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Georgia, rissa in Parlamento mentre si discute il progetto di legge filo russa. Fuori, in migliaia manifestano con le bandiere Ue

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Rissa in aula in Georgia mentre è in discussione il controverso progetto di legge sulle “influenze straniere”. La folla fuori canta
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TBILISI – Rissa in aula in Georgia mentre è in discussione il controverso progetto di legge sulle “influenze straniere”, la stessa normativa ritirata nel marzo 2023 a seguito di proteste violentissime da parte della popolazione, e ripresentata a sorpresa la scorsa settimana. Il capogruppo del partito di governo Sogno georgiano, Mamuka Mdinaradze, è stato raggiunto da un cazzotto in pieno volto sferrato da un deputato dell’opposizione, Aleko Elisashvili del partito Cittadini. Il pugno ha provocato una zuffa tra parlamentari. In un completo déjà-vu – anche l’anno scorso la discussione in aula sul progetto di legge era stata accompagnata da tafferugli tra onorevoli – il clima in Georgia sta tornando incandescente. Secondo la rete televisiva locale Mtavari, il progetto di legge sarà sottoposto al voto in prima lettura già nel corso della giornata.

La protesta

Fin dalle dieci di mattina ora locale (le 8:00 in Italia), diverse centinaia di dimostranti, e poi migliaia con il passare delle or…

TBILISI – Rissa in aula in Georgia mentre è in discussione il controverso progetto di legge sulle “influenze straniere”, la stessa normativa ritirata nel marzo 2023 a seguito di proteste violentissime da parte della popolazione, e ripresentata a sorpresa la scorsa settimana. Il capogruppo del partito di governo Sogno georgiano, Mamuka Mdinaradze, è stato raggiunto da un cazzotto in pieno volto sferrato da un deputato dell’opposizione, Aleko Elisashvili del partito Cittadini. Il pugno ha provocato una zuffa tra parlamentari. In un completo déjà-vu – anche l’anno scorso la discussione in aula sul progetto di legge era stata accompagnata da tafferugli tra onorevoli – il clima in Georgia sta tornando incandescente. Secondo la rete televisiva locale Mtavari, il progetto di legge sarà sottoposto al voto in prima lettura già nel corso della giornata.

La protesta

Fin dalle dieci di mattina ora locale (le 8:00 in Italia), diverse centinaia di dimostranti, e poi migliaia con il passare delle ore, si sono radunati di fronte all’ingresso posteriore e nei dintorni del Parlamento, nella capitale Tbilisi. Una protesta in corso, che ha visto srotolare una gigantesca bandiera dell’Ue, e che culminerà in serata a partire dalle 19:00, quando gli attivisti e gli studenti si aspettano l’arrivo di tanti cittadini comuni usciti dal lavoro.

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“No alla legge russa, sì all’Europa”, questo è scritto su decine di cartelli, questo gridano i manifestanti, che si oppongono al ritorno della norma che intende istituire un registro per le “organizzazioni che portano avanti gli interessi di una potenza straniera”, ovvero qualsiasi associazione della società civile che riceve oltre il 20 per cento dei propri finanziamenti dall’estero, senza tener conto del tipo di attività svolta.

Dai media indipendenti, alle Ong che si occupano di dare supporto ai più fragili: tutti sarebbero sottoposti a un monitoraggio da parte del ministero della Giustizia, che secondo esperti legali sarebbe autorizzato ad accedere a comunicazioni interne e fonti riservate. Per le violazioni sono previste multe di importo elevato e progressivo, tali da minacciare, se comminate, l’esistenza della maggioranza di queste organizzazioni.

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La legge in questione

Sogno georgiano, al potere dal 2012, sostiene che si tratta di una legge simile ad altre già introdotte o in fase di considerazione in altri Paesi occidentali. Tuttavia, mentre le normative in vigore o in discussione in Europa e negli Usa puntano a far emergere le attività di lobby per conto di governi esteri e a contrastare le influenze nefaste di Stati considerati ostili, Tbilisi mira espressamente a controllare le organizzazioni della propria società civile, accusate di radicalismo, di sostenere l’opposizione e di portare avanti ideologie “pseudo-liberali”. E che, dettaglio rilevante, sono finanziate in larghissima parte da quell’Occidente che, fino a prova contraria, rappresenta il primo partner della Georgia, la cui costituzione riconosce l’integrazione euroatlantica come principale obiettivo di politica estera del Paese.

Ed è proprio questo contesto, l’intento dichiarato dal governo, al di là delle tecnicalità del progetto di legge, ad aver inquietato nel profondo la società civile georgiana, nel 2023 come oggi, certa di trovarsi di fronte a una normativa in stile russo, simile a quella approvata dal vicino settentrionale nel 2012 e successivamente inasprita. E che si teme possa portare anche in Georgia allo stesso epilogo: al silenziamento di qualsiasi voce scomoda.

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L’ombra del Cremlino

Fortissimi sono anche i timori di chi vede l’ombra del Cremlino dietro le azioni, reputate illogiche dagli analisti, di un governo che secondo ogni sondaggio era destinato a vincere le elezioni in programma tra sei mesi. L’ottenimento dello status di Paese candidato Ue per Tbilisi aveva spinto notevolmente verso l’alto le percentuali di Sogno georgiano, mentre il ritorno di questa legge, oltre a rappresentare un’incognita seria dal punto di vista dell’ordine pubblico, rischia di alienare anche gli elettori più conservatori, che non vogliono vedere il Paese tornare nell’orbita di Mosca.

Intanto, in un crescendo di accuse, il sindaco di Tbilisi (ed ex calciatore del Milan) Kakha Kaladze ha paragonato l’Occidente alla polizia segreta sovietica, la ?eka, accusandolo di voler interferire negli affari interni del Paese, stabilendo cosa è giusto e cosa non lo è. Da più parti sono infatti arrivati inviti a Tbilisi affinché ritiri una legge reputata incompatibile con gli standard europei. Il governo appare però intenzionato a andare fino in fondo, senza farsi condizionare dagli ammonimenti delle cancellerie euro-atlantiche. E nonostante le contestazioni della società civile. Tuttavia, se l’intensità delle proteste dovesse raggiungere i livelli del marzo del 2023, quando centomila cittadini infuriati hanno cercato di irrompere in parlamento, quando neanche i cannoni ad acqua li facevano desistere dallo sventolare le bandiere europee, Sogno georgiano potrebbe trovarsi di fronte a una scelta cruciale, che potrebbe segnare un punto di non ritorno.

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