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Diario da Gaza- Una sera a Rafah con amici: dal riso alle lacrime, la guerra ha cancellato i luoghi dei nostri ricordi

(afp)

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Per la prima volta fuori con amici fino a tardi. La gioia e la tristezza di vivere in guerra. Al Sud della striscia sono giorni più tranquilli, ma la guerra non smette di farsi sentire
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La mia routine a Rafah è noiosa. Ascolto le notizie ma sono sempre le stesse. Cerco di fare lunghe camminate per andare al mercato o fuori dalla città. La situazione, nella sua drammaticità, attraversa giorni più facili. Ieri sera sono stato fuori con amici fino alle 11. È stata la prima volta dall’inizio della guerra. Prima non si poteva perché le notti sono state spaventose e segnate da bombardamenti. Ho incontrato persone care e abbiamo riso, ci siamo abbracciati, abbiamo scherzato.

Gli amici

Abbiamo parlato molto del passato, di come erano le nostre vite prima, delle nostre case che tutti noi abbiamo perso. Ci siamo ricordati delle nostre attività prima di ottobre, i bar in cui ci incontravamo, le strade e i ristoranti. Tutto è distrutto. Come se qualcuno ci avesse strappato le memorie spazzandole via: parliamo di questi posti ma non esistono più, se non nei discorsi. Siamo riusciti a scherzarci sopra, ma dal riso siamo passati alle lacrime.

La mia routine a Rafah è noiosa. Ascolto le notizie ma sono sempre le stesse. Cerco di fare lunghe camminate per andare al mercato o fuori dalla città. La situazione, nella sua drammaticità, attraversa giorni più facili. Ieri sera sono stato fuori con amici fino alle 11. È stata la prima volta dall’inizio della guerra. Prima non si poteva perché le notti sono state spaventose e segnate da bombardamenti. Ho incontrato persone care e abbiamo riso, ci siamo abbracciati, abbiamo scherzato.

Gli amici

Abbiamo parlato molto del passato, di come erano le nostre vite prima, delle nostre case che tutti noi abbiamo perso. Ci siamo ricordati delle nostre attività prima di ottobre, i bar in cui ci incontravamo, le strade e i ristoranti. Tutto è distrutto. Come se qualcuno ci avesse strappato le memorie spazzandole via: parliamo di questi posti ma non esistono più, se non nei discorsi. Siamo riusciti a scherzarci sopra, ma dal riso siamo passati alle lacrime.

Poi abbiamo immaginato il nostro futuro e tutti abbiamo un dilemma: se tornare alle nostre proprietà, quando sarà tutto finito, e cercare di ristabilirci e ricominciare, magari iniziando una nuova attività. O se lasciare Gaza e andare via, perché nessuno di noi sente di avere le forze di attendere un altro anno sotto le bombe prima di raccogliere le energie e ricominciare di nuovo. È molto frustrante. Siamo passati a calcolare quanto denaro ci serve per vivere fuori da Gaza e come possiamo guadagnarlo in un paese straniero. Se ce ne andiamo, abbiamo bisogno di molto denaro per sopravvivere. Il paradosso della scelta è se stare in questo inferno o in un altro dove non c’è la guerra ma non abbiamo di che vivere.

(reuters)

La calma spaventosa di Rafah

Come dicevo, in questi giorni mi trovo a Rafah e la situazione è più tranquilla anche se lo spettro dell’invasione è spaventoso. Rimane però la lotta per la sopravvivenza. Le persone sono insicure riguardo al loro futuro. Non sanno se provare a tornare a Nord o se e per quanto rimanere nelle tende, con il pensiero fisso alle loro case nei territori invasi: se esistono ancora, se tornarvi.

Un altro elemento di insicurezza sono i negoziati per un cessate il fuoco che non sembrano avere alcun esito positivo nel futuro immediato. Israele se ne infischia. Hanno diviso la Striscia in due parti ma non permettono ugualmente alle persone di tornare alle loro case. Ogni volta che qualcuno ci prova ci sono morti.

(afp)

Il cibo

La farina è il metro del miglioramento della situazione nel Sud. La quantità che arriva sembra ora sufficiente per le persone e viene distribuita su base settimanale: i prezzi si sono stabilizzati. C’è anche una presenza maggiore di cibo in scatola da quando sono iniziati ad arrivare più aiuti. Inoltre alcuni privati hanno anche riniziato a importare carne e pollo, ovviamente surgelati. In quantità esigua pero si trovano anche i vegetali sul mercato. Ci sono addirittura persone che hanno iniziato ad aprire nuovi business, farsi una nuova vita, non come attività temporanea ma stabile.

(reuters)

Il problema maggiore è che la stragrande maggioranza delle persone qui al Sud è sfollata e non ha denaro. L’altro problema è la mancanza di moneta in circolo. Chi come me è riuscito a mantenere un lavoro e percepisce uno stipendio, ha grandi difficoltà ad accedere al denaro. Le banche sono chiuse. Ci sono sportelli bancomat, per lo più sono vuoti e quando si riesce a ritirare si tratta di piccole somme con grandi commissioni. L’altra opzione è il cashback nei supermercati, pochi, che hanno quest’opzione, ma anche qui i ricarichi sono enormi. Circa il 20% dello stipendio se ne va in questo modo.Nonostante questi segnali di vita, la situazione con il cibo rimane disastrosa a Nord dove c’è carestia. E i bombardamenti non sono cessati. Sono presenti in modo sporadico qui a Rafah. Ieri ci sono stati bombardamenti in Beit Hanoun e a Jabalia, c’è stata un’irruzione in un campo profughi nel Nord. Le notizie ricordano a tutti con cadenza regolare che la guerra non è finita.

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