della riunione del G7, alla quale Meloni ha aderito, appoggiata da Macron e Borrell: la paura è quella che il governo israeliano voglia innalzare il livello dello scontro, con conseguenze incontrollabili, per ragioni politiche interne. Meloni si smarca definitivamente dal primo ministro israeliano e contribuisce a far esprimere, nel documento finale dei Grandi, «l’esigenza di evitare un’ulteriore escalation».

La sensazione che si respira, al termine del vertice, è che la reazione israeliana non sia affatto da escludere. Malgrado le rassicurazioni serali di Israele.

Sul fronte americano c’è uno spettro per Biden: quello che l’appoggio dato finora ad Israele, o peggio ancora l’esplosione di una guerra più ampia, costerebbero al presidente la rielezione a novembre. In questa situazione nuova però non può permettersi di dare l’impressione che gli Usa non siano determinati a difendere l’alleato, anche perché la Repubblica islamica è stata supportata dalle milizie in Iraq, Siria e Yemen, mentre Russia e Cina osservano la crisi sperando dia loro nuove opportunità per rafforzare il fronte anti occidentale che stanno creando dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina, per incrinare la leadership globale Usa. Quindi Biden ha sottolineato che le forze americane hanno aiutato lo Stato ebraico ad abbattere droni e missili lanciati da Teheran, riaffermando come l’alleanza resti “ferrea”. Il capo del Pentagono Austin ha avvertito che «non cerchiamo un conflitto con l’Iran, ma non esiteremo ad agire per proteggere le nostre forze e Israele». Infatti la nave Bataan sta guidando una nuova task force verso il Mediterraneo orientale.

Trump attacca, ma il leader repubblicano al Senato McConell ha chiesto di «far pagare» un alto prezzo all’Iran, magari con nuove sanzioni, e approvare il pacchetto da 95 miliardi di aiuti militari per Ucraina e Israele, collegando così le due crisi. Biden intende muoversi su questa linea, punendo Teheran senza causare un conflitto regionale, che farebbe gli interessi di Putin a Kiev e in generale sulla scacchiera globale.

La Cina ha richiamato alla calma a tutte le parti, quindi anche gli ayatollah, mentre il rappresentante iraniano all’Onu Amir Saeid Iravani ha scritto che «la questione è chiusa», a patto che Israele e Usa non tornino a colpire. Così tutti salverebbero la faccia, evitando un’escalation. Le prossime ore dimostreranno se la strategia di Biden può avere successo, oppure l’allargamento del conflitto è ormai inevitabile.

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